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Vaticano

Una difesa fuori del Comune

campidoglioDi fronte all’inerzia del Campidoglio un cittadino si costituisce parte civile al processo per pedofilia contro don Conti, l’ex garante per la famiglia designato da Alemanno di Federico Tulli

Rischiava di rimanere uno dei tanti processi per pedofilia che vedono imputati in Italia degli uomini di Chiesa e che troviamo sempre defilati (quando va bene) nei trafiletti di cronaca locale. E invece la storia di Ruggero Conti, l’ex parroco della chiesa romana “Natività di Maria santissima”, arrestato nel 2008 con l’accusa di aver abusato di sette minori che gli erano stati dati in custodia tra il 1998 e lo scorso anno, sta velocemente cambiando binario tramutandosi in caso politico. Con tanto di riflettori mediatici costantemente accesi, e non solo sulle vicende giuridiche dal momento che a fronteggiarsi in sede civile si ritroveranno niente meno che il Comune di Roma e lo Stato di Città del Vaticano. Loro malgrado, come vedremo. Ma andiamo per ordine e cominciamo col dire che l’eccezionalità del processo in questione verte su diversi punti. Per prima cosa va ricordato che Ruggero Conti è stato garante del programma per la famiglia e le periferie nella campagna elettorale del sindaco Gianni Alemanno, cioè fino a poche settimane prima di essere arrestato il 30 giugno 2008 (mentre si preparava a partire per Sidney dove avrebbe partecipato alla Giornata mondiale della gioventù). Inoltre, per la prima volta un tribunale ha riconosciuto l’interesse specifico di una amministrazione comunale a costituirsi parte civile nei processi per violenza “sessuale” commessa su minori. Dando così più respiro alla giurisprudenza che lo ammetteva solo in caso di violenza nei confronti delle donne. Infine, terzo punto e nodo del caso politico, la costituzione in parte civile non è stata operata dal Comune di Roma, ma da un cittadino, l’esponente dei Radicali Mario Staderini. Il quale, assistito dall’avvocato Elisabetta Valeri, ha esercitato “l’azione popolare”, una norma che permette a qualsiasi cittadino elettore di intraprendere le azioni legali che il Comune potrebbe svolgere e che invece non fa. È questo il caso del Campidoglio che ha espresso la volontà di non entrare nel processo, sulla base di motivazioni contraddittorie contenute in una determinazione del 27 maggio a firma di una dirigente, la dottoressa Cavilli, rimossa da Alemanno dopo che il Tribunale di Roma nell’udienza del 16 giugno ha ammesso la costituzione di parte civile di Staderini a nome del Comune. In realtà, agli atti del processo risulta un documento datato 4 giugno e con firma autentica di Alemanno, in cui il sindaco dichiara «di non costituire l’amministrazione comunale nel processo» e di «non aderire» all’iniziativa di Staderini. La qual cosa mal si combina con «l’indagine interna» annunciata dal sindaco per far luce sulla vicenda e con la rimozione del dirigente comunale. Va detto che il complicato “rapporto” del Comune di Roma con i processi per pedofilia che vedono coinvolti dei preti è di natura bypartisan. Consigliere nella prima circoscrizione di Roma durante l’ultimo mandato di Veltroni, l’esponente dei Radicali aveva già tentato di convincere l’ex leader del Pd a far costituire il Comune in due processi analoghi a quello di don Conti. «Ma senza successo», racconta a left Staderini. Ora invece, non solo grazie all’azione popolare garantirà «alle parti offese di non essere lasciate sole», ma ha anche ottenuto da Alemanno la promessa di costituire il Campidoglio in ogni processo per violenza subita da donne e uomini, maggiorenni o minorenni, senza distinzione alcuna. Sullo sfondo della storia rimangono le gerarchie vaticane. Ma solo per ora. Con l’udienza del 7 luglio prossimo entrerà “in gioco” il vescovo Gino Reali, responsabile della diocesi in cui operava Ruggero Conti. È stato chiamato dal Pm a testimoniare come persona informata dei fatti e dovrà rispondere alle domande delle parti sulle segnalazioni che avrebbe ricevuto senza però intervenire. Domande che potrà fare anche il Comune, tramite il cittadino Staderini. Anche questa è una prima volta. left 25/2009

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Informazioni su Federico Tulli

Federico Tulli è un giornalista professionista. Collabora con diversi periodici, tra cui “Left”, “MicroMega” e “Critica liberale”. Sul web è condirettore di “Cronache Laiche”, firma un blog su “MicroMega”, ha ideato e dirige il magazine di divulgazione culturale e scientifica “Babylon Post”. Per L'Asino d'oro edizioni ha pubblicato: “Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro” (2010), “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” (2014) e “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” (2015).

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Figli rubati – In libreria dal 25 settembre 2015

Il 12 febbraio 2015 è iniziato a Roma un importante processo per i crimini di lesa umanità subiti da 42 italiani sequestrati e uccisi nell'ambito del Piano Condor. Questo accordo segreto tra i governi e le polizie di sette Paesi del Sud America è stato realizzato tra gli anni Settanta e Ottanta fuori da qualsiasi alveo costituzionale per reprimere l'opposizione, facendo scomparire una intera generazione di giovani impegnati nella difesa dei diritti umani. Tra le parti civili del processo ci sono quattro quarantenni: furono rubati appena nati alle loro madri internate nei centri di tortura del 'Condor', e affidati a famiglie contigue ai regimi per essere educati secondo valori «occidentali e cristiani». La loro storia, insieme a quella dei 42 giovani desaparecidos italiani, è ricostruita nel nuovo libro-inchiesta di Federico Tulli, “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” in uscita per L'Asino d'oro edizioni
L'indagine dell'autore parte da Milano. Qui vivono i parenti di una ragazza scomparsa nel 1977, e ritrovata in maniera rocambolesca nel 2014, i cui nonni dopo aver saputo della sua nascita in un lager di Buenos Aires si rivolsero senza successo anche a Jorge Mario Bergoglio allora capo dei gesuiti argentini. Secondo Estela Carlotto, presidente delle Abuelas di Plaza de Mayo, che dopo 36 anni di ricerche ha ritrovato il nipote Guido, almeno 70 “figli rubati” vivono in Italia senza conoscere la propria storia e non si riesce a trovarli. Perché, come ricostruisce Tulli, le ali del Condor sono ancora aperte.
Nella prefazione l'avvocato paraguayano Martin Almada, Premio Nobel alternativo per la Pace 2002, racconta come ha scoperto nel 1992 ad Asuncion gli Archivi del terrore. Queste carte, circa 700mila documenti ammassati in una anonima caserma di polizia, negli anni hanno consentito a decine di tribunali di ricostruire parte della storia del Piano Condor. Grazie agli Archivi, il giudice spagnolo Baltazar Garzon riuscì a incriminare il dittatore cileno Augusto Pinochet, uno dei registi del Piano, e più di recente il pm Giancarlo Capaldo ha potuto istruire il processo in corso a Roma nell'Aula bunker di Rebibbia. Ma la via verso la Verità e la Giustizia, invocate dai sopravvissuti e dai familiari dei desaparecidos, è ancora lunga e tortuosa. Il 30 settembre scorso, Almada, al termine dell'Udienza generale in Vaticano, ha chiesto di persona a papa Francesco che la Santa Sede apra i propri archivi declassificando i documenti segreti riferiti al Paraguay, all’Argentina, al Cile, alla Bolivia, al Brasile e all’Uruguay.
Il ruolo ambiguo della Chiesa cattolica in queste tragiche vicende è ulteriormente evidenziato nella postfazione di Simona Maggiorelli: un'inchiesta sulla storia dei 300mila bambini rubati ai “sovversivi” nella Spagna franchista, e nei 20 anni successivi alla morte del dittatore fascista avvenuta nel 1975, all'interno di cliniche gestite da congreghe religiose. È qui che affondano le radici ideologiche dei furti di neonati perpetrati in America Latina.

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