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Storia

Chiesa romana, il bluff millenario

«La Chiesa romana non ha mai sbagliato né mai in futuro sbaglierà, come testimonia la Sacra Scrittura» (Dictatus Papae di Gregorio VII, 1075). Lo storiografo Claudio Rendina dimostra che è sempre stato falso di Federico Tulli

«La luce del Vangelo orienta il cammino dei popoli e li guida verso la realizzazione di una grande famiglia, nella giustizia e nella pace, sotto la paternità dell’unico Dio buono e misericordioso. La Chiesa esiste per annunciare questo messaggio di speranza all’intera umanità, che nel nostro tempo conosce stupende conquiste, ma sembra aver smarrito il senso delle realtà ultime e della stessa esistenza». Sono parole di Benedetto XVI pronunciate all’Angelus dell’11 ottobre. Leggendo I peccati del Vaticano dello storiografo Claudio Rendina, da ieri in libreria per Newton Compton, la prima considerazione che viene da fare è: forse chi ha “smarrito il senso della realtà e della stessa esistenza” non è “l’intera umanità” ma una parte di essa. Vale a dire proprio la Chiesa. Dalle lotte per il trono pontificio alle stragi di musulmani e albigesi, fino al genocidio degli indios americani, dalla persecuzione degli ebrei alla caccia alle streghe e agli eretici. Arrivando all’oggi, con le centinaia di condanne in tutto il mondo (solo negli ultimi anni) comminate a preti pedofili e ai loro superiori che li coprivano. E ancora, le crociate contro scienza e medicina, con grave danno alla salute delle persone. Per finire con gli intrecci, mai troppo indagati, tra uomini dello Ior, la banca vaticana, e organizzazioni criminali come la Banda della Magliana e la loggia massonica P2. Con la precisione tipica delle sue opere, Rendina ricostruisce i duemila anni di esistenza della Chiesa e dello schizofrenico rapporto «della santa casta che la dirige e la gestisce» con le regole che ne hanno definito l’istituzione, sintetizzabili nella cosiddetta morale cristiana. La chiave di lettura degli eventi e dei dati storici (che, con buona pace del papa, parlano di una nazione poco avvezza alla “giustizia e alla pace”) usata da Rendina consiste nell’analisi delle regole che si ispirano «all’insegnamento di Cristo», sistematicamente violate da preti, suore, cardinali, vescovi e papi. I quali, dunque, nel gergo cristiano, hanno commesso dei “peccati”. Che l’autore unifica nel “mitico” numero sette: falsa testimonianza, avarizia, lussuria, gola, omicidio, superbia, accidia. Cosa balza subito agli occhi del lettore? «Che, mentre la santa casta non ha mai riconosciuto i propri peccati, i fedeli peccatori, invece, sono stati colpiti da scomuniche, allontanati dalla Chiesa e perfino condannati a morte». Un grande merito dell’autore sta nell’aver messo a nostra disposizione un ideale filo di Arianna che, riannodato, aiuta a far luce sulle letali incongruenze esistenti tra la morale cristiana e il comportamento di chi da duemila anni vuole imporla ad altri. Molti degli scandali ricostruiti capillarmente dallo storiografo sono passati sulle pagine dei giornali. Alcuni hanno avuto vita breve, altri sono stati narrati sommariamente o relegati nei trafiletti di cronaca locale. Come mai? Una risposta potrebbe essere celata tra le pieghe dell’elenco «dei 112 presunti massoni del Vaticano», che Rendina stila nel suo libro a 31 anni dall’unica pubblicazione. L’iscrizione alla massoneria secondo le “regole” vaticane è causa di scomunica. La veridicità di quella lista non è mai stata smentita dagli interessati ma nessuno degli iscritti è mai stato scomunicato. C’è pure la matricola 43/649 del cardinal Marcinkus, all’epoca presidente dello Ior. «L’elenco – ricorda Rendina – è stato pubblicato il 12 settembre 1978 sul settimanale OP diretto da Mino Pecorelli, ucciso a Roma il 20 marzo 1979».

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Opus dei senza segreti

In Opus Dei. La vera storia (Newton Compton, in libreria dal 22 ottobre) un esperto vaticanista di lungo corso, John L. Allen jr., penetra nei segreti dell’associazione cattolica fondata in Spagna nel 1928 da Josemaría Escrivá. Dalle pratiche di mortificazione della carne imposte ai membri effettivi alle compromissioni di Escrivà (canonizzato da Giovanni Paolo II) con il regime fascista di Franco, dalle presunte attività cospiratorie dell’Opus Dei alla sostanziale adesione dei membri a ideologie politiche di estrema destra. Con il rigore di un investigatore, Allen separa le voci infondate dalla verità disegnando un ritratto inedito e completo delle attività, delle intenzioni e della struttura gerarchica dell’organizzazione, senza trascurare gli aspetti rituali insoliti che appaiono un arcano retaggio della controversa spiritualità del fondatore.  left 42/2009

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Informazioni su Federico Tulli

Federico Tulli è un giornalista professionista. Collabora con diversi periodici, tra cui “Left”, “MicroMega” e “Critica liberale”. Sul web è condirettore di “Cronache Laiche”, firma un blog su “MicroMega”, ha ideato e dirige il magazine di divulgazione culturale e scientifica “Babylon Post”. Per L'Asino d'oro edizioni ha pubblicato: “Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro” (2010), “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” (2014) e “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” (2015).

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Figli rubati – In libreria dal 25 settembre 2015

Il 12 febbraio 2015 è iniziato a Roma un importante processo per i crimini di lesa umanità subiti da 42 italiani sequestrati e uccisi nell'ambito del Piano Condor. Questo accordo segreto tra i governi e le polizie di sette Paesi del Sud America è stato realizzato tra gli anni Settanta e Ottanta fuori da qualsiasi alveo costituzionale per reprimere l'opposizione, facendo scomparire una intera generazione di giovani impegnati nella difesa dei diritti umani. Tra le parti civili del processo ci sono quattro quarantenni: furono rubati appena nati alle loro madri internate nei centri di tortura del 'Condor', e affidati a famiglie contigue ai regimi per essere educati secondo valori «occidentali e cristiani». La loro storia, insieme a quella dei 42 giovani desaparecidos italiani, è ricostruita nel nuovo libro-inchiesta di Federico Tulli, “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” in uscita per L'Asino d'oro edizioni
L'indagine dell'autore parte da Milano. Qui vivono i parenti di una ragazza scomparsa nel 1977, e ritrovata in maniera rocambolesca nel 2014, i cui nonni dopo aver saputo della sua nascita in un lager di Buenos Aires si rivolsero senza successo anche a Jorge Mario Bergoglio allora capo dei gesuiti argentini. Secondo Estela Carlotto, presidente delle Abuelas di Plaza de Mayo, che dopo 36 anni di ricerche ha ritrovato il nipote Guido, almeno 70 “figli rubati” vivono in Italia senza conoscere la propria storia e non si riesce a trovarli. Perché, come ricostruisce Tulli, le ali del Condor sono ancora aperte.
Nella prefazione l'avvocato paraguayano Martin Almada, Premio Nobel alternativo per la Pace 2002, racconta come ha scoperto nel 1992 ad Asuncion gli Archivi del terrore. Queste carte, circa 700mila documenti ammassati in una anonima caserma di polizia, negli anni hanno consentito a decine di tribunali di ricostruire parte della storia del Piano Condor. Grazie agli Archivi, il giudice spagnolo Baltazar Garzon riuscì a incriminare il dittatore cileno Augusto Pinochet, uno dei registi del Piano, e più di recente il pm Giancarlo Capaldo ha potuto istruire il processo in corso a Roma nell'Aula bunker di Rebibbia. Ma la via verso la Verità e la Giustizia, invocate dai sopravvissuti e dai familiari dei desaparecidos, è ancora lunga e tortuosa. Il 30 settembre scorso, Almada, al termine dell'Udienza generale in Vaticano, ha chiesto di persona a papa Francesco che la Santa Sede apra i propri archivi declassificando i documenti segreti riferiti al Paraguay, all’Argentina, al Cile, alla Bolivia, al Brasile e all’Uruguay.
Il ruolo ambiguo della Chiesa cattolica in queste tragiche vicende è ulteriormente evidenziato nella postfazione di Simona Maggiorelli: un'inchiesta sulla storia dei 300mila bambini rubati ai “sovversivi” nella Spagna franchista, e nei 20 anni successivi alla morte del dittatore fascista avvenuta nel 1975, all'interno di cliniche gestite da congreghe religiose. È qui che affondano le radici ideologiche dei furti di neonati perpetrati in America Latina.

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