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Ricerca scientifica

La bufala del feto imitatore

Al contrario di un adulto, il feto umano non ha alcuna capacità di localizzare o distinguere uno stimolo da un altro. Lo sosteneva già nel ’91 Fitzgerald sul British medical bulletin. Nel 2006 Spitzer e White concludevano che dalla ventesima alla ventottesima settimana il cervello del feto è in silenzio elettrico assoluto. E poi ancora: «In utero è protetto dal dolore, dalla luce e dai rumori ad alta frequenza». Per tenere basso metabolismo e consumo di ossigeno, infatti, prevalgono potenti processi neuroinibitori, caratteristici della nostra specie, indispensabili per sopravvivere a determinate condizioni avverse. Una su tutte: la pressione subita dalla scatola cranica al passaggio nel canale del parto. Insomma, è assodato che nello stato fetale non si può mai parlare di capacità percettiva. E che tutto cambia con la nascita, come è stato scritto da psichiatri e scienziati pure su queste pagine. Non si comprende, allora, il risalto dato da quotati media nazionali alla notizia secondo cui, studiando il vagito di alcuni neonati, i ricercatori dell’università di Wurzburg hanno concluso che l’essere umano, durante «la vita» fetale, «registra» e «impara a imitare» la lingua della madre. Financo «il dialetto». La “prodigiosa” scuola avverrebbe negli ultimi tre mesi di gravidanza. Lo studio è stato pubblicato su Current Biology. Qualcuno avverta i fautori dell’essere umano “tavoletta di cera” che siamo entrati nel terzo millennio. Dopo Cristo. left/45/2009 **Federico Tulli**

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Informazioni su Federico Tulli

Federico Tulli è un giornalista professionista. Collabora con diversi periodici, tra cui “Left”, “MicroMega” e “Critica liberale”. Sul web è condirettore di “Cronache Laiche”, firma un blog su “MicroMega”, ha ideato e dirige il magazine di divulgazione culturale e scientifica “Babylon Post”. Per L'Asino d'oro edizioni ha pubblicato: “Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro” (2010), “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” (2014) e “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” (2015).

Discussione

Un pensiero su “La bufala del feto imitatore

  1. e quindi, siccome alcuni psichiatri hanno detto che il feto è apercettivo, è vietato raccogliere dati sperimentali di segno avverso e continuare la sperimentazione anche nei casi di forte incertezza come questo, dato che ci sono altrettanti scienziati che sostengono il cotnrario come l’articolo criticato testimonia.

    del resto che il tuo sistema nervoso sia inibito non significa che non esista e non percepisca, nè in quali limiti o se esistono o meno soglie oltre le quali tali percezioni avvengono.

    questa censura medievale che sostieni andrebbe superata.

    Pubblicato da gredase | 15 novembre 2009, 10:29 am

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Figli rubati – In libreria dal 25 settembre 2015

Il 12 febbraio 2015 è iniziato a Roma un importante processo per i crimini di lesa umanità subiti da 42 italiani sequestrati e uccisi nell'ambito del Piano Condor. Questo accordo segreto tra i governi e le polizie di sette Paesi del Sud America è stato realizzato tra gli anni Settanta e Ottanta fuori da qualsiasi alveo costituzionale per reprimere l'opposizione, facendo scomparire una intera generazione di giovani impegnati nella difesa dei diritti umani. Tra le parti civili del processo ci sono quattro quarantenni: furono rubati appena nati alle loro madri internate nei centri di tortura del 'Condor', e affidati a famiglie contigue ai regimi per essere educati secondo valori «occidentali e cristiani». La loro storia, insieme a quella dei 42 giovani desaparecidos italiani, è ricostruita nel nuovo libro-inchiesta di Federico Tulli, “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” in uscita per L'Asino d'oro edizioni
L'indagine dell'autore parte da Milano. Qui vivono i parenti di una ragazza scomparsa nel 1977, e ritrovata in maniera rocambolesca nel 2014, i cui nonni dopo aver saputo della sua nascita in un lager di Buenos Aires si rivolsero senza successo anche a Jorge Mario Bergoglio allora capo dei gesuiti argentini. Secondo Estela Carlotto, presidente delle Abuelas di Plaza de Mayo, che dopo 36 anni di ricerche ha ritrovato il nipote Guido, almeno 70 “figli rubati” vivono in Italia senza conoscere la propria storia e non si riesce a trovarli. Perché, come ricostruisce Tulli, le ali del Condor sono ancora aperte.
Nella prefazione l'avvocato paraguayano Martin Almada, Premio Nobel alternativo per la Pace 2002, racconta come ha scoperto nel 1992 ad Asuncion gli Archivi del terrore. Queste carte, circa 700mila documenti ammassati in una anonima caserma di polizia, negli anni hanno consentito a decine di tribunali di ricostruire parte della storia del Piano Condor. Grazie agli Archivi, il giudice spagnolo Baltazar Garzon riuscì a incriminare il dittatore cileno Augusto Pinochet, uno dei registi del Piano, e più di recente il pm Giancarlo Capaldo ha potuto istruire il processo in corso a Roma nell'Aula bunker di Rebibbia. Ma la via verso la Verità e la Giustizia, invocate dai sopravvissuti e dai familiari dei desaparecidos, è ancora lunga e tortuosa. Il 30 settembre scorso, Almada, al termine dell'Udienza generale in Vaticano, ha chiesto di persona a papa Francesco che la Santa Sede apra i propri archivi declassificando i documenti segreti riferiti al Paraguay, all’Argentina, al Cile, alla Bolivia, al Brasile e all’Uruguay.
Il ruolo ambiguo della Chiesa cattolica in queste tragiche vicende è ulteriormente evidenziato nella postfazione di Simona Maggiorelli: un'inchiesta sulla storia dei 300mila bambini rubati ai “sovversivi” nella Spagna franchista, e nei 20 anni successivi alla morte del dittatore fascista avvenuta nel 1975, all'interno di cliniche gestite da congreghe religiose. È qui che affondano le radici ideologiche dei furti di neonati perpetrati in America Latina.

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