//
you're reading...
Politiche sanitarie

Influenza A-H1N1 ed epidemie, se la prevenzione non paga

Baculovirus iniettato in cellule di ovaie di criceto

Baculovirus iniettato in cellule di ovaie di criceto

Produrre vaccini è una corsa contro il tempo che non sempre si vince. Specie in caso di epidemie e pandemie. Il futuro è dei nuovi farmaci ottenibili velocemente da piante e insetti. Ma va contro gli interessi delle multinazionali padrone del business di Federico Tulli

Sicuro, veloce da produrre in grande quantità e a basso costo. Sono le caratteristiche del vaccino ideale per prevenire il dilagare di epidemie e pandemie (es. influenza). Ma è più corretto dire “sarebbero” visto che in commercio, dalla metà del secolo scorso, a far la parte del leone sono farmaci che, per la produzione di grossi quantitativi, richiedono tempi molto lunghi. E si basano su tecnologie rudimentali ma che hanno fatto la fortuna di poche grandi multinazionali farmaceutiche, le uniche, quindi, in grado di sostenere i costi per la messa in commercio del vaccino di cui in questi giorni tanto si parla per arginare l’influenza A-H1N1. Vaccino che, utilizzando tecnologie classiche, quali la propagazione del virus in uova di pollo, sarebbe pronto in 5-6 mesi. Per quanto riguarda l’Italia, secondo quanto previsto dall’Istituto superiore di sanità, la A-H1N1, seppur in forma lieve, rischia di contagiare un quarto della popolazione nei prossimi mesi autunnali. In concomitanza, cioè, con il passaggio della normale influenza di stagione. Dal punto di vista della capacità di prevenzione a livello internazionale, il caso della “suina” (definizione popolare della A-H1N1), come quello della dengue in America Latina (vedi l’articolo di Gloria Ravidà a pagina 50), è emblematico. E se da un lato mette a nudo la difficoltà di pianificare tattiche preventive efficaci contro epidemie anche nei Paesi più ricchi (costretti a reperire in pochi giorni decine di milioni di dosi di antivirale, immaginiamo a che prezzo), dall’altro può risultare la chiave per convincere governi e multinazionali ad accantonare i vecchi metodi di produzione dei vaccini e dare più respiro alle nuove tecnologie quali quelle che si basano sulla produzione di vaccini ricombinanti a sub-unità in cellule di insetto o in sistemi vegetali e che dagli anni Novanta tentano faticosamente di rosicchiare spazio e diffusione.

La parola chiave è “mutazione”. È questo il primo nemico di chi in laboratorio deve produrre un

Tabacco coltivato in serra per la produzione di vaccino contro il Papilloma virus

Tabacco coltivato in serra per la produzione di vaccino contro il Papilloma virus

vaccino sulla base del genoma del virus da contrastare. I virus infatti non sono organismi immodificabili e alcuni di essi, come nel caso della “suina” messicana (che è il risultato della combinazione di tre influenze: aviaria, suina e umana stagionale) possono mutare nel passaggio da animale a uomo e poi da uomo a uomo. E così via. «Questa trasformazione può essere più o meno veloce – spiega Rosella Franconi, biotecnologa vegetale all’Enea Casaccia, impegnata nello sviluppo di vaccini contro il Papilloma virus umano (Hpv) utilizzando, tra l’altro, piante di tabacco – e può rendere vano il lavoro di chi, avendo analizzato un determinato tipo di genoma, si ritrova a produrre un vaccino per un virus che nel frattempo ha cambiato caratteristiche». Un rischio molto alto se i tempi di produzione del vaccino “classico” viaggiano intorno alle 22-24 settimane. E un rischio, al contrario, ridotto se invece il lavoro venisse effettuato con sistemi di produzione più rapidi, quali quelli basati su cellule vegetali o di insetto. Una company biotecnologica nel Maryland, la Novavax, ha annunciato che in 10-12 settimane sarà in grado di produrre un vaccino anti influenzale appena la sequenza definitiva del genoma di A-H1N1 sarà disponibile. I sistemi di produzione vegetale sarebbero ancora più veloci, più sicuri, più economici e facilmente applicabili su larga scala. La “suina” che fino a oggi ha ucciso poche decine di persone nel mondo e contagiato qualche migliaio, è relativamente innocua. Specie se messa confronto con la Tbc che ancora oggi a 500 mila anni dalla sua comparsa causa la morte di due milioni di persone l’anno. Collocandosi al secondo posto dietro l’Hiv tra le cause di morte e segnando in particolare la vita nei Paesi poveri e in via di sviluppo.

mappa-tbc-2Visti i costi sociali ed economici di una pandemia su scala planetaria, cos’è che impedisce a questi nuovi vaccini di diffondersi? «C’è da dire – osserva Franconi – che per alcune malattie (come malaria e Tbc) lo sviluppo di vaccini è davvero difficile, a causa delle caratteristiche del patogeno. L’esperienza dell’aviaria ha spinto la ricerca internazionale a fare un grande sforzo per individuare le migliori molecole vaccinali e per innovare le tecnologie. Ci sono diversi gruppi negli Usa e in Europa, che stanno lavorando sui vaccini ricombinanti, quelli da ingegneria genetica». Un vaccino di nuova generazione è quello contro l’Hpv, che è stato prodotto sia in cellule di lievito che di insetto (sistema del baculovirus), rappresentando l’unico vaccino sul mercato, prodotto con la tecnologia delle cellule di insetto. «Relativamente ai vaccini prodotti in pianta un serio problema è la mancanza di un “framework” regolatorio chiaro. Infatti, in generale la produzione dei biofarmaceutici da pianta, che spesso è geneticamente modificata, è frenata da diffusi preconcetti nei confronti degli Ogm e soprattutto dagli scarsi ritorni finanziari specie se messi a confronto con quelli dei tradizionali metodi di produzione». Questo di fatto si traduce in un numero sempre minore di nuove company biofarmaceutiche che operano nel campo dei vaccini. Allo stesso tempo, mancando incentivi economici a investire da parte dai privati, chi è già nel mercato non ha alcun interesse a modificare la linea di produzione. E allora la spinta potrebbe venire dal “pubblico” ed essere di ordine sociale. Così, dove non poterono la Tbc o la malaria (per inciso la tubercolosi si sta diffondendo nuovamente in Occidente, cioè laddove si producono i vaccini) poterono l’aviaria e forse oggi l’A-H1N1. Nonostante siano di gran lunga meno pericolose per l’uomo. «Il segno di novità – prosegue la ricercatrice dell’Enea Casaccia – potrebbe essere che sulla spinta di queste nuove pandemie, vere o presunte, qualcosa cambi». E in effetti alcune aperture alle nuove tecnologie, anche se rare, già ci sono da circa 3 anni. Negli Usa, ad esempio, è stato approvato un vaccino di origine vegetale per i polli.

Oppure a Cuba, che è all’avanguardia in questo campo. Qui hanno prodotto in pianta un anticorpo per la purificazione di un vaccino per uso clinico. Ma il caso che lascia più sperare è quello della Bayer. «Nel 2008 – racconta Franconi – ha acquistato una piccola impresa biotecnologica tedesca per fare un vaccino anticancro da pianta “paziente specifico”. La stessa company ha stretto anche un’alleanza negli Usa per produrre vaccini personalizzati per la cura del linfoma con tecnologie basate su virus vegetali». A frenare gli entusiasmi è però l’atteggiamento dell’Unione europea. Atteggiamento di chiusura che evidentemente è alla base della decisione di Bayer di rivolgersi oltreoceano per sviluppare nuovi progetti di ricerca. «I segnali che giungono dalle istituzioni continentali non sono chiari. Paradossalmente si percepisce meno resistenza ai biofarmaceutici da piante Ogm rispetto all’impiego dei virus vegetali per produrre vaccini. Un ulteriore paradosso è che con questi virus vegetali in dieci giorni si potrebbe ottenere una gran quantità di principio attivo». Più fortuna ha avuto la Glaxo che produce il vaccino basato sul baculovirus per la prevenzione dell’Hpv. E anche questo è un paradosso che potrebbe essere difficile spiegare in caso di pericolosa pandemia, poiché in termini di costo, velocità e quantità di produzione un vaccino prodotto in pianta (o anche in alghe unicellulari) non ha nulla da invidiare a quello ottenuto dagli insetti. left 18/2009

Annunci

Informazioni su Federico Tulli

Federico Tulli è un giornalista professionista. Collabora con diversi periodici, tra cui “Left”, “MicroMega” e “Critica liberale”. Sul web è condirettore di “Cronache Laiche”, firma un blog su “MicroMega”, ha ideato e dirige il magazine di divulgazione culturale e scientifica “Babylon Post”. Per L'Asino d'oro edizioni ha pubblicato: “Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro” (2010), “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” (2014) e “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” (2015).

Discussione

Non c'è ancora nessun commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Figli rubati – In libreria dal 25 settembre 2015

Il 12 febbraio 2015 è iniziato a Roma un importante processo per i crimini di lesa umanità subiti da 42 italiani sequestrati e uccisi nell'ambito del Piano Condor. Questo accordo segreto tra i governi e le polizie di sette Paesi del Sud America è stato realizzato tra gli anni Settanta e Ottanta fuori da qualsiasi alveo costituzionale per reprimere l'opposizione, facendo scomparire una intera generazione di giovani impegnati nella difesa dei diritti umani. Tra le parti civili del processo ci sono quattro quarantenni: furono rubati appena nati alle loro madri internate nei centri di tortura del 'Condor', e affidati a famiglie contigue ai regimi per essere educati secondo valori «occidentali e cristiani». La loro storia, insieme a quella dei 42 giovani desaparecidos italiani, è ricostruita nel nuovo libro-inchiesta di Federico Tulli, “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” in uscita per L'Asino d'oro edizioni
L'indagine dell'autore parte da Milano. Qui vivono i parenti di una ragazza scomparsa nel 1977, e ritrovata in maniera rocambolesca nel 2014, i cui nonni dopo aver saputo della sua nascita in un lager di Buenos Aires si rivolsero senza successo anche a Jorge Mario Bergoglio allora capo dei gesuiti argentini. Secondo Estela Carlotto, presidente delle Abuelas di Plaza de Mayo, che dopo 36 anni di ricerche ha ritrovato il nipote Guido, almeno 70 “figli rubati” vivono in Italia senza conoscere la propria storia e non si riesce a trovarli. Perché, come ricostruisce Tulli, le ali del Condor sono ancora aperte.
Nella prefazione l'avvocato paraguayano Martin Almada, Premio Nobel alternativo per la Pace 2002, racconta come ha scoperto nel 1992 ad Asuncion gli Archivi del terrore. Queste carte, circa 700mila documenti ammassati in una anonima caserma di polizia, negli anni hanno consentito a decine di tribunali di ricostruire parte della storia del Piano Condor. Grazie agli Archivi, il giudice spagnolo Baltazar Garzon riuscì a incriminare il dittatore cileno Augusto Pinochet, uno dei registi del Piano, e più di recente il pm Giancarlo Capaldo ha potuto istruire il processo in corso a Roma nell'Aula bunker di Rebibbia. Ma la via verso la Verità e la Giustizia, invocate dai sopravvissuti e dai familiari dei desaparecidos, è ancora lunga e tortuosa. Il 30 settembre scorso, Almada, al termine dell'Udienza generale in Vaticano, ha chiesto di persona a papa Francesco che la Santa Sede apra i propri archivi declassificando i documenti segreti riferiti al Paraguay, all’Argentina, al Cile, alla Bolivia, al Brasile e all’Uruguay.
Il ruolo ambiguo della Chiesa cattolica in queste tragiche vicende è ulteriormente evidenziato nella postfazione di Simona Maggiorelli: un'inchiesta sulla storia dei 300mila bambini rubati ai “sovversivi” nella Spagna franchista, e nei 20 anni successivi alla morte del dittatore fascista avvenuta nel 1975, all'interno di cliniche gestite da congreghe religiose. È qui che affondano le radici ideologiche dei furti di neonati perpetrati in America Latina.

Aggiornamenti Twitter

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: