//
you're reading...
Ricerca scientifica

La pontificia accademia delle sementi biotech

pontificiaPrende il via oggi in Vaticano il convegno mondiale “dedicato” agli Ogm. Tra i relatori “uomini marketing” di Syngenta e Monsanto di Federico Tulli

Erano 850 milioni nel 2007 e secondo la Fao sfioreranno il miliardo a fine 2009 le persone nel mondo non più in grado di procurarsi il cibo necessario per vivere. La drammatica velocità con cui si espande questo fenomeno non lascia indifferenti le più importanti istituzioni mondiali. Nel solo 2009 si contano tre cruciali appuntamenti che avranno come tema centrale l’approvvigionamento alimentare nei Paesi poveri e in via di sviluppo.

Il G8 di luglio prevede sessioni “aperte” ai rappresentanti dei Paesi coinvolti dalla crisi alimentare e alle agenzie internazionali specializzate. A novembre prossimo la stessa Fao, su sollecitazione di Argentina e Brasile, potrebbe organizzare un vertice sulla scia di quello che si è svolto lo scorso giugno a Roma.

In mezzo a queste due date, quella non meno importante del Sinodo per l’Africa, che si svolgerà dal 4 al 25 ottobre in Vaticano. L’incontro è stato annunciato a marzo nel corso dell’ultimo viaggio di Benedetto XVI nel continente africano. In quell’occasione, a Yaoundé (Camerun), il papa ha consegnato ufficialmente l’Instrumentum laboris ai presidenti delle Conferenze episcopali del continente.

Il documento, si legge nel testo, «aspira a stimolare la riflessione, suscitare la discussione, accompagnare e sostenere il discernimento collegiale dei Pastori riuniti in Assemblea sinodale». Il secondo dei quattro capitoli «riporta le “aperture” e soprattutto gli “ostacoli” incontrati dalla società e dalla Chiesa lungo le vie della riconciliazione, della giustizia e della pace, nella triplice dimensione socio-politica, socio-economica e socio-culturale, e nell’esperienza ecclesiale».

Tra gli “ostacoli” l’Instrumentum laboris indica senza mezzi termini gli Organismi geneticamente modificati (Ogm), «Questa tecnica – si legge nel testo – rischia di rovinare i piccoli coltivatori e di sopprimere le loro semine tradizionali rendendoli dipendenti dalle società produttrici di Ogm». Il paragrafo dedicato alle biotecnologie si conclude così: «I Padri sinodali possono restare insensibili a questi problemi che pesano sulle spalle dei contadini?».

Bella domanda. Sapremo a ottobre cosa pensano i vescovi africani del ruolo delle multinazionali biotech nella crisi agricolo-alimentare che attanaglia le popolazioni delle loro diocesi. Noi avremmo voluto “prendere in prestito” il quesito e girarlo, sempre in Vaticano, pochi metri più in là rispetto al luogo in cui si svolgerà il Sinodo, a qualcuno dei partecipanti al convegno mondiale organizzato dalla Pontificia accademia delle scienze dal titolo: “Le piante transgeniche per la sicurezza alimentare nel contesto dello sviluppo”.

Vorremmo, infatti, capire se esiste una posizione unitaria delle gerarchie ecclesiastiche nei confronti di quella “tecnica che rischia di rovinare i piccoli coltivatori”. Ma non ci sarà possibile. L’evento, che inizia questa mattina per concludersi il 19 maggio, è a porte chiuse. O meglio, le porte sono aperte, ma solo a scienziati notoriamente impegnati nello sviluppo di biotecnologie per l’agricoltura, come si evince dal programma dell’evento e come denunciano Mario Capanna, Guido Pollice e Fabrizia Pratesi (rispettivamente presidente della Fondazione diritti genetici, presidente Verdi ambiente e società, e coordinatrice del comitato scientifico Equivita).

Le tre organizzazioni hanno invano chiesto agli organizzatori di partecipare per creare quella sorta di contraddittorio che di un convegno scientifico normalmente costituisce l’essenza. E lettere di protesta formale alla Pontificia sono arrivate, tra gli altri, dall’Unione dei missionari irlandesi e dal Cidse, network di 16 organizzazioni cattoliche europee e nordamericane con una lunga esperienza sui temi della sicurezza alimentare.

Ma nemmeno per loro, evidentemente, c’era posto. Vanno dunque considerati dei miracolati due che proprio scienziati non sembrano, ma che risultano tra i relatori. Stiamo parlando di Eric Sachs, da circa trenta anni alla Monsanto, dove attualmente è a capo degli affari scientifici e regolatori della multinazionale. Sachs si occupa, in pratica, dell’accettazione degli Ogm nel mondo, comunicandone “innocuità e benefici”.

Il secondo “uomo marketing” è Adrian Dubock, uno storico ex della Syngenta adesso impegnato in libere consulenze, che nel suo abstract esordisce con l’affermazione che le multinazionali conducono i loro affari “eticamente”. Insomma, a quanto pare, alla Pontificia avremo da un lato gli scienziati impegnati nello sviluppo di biotecnologie agroalimentari e dall’altra le aziende che queste biotecnologie vendono in giro per il mondo. Stando all’Instrumentum laboris, pure in Africa. Dal quotidiano Terra del 15 maggio 2009

(vedi anche https://federicotulli.wordpress.com/2009/05/01/ogm-e-fame-nel-mondo-doppio-gioco-del-vaticano/)

Annunci

Informazioni su Federico Tulli

Federico Tulli è un giornalista professionista. Collabora con diversi periodici, tra cui “Left”, “MicroMega” e “Critica liberale”. Sul web è condirettore di “Cronache Laiche”, firma un blog su “MicroMega”, ha ideato e dirige il magazine di divulgazione culturale e scientifica “Babylon Post”. Per L'Asino d'oro edizioni ha pubblicato: “Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro” (2010), “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” (2014) e “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” (2015).

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Figli rubati – In libreria dal 25 settembre 2015

Il 12 febbraio 2015 è iniziato a Roma un importante processo per i crimini di lesa umanità subiti da 42 italiani sequestrati e uccisi nell'ambito del Piano Condor. Questo accordo segreto tra i governi e le polizie di sette Paesi del Sud America è stato realizzato tra gli anni Settanta e Ottanta fuori da qualsiasi alveo costituzionale per reprimere l'opposizione, facendo scomparire una intera generazione di giovani impegnati nella difesa dei diritti umani. Tra le parti civili del processo ci sono quattro quarantenni: furono rubati appena nati alle loro madri internate nei centri di tortura del 'Condor', e affidati a famiglie contigue ai regimi per essere educati secondo valori «occidentali e cristiani». La loro storia, insieme a quella dei 42 giovani desaparecidos italiani, è ricostruita nel nuovo libro-inchiesta di Federico Tulli, “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” in uscita per L'Asino d'oro edizioni
L'indagine dell'autore parte da Milano. Qui vivono i parenti di una ragazza scomparsa nel 1977, e ritrovata in maniera rocambolesca nel 2014, i cui nonni dopo aver saputo della sua nascita in un lager di Buenos Aires si rivolsero senza successo anche a Jorge Mario Bergoglio allora capo dei gesuiti argentini. Secondo Estela Carlotto, presidente delle Abuelas di Plaza de Mayo, che dopo 36 anni di ricerche ha ritrovato il nipote Guido, almeno 70 “figli rubati” vivono in Italia senza conoscere la propria storia e non si riesce a trovarli. Perché, come ricostruisce Tulli, le ali del Condor sono ancora aperte.
Nella prefazione l'avvocato paraguayano Martin Almada, Premio Nobel alternativo per la Pace 2002, racconta come ha scoperto nel 1992 ad Asuncion gli Archivi del terrore. Queste carte, circa 700mila documenti ammassati in una anonima caserma di polizia, negli anni hanno consentito a decine di tribunali di ricostruire parte della storia del Piano Condor. Grazie agli Archivi, il giudice spagnolo Baltazar Garzon riuscì a incriminare il dittatore cileno Augusto Pinochet, uno dei registi del Piano, e più di recente il pm Giancarlo Capaldo ha potuto istruire il processo in corso a Roma nell'Aula bunker di Rebibbia. Ma la via verso la Verità e la Giustizia, invocate dai sopravvissuti e dai familiari dei desaparecidos, è ancora lunga e tortuosa. Il 30 settembre scorso, Almada, al termine dell'Udienza generale in Vaticano, ha chiesto di persona a papa Francesco che la Santa Sede apra i propri archivi declassificando i documenti segreti riferiti al Paraguay, all’Argentina, al Cile, alla Bolivia, al Brasile e all’Uruguay.
Il ruolo ambiguo della Chiesa cattolica in queste tragiche vicende è ulteriormente evidenziato nella postfazione di Simona Maggiorelli: un'inchiesta sulla storia dei 300mila bambini rubati ai “sovversivi” nella Spagna franchista, e nei 20 anni successivi alla morte del dittatore fascista avvenuta nel 1975, all'interno di cliniche gestite da congreghe religiose. È qui che affondano le radici ideologiche dei furti di neonati perpetrati in America Latina.

Aggiornamenti Twitter

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: