//
you're reading...
Ricerca scientifica

Ogm e fame nel mondo, il doppio gioco del Vaticano (con replica dell’Osservatore Romano)

Semi di soja convenzionali

Semi di soja convenzionali

No global all’estero, la Chiesa cattolica e apostolica romana in casa indossa i panni del perfetto business man. È questa, a quanto pare, la politica del Vaticano in tema di organismi geneticamente modificati. Una politica doppia. La denuncia è della Fondazione diritti genetici e colpisce diritto al cuore un’istituzione che è il fiore all’occhiello del piccolo (ma potente) Stato oltretevere, la Pontificia accademia delle scienze (Pas). Nemmeno un mese fa, durante il suo viaggio in Africa, Benedetto XVI criticava l’uso degli Ogm come panacea del dramma della fame e la politica delle multinazionali nel Sud del mondo. Fra poco più di 20 giorni, a partire dal 15 maggio, la Pas organizzerà una settimana di studi dal titolo “Le piante transgeniche per la sicurezza alimentare nel contesto dello sviluppo”. Un’intera settimana congressuale nel cuore della Città del Vaticano a cui parteciperà il gotha degli esponenti pro-Ogm (circa 40 tra ricercatori, accademici, legali e businessmen), compresi gli esperti delle multinazionali biotecnologiche Monsanto e Syngenta. Proprio quelle additate dal papa, vista la loro radicata presenza in Africa. Trattandosi di questioni di Chiesa, e sentite le parole del pontefice, si potrebbe pensare che l’invito dei rappresentanti del top a livello mondiale in tema di biotech sia finalizzato a una loro redenzione. Ma così non è, anzi. Al congresso, spiega il presidente della Fondazione diritti genetici (Fdg), Mario Capanna, non esisterà contraddittorio: «Nessuna delle centinaia di organizzazioni sociali e scientifiche che propongono un modello di sviluppo alternativo agli Ogm, fondato sulla qualità e sul rispetto dei popoli e dei territori, è stata invitata all’evento». A metà marzo lo stesso Capanna aveva scritto una lettera al fisico Nicola Cabibbo e a monsignor Marcelo Sanchez Sorondo, rispettivamente presidente e cancelliere della Pas, per sottolineare la mancanza e chiedere un’apertura agli esclusi. «A oggi – chiosa il presidente della Fdg – non ho ricevuto alcuna risposta. Evidentemente – aggiunge – si teme un confronto che possa dimostrare come gli assunti su cui si regge l’iniziativa siano assolutamente antiscientifici oltre che antipapali». Spiega, infatti, Capanna: «Il convegno presenta gli Ogm come soluzione al problema della fame nel mondo. Peccato però che gli studi scientifici, oltre alle dichiarazioni del papa, smentiscano questa posizione». Gli ultimi dati sulla diffusione commerciale degli organismi transgenici indicano infatti che, a ben tredici anni dalle prime semine biotech e a diversi lustri dall’avvio delle relative ricerche e sperimentazioni, soltanto quattro colture e due tratti transgenici sono stati messi a disposizione degli agricoltori, nessuno di questi per combattere la fame. «In secondo luogo – ricorda Capanna – una ricerca appena commissionata, tra gli altri, da Banca mondiale e Fao, che ha coinvolto 400 scienziati e decine di Paesi del Nord e del Sud del mondo, ha chiarito in modo inequivocabile che le colture transgeniche non sono una soluzione per la fame o la povertà. E lo stesso pontefice, in occasione della Giornata mondiale della pace, aveva già ricordato che il problema della fame nel mondo non deriva certo dalla mancanza di cibo ma da questioni ben più complesse, come ad esempio la speculazione finanziaria, e che dunque non è risolvibile attraverso l’applicazione di una nuova tecnologia».

Dal quotidiano Terra del 23 aprile 2009 **Federico Tulli**

(vedere anche https://federicotulli.wordpress.com/2009/05/15/la-pontificia-accademia-delle-sementi-biotech/)

**La replica dell’Osservatore Romano**

Il dibattito sugli ogm

Quando si sgomita per arruolare il Vaticano

(©L’Osservatore Romano 1 maggio 2009)

di Francesco M. Valiante

Fautori e detrattori degli organismi geneticamente modificati (ogm) sgomitano per arruolare il Vaticano tra le proprie fila. Grandi manovre sono in atto da tempo: almeno da quando, durante un seminario di studio promosso sull’argomento nel 2003 dal Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, il cardinale Renato Raffaele Martino ammise senza reticenze l’esistenza di “pressioni, provenienti da molteplici fonti e portatrici di esigenze diversificate e in qualche modo incompatibili, a cui anche la Santa Sede è sottoposta”.

Il copione delle campagne pro o contro gli ogm è quasi sempre lo stesso. Si tirano in ballo improvvisati interpreti del pensiero pontificio – anche tra le fila ecclesiastiche – i quali si affannano di volta in volta a dimostrare che il Papa “è contro le multinazionali del biotech” o, al contrario, “non ha mai detto no agli ogm”. Ideologia e interesse hanno la meglio su ragionevolezza e cautela. Di certezze scientifiche neanche a parlarne. Cosicché, agli occhi dei più, le tesi in campo finiscono per elidersi a vicenda. E si accredita di fatto la teoria del “doppio gioco del Vaticano”, come ha titolato nei giorni scorsi un quotidiano italiano.

Va da sé che la posta in gioco è molto alta. Secondo l’ultimo rapporto dell’Isaaa (International service for the acquisition of agri-biotech applications), la superficie coltivata a ogm nel mondo ha raggiunto nel 2008 l’8 per cento dell’area totale agricola, cioè 125 milioni di ettari di terreni nei quali lavorano 13,3 milioni di contadini. E continua a crescere di anno in anno, a dispetto di limiti normativi assai rigidi e resistenze mentali generalizzate. Trascinando verso l’alto anche i già lauti introiti delle aziende biotecnologiche. Le quali, com’è noto, soprattutto dopo la sentenza della Corte suprema statunitense che nel 1980 ha aperto le porte alla brevettabilità degli organismi viventi, incassano profitti non solo dalla vendita ma anche dalla riproduzione e dal riutilizzo delle sementi geneticamente modificate.

Una cosa è certa, comunque: nel mondo continua ad aumentare anche il numero di coloro che non hanno sufficiente accesso all’alimentazione. Dal 2007 l’esercito degli affamati è cresciuto di 115 milioni di unità, giungendo alla cifra record di quasi un miliardo di persone. E questo nonostante le risorse attuali del pianeta siano sufficienti a nutrire in modo adeguato la sua popolazione, come ha riconosciuto il direttore esecutivo del programma alimentare mondiale dell’Onu Josette Sheeran. Smentendo così uno dei cavalli di battaglia dei supporter degli ogm e confermando invece che la crisi alimentare – secondo quanto afferma anche il messaggio pontificio per la Giornata mondiale della pace 2009 – non deriva in primo luogo dalla scarsezza di cibo ma dalla sua iniqua distribuzione. E dalle difficoltà di accesso ai generi di prima necessità provocate da fenomeni speculativi internazionali.

Di questa evidenza offre una conferma autorevole anche il recente documento preparatorio del prossimo Sinodo dei vescovi per l’Africa. Che, giova ricordarlo, non è un testo pontificio o curiale, ma nasce da un’ampia consultazione dal basso. Nella quale sono stati coinvolti i vescovi, i religiosi, le istituzioni ecclesiali locali e i fedeli impegnati a vario titolo nell’opera di evangelizzazione e promozione umana del continente. Non a caso il Papa ha voluto consegnarlo personalmente ai presuli africani lo scorso 19 marzo a Yaoundé. Assicurando in quell’occasione che esso “rispecchia il grande dinamismo della Chiesa in Africa ma anche le sfide con le quali essa deve confrontarsi”.

Fra queste il documento cita appunto la grave situazione di ingiustizia e di povertà delle popolazioni agricole. Denunciando in tale contesto “le multinazionali che continuano a invadere gradualmente il continente per appropriarsi delle risorse naturali”. E, in particolare, la campagna a favore degli ogm, che – si afferma – “pretende di assicurare la sicurezza alimentare” ma in realtà minaccia di “rovinare i piccoli coltivatori e di sopprimere le loro semine tradizionali rendendoli dipendenti dalle società produttrici”.

La questione resta comunque aperta: nessuno oggi può dire di avere in tasca l’antidoto ai grandi problemi alimentari mondiali, tanto più che mancano acquisizioni scientifiche condivise in materia di sicurezza sanitaria, sostenibilità ambientale e resa produttiva degli ogm. Per questo va affrontata senza dogmatismi, con equilibrio e responsabilità. Non a colpi di scomuniche reciproche o, peggio, di lobbying mascherato da guerra di religione.

http://www.vatican.va/news_services/or/or_quo/commenti/2009/100q01b1.html

**I lanci d’agenzia**

30-04-09

OGM: OSS.ROMANO, PER VATICANO QUESTIONE APERTA MA NESSUN ‘DOPPIO GIOCO’

(ASCA) – Citta’ del Vaticano, 30 apr – ”Nessuno oggi puo’ dire di avere in tasca l’antidoto ai grandi problemi alimentari mondiali, tanto piu’ che mancano acquisizioni scientifiche condivise in materia di sicurezza sanitaria, sostenibilita’ ambientale e resa produttiva degli ogm. Per questo va affrontata senza dogmatismi, con equilibrio e responsabilita’. Non a colpi di scomuniche reciproche o, peggio, di lobbying mascherato da guerra di religione”. Lo scrive l”Osservatore romano’, il quotidiano della Santa Sede, affrontando la questione della posizione della Santa Sede sugli organismi geneticamente modificati e rispondendo all’accusa di ”doppio gioco” lanciata dal quotidiano ‘Terra’. ”Fautori e detrattori degli organismi geneticamente modificati – scrive Francesco M. Valiante in un articolo di prima pagina – sgomitano per arruolare il Vaticano tra le proprie fila. Grandi manovre sono in atto da tempo: almeno da quando, durante un seminario di studio promosso sull’argomento nel 2003 dal Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, il cardinale Renato Raffaele Martino ammise senza reticenze l’esistenza di ‘pressioni, provenienti da molteplici fonti e portatrici di esigenze diversificate e in qualche modo incompatibili, a cui anche la Santa Sede e’ sottoposta”’.

”Il copione delle campagne pro o contro gli ogm – prosegue l’Osservatore Romano – e’ quasi sempre lo stesso. Si tirano in ballo improvvisati interpreti del pensiero pontificio – anche tra le fila ecclesiastiche – i quali si affannano di volta in volta a dimostrare che il papa ‘e’ contro le multinazionali del biotech’ o, al contrario, ‘non ha mai detto no agli ogm’. Ideologia e interesse hanno la meglio su ragionevolezza e cautela. Di certezze scientifiche neanche a parlarne. Cosicche’, agli occhi dei piu’, le tesi in campo finiscono per elidersi a vicenda. E si accredita di fatto la teoria del ‘doppio gioco del Vaticano’, come ha titolato nei giorni scorsi un quotidiano italiano”. Invece conclude l’articolo, ”la questione resta comunque aperta”.

asp/sam/alf

Ogm/ ‘Osservatore romano’: Non arruolate il Vaticano, no dogmi

di Apcom

“Serve pragmatismo, non scomuniche o lobbying-guerra religiosa”

Città del Vaticano, 30 apr. (Apcom) – La questione “resta aperta”: “Nessuno oggi può dire di avere in tasca l’antidoto ai grandi problemi alimentari mondiali, tanto più che mancano acquisizioni scientifiche condivise in materia di sicurezza sanitaria, sostenibilità ambientale e resa produttiva degli ogm. Per questo va affrontata senza dogmatismi, con equilibrio e responsabilità. Non a colpi di scomuniche reciproche o, peggio, di lobbying mascherato da guerra di religione”. L”Osservatore romano’ risponde così a chi – da ultimo il nuovo giornale ‘Terra’ – attribuisce al Vaticano una posizione dogmatica sugli Ogm. “Fautori e detrattori degli organismi geneticamente modificati – scrive Francesco M. Valiante in un articolo di prima pagina – sgomitano per arruolare il Vaticano tra le proprie fila. Grandi manovre sono in atto da tempo: almeno da quando, durante un seminario di studio promosso sull’argomento nel 2003 dal Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, il cardinale Renato Raffaele Martino ammise senza reticenze l’esistenza di ‘pressioni, provenienti da molteplici fonti e portatrici di esigenze diversificate e in qualche modo incompatibili, a cui anche la Santa Sede è sottoposta’. Il copione delle campagne pro o contro gli ogm – afferma il quotidiano della Santa Sede – è quasi sempre lo stesso. Si tirano in ballo improvvisati interpreti del pensiero pontificio – anche tra le fila ecclesiastiche – i quali si affannano di volta in volta a dimostrare che il Papa ‘è contro le multinazionali del biotech’ o, al contrario, ‘non ha mai detto no agli ogm’. Ideologia e interesse hanno la meglio su ragionevolezza e cautela. Di certezze scientifiche neanche a parlarne. Cosicché, agli occhi dei più, le tesi in campo finiscono per elidersi a vicenda. E – conclude l”Osservatore’ – si accredita di fatto la teoria del ‘doppio gioco del Vaticano’, come ha titolato nei giorni scorsi un quotidiano italiano”.

ANSA POL 30/04/2009 16.58.00

backTitoli printStampa

VATICANO: O.ROMANO, SU OGM NON SIAMO NE’ A FAVORE NE’ CONTRO

VATICANO: O.ROMANO, SU OGM NON SIAMO NE’ A FAVORE NE’ CONTRO (ANSA) – CITTA’ DEL VATICANO, 30 APR – Il Vaticano non ha posizioni dogmatiche sugli ogm, anzi la questione ”resta aperta” , in ”quanto nessuno oggi puo’ dire di avere in tasca l’antidoto ai grandi problemi alimentari mondiali”, Cosi’ l’Osservatore Romano risponde a chi tirare la Santa Sede da una parte o dall’altra. ”Fautori e detrattori degli organismi geneticamente modificati – scrive Francesco M. Valiante in un articolo di prima pagina – sgomitano per arruolare il Vaticano tra le proprie fila. Grandi manovre sono in atto da tempo: almeno da quando, durante un seminario di studio promosso sull’argomento nel 2003 dal Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, il cardinale Renato Raffaele Martino ammise senza reticenze l’esistenza di ‘pressioni, provenienti da molteplici fonti e portatrici di esigenze diversificate e in qualche modo incompatibili, a cui anche la Santa Sede e’ sottoposta”. ”Il copione delle campagne pro o contro gli ogm – afferma il quotidiano della Santa Sede – e’ quasi sempre lo stesso. Si tirano in ballo improvvisati interpreti del pensiero pontificio – anche tra le fila ecclesiastiche – i quali si affannano di volta in volta a dimostrare che il Papa ‘e’ contro le multinazionali del biotech’ o, al contrario, ‘non ha mai detto no agli ogm’. Ideologia e interesse hanno la meglio su ragionevolezza e cautela. Di certezze scientifiche neanche a parlarne. Cosicche’, agli occhi dei piu’, le tesi in campo finiscono per elidersi a vicenda. E – conclude l”Osservatore’ – si accredita di fatto la teoria del ‘doppio gioco del Vaticano’, come ha titolato nei giorni scorsi un quotidiano italiano”. (ANSA) PIN 30-APR-09 16:55 NNN

APBS POL 30/04/2009 16.38.46

backTitoli printStampa

* Ogm/ ‘Osservatore romano’: Non arruolate il Vaticano, no dogmi

* Ogm/ ‘Osservatore romano’: Non arruolate il Vaticano, no dogmi * Ogm/ ‘Osservatore romano’: Non arruolate il Vaticano, no dogmi “Serve pragmatismo, non scomuniche o lobbying-guerra religiosa” Città del Vaticano, 30 apr. (Apcom) – La questione “resta aperta”: “Nessuno oggi può dire di avere in tasca l’antidoto ai grandi problemi alimentari mondiali, tanto più che mancano acquisizioni scientifiche condivise in materia di sicurezza sanitaria, sostenibilità ambientale e resa produttiva degli ogm. Per questo va affrontata senza dogmatismi, con equilibrio e responsabilità. Non a colpi di scomuniche reciproche o, peggio, di lobbying mascherato da guerra di religione”. L”Osservatore romano’ risponde così a chi – da ultimo il nuovo giornale ‘Terra’ – attribuisce al Vaticano una posizione dogmatica sugli Ogm. “Fautori e detrattori degli organismi geneticamente modificati – scrive Francesco M. Valiante in un articolo di prima pagina – sgomitano per arruolare il Vaticano tra le proprie fila. Grandi manovre sono in atto da tempo: almeno da quando, durante un seminario di studio promosso sull’argomento nel 2003 dal Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, il cardinale Renato Raffaele Martino ammise senza reticenze l’esistenza di ‘pressioni, provenienti da molteplici fonti e portatrici di esigenze diversificate e in qualche modo incompatibili, a cui anche la Santa Sede è sottoposta’. Il copione delle campagne pro o contro gli ogm – afferma il quotidiano della Santa Sede – è quasi sempre lo stesso. Si tirano in ballo improvvisati interpreti del pensiero pontificio – anche tra le fila ecclesiastiche – i quali si affannano di volta in volta a dimostrare che il Papa ‘è contro le multinazionali del biotech’ o, al contrario, ‘non ha mai detto no agli ogm’. Ideologia e interesse hanno la meglio su ragionevolezza e cautela. Di certezze scientifiche neanche a parlarne. Cosicché, agli occhi dei più, le tesi in campo finiscono per elidersi a vicenda. E – conclude l”Osservatore’ – si accredita di fatto la teoria del ‘doppio gioco del Vaticano’, come ha titolato nei giorni scorsi un quotidiano italiano”. Ska 30-APR-09 16:36 NNNN

AGI CR 30/04/2009 16.13.40

backTitoli printStampa

= OGM: OSSERVATORE, CHIESA NON SI SCHIERA PRO O CONTRO =

= OGM: OSSERVATORE, CHIESA NON SI SCHIERA PRO O CONTRO = == OGM: OSSERVATORE, CHIESA NON SI SCHIERA PRO O CONTRO = (AGI) – CdV, 30 apr. – “Fautori e detrattori degli organismi geneticamente modificati (ogm) sgomitano per arruolare il Vaticano tra le proprie fila”. Lo scrive oggi l’Osservatore Romano sottolineando che “grandi manovre sono in atto da tempo” e ricorda che “durante un seminario di studio promosso sull’argomento nel 2003 dal Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, il card. Renato Raffaele Martino ammise senza reticenze l’esistenza di pressioni, provenienti da molteplici fonti e portatrici di esigenze diversificate e in qualche modo incompatibili, a cui anche la Santa Sede e’ sottoposta”. “Il copione delle campagne pro o contro gli ogm – rileva l’articolo – e’ quasi sempre lo stesso: si tirano in ballo improvvisati interpreti del pensiero pontificio anche tra le fila ecclesiastiche i quali si affannano di volta in volta a dimostrare che il Papa ‘e’ contro le multinazionali del biotech’ o, al contrario, ‘non ha mai detto no agli ogm'”. Cosi’, lamenta il giornale diretto dal prof. Giovanni Maria Vian, “ideologia e interesse hanno la meglio su ragionevolezza e cautela. Di certezze scientifiche neanche a parlarne. Cosicche’, agli occhi dei piu’, le tesi in campo finiscono per elidersi a vicenda. E si accredita di fatto la teoria del ‘doppio gioco del Vaticano’, come ha titolato nei giorni scorsi un quotidiano italiano”. (AGI) Siz 301614 APR 09 NNNN

Annunci

Informazioni su Federico Tulli

Federico Tulli è un giornalista professionista. Collabora con diversi periodici, tra cui “Left”, “MicroMega” e “Critica liberale”. Sul web è condirettore di “Cronache Laiche”, firma un blog su “MicroMega”, ha ideato e dirige il magazine di divulgazione culturale e scientifica “Babylon Post”. Per L'Asino d'oro edizioni ha pubblicato: “Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro” (2010), “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” (2014) e “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” (2015).

Discussione

Non c'è ancora nessun commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Figli rubati – In libreria dal 25 settembre 2015

Il 12 febbraio 2015 è iniziato a Roma un importante processo per i crimini di lesa umanità subiti da 42 italiani sequestrati e uccisi nell'ambito del Piano Condor. Questo accordo segreto tra i governi e le polizie di sette Paesi del Sud America è stato realizzato tra gli anni Settanta e Ottanta fuori da qualsiasi alveo costituzionale per reprimere l'opposizione, facendo scomparire una intera generazione di giovani impegnati nella difesa dei diritti umani. Tra le parti civili del processo ci sono quattro quarantenni: furono rubati appena nati alle loro madri internate nei centri di tortura del 'Condor', e affidati a famiglie contigue ai regimi per essere educati secondo valori «occidentali e cristiani». La loro storia, insieme a quella dei 42 giovani desaparecidos italiani, è ricostruita nel nuovo libro-inchiesta di Federico Tulli, “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” in uscita per L'Asino d'oro edizioni
L'indagine dell'autore parte da Milano. Qui vivono i parenti di una ragazza scomparsa nel 1977, e ritrovata in maniera rocambolesca nel 2014, i cui nonni dopo aver saputo della sua nascita in un lager di Buenos Aires si rivolsero senza successo anche a Jorge Mario Bergoglio allora capo dei gesuiti argentini. Secondo Estela Carlotto, presidente delle Abuelas di Plaza de Mayo, che dopo 36 anni di ricerche ha ritrovato il nipote Guido, almeno 70 “figli rubati” vivono in Italia senza conoscere la propria storia e non si riesce a trovarli. Perché, come ricostruisce Tulli, le ali del Condor sono ancora aperte.
Nella prefazione l'avvocato paraguayano Martin Almada, Premio Nobel alternativo per la Pace 2002, racconta come ha scoperto nel 1992 ad Asuncion gli Archivi del terrore. Queste carte, circa 700mila documenti ammassati in una anonima caserma di polizia, negli anni hanno consentito a decine di tribunali di ricostruire parte della storia del Piano Condor. Grazie agli Archivi, il giudice spagnolo Baltazar Garzon riuscì a incriminare il dittatore cileno Augusto Pinochet, uno dei registi del Piano, e più di recente il pm Giancarlo Capaldo ha potuto istruire il processo in corso a Roma nell'Aula bunker di Rebibbia. Ma la via verso la Verità e la Giustizia, invocate dai sopravvissuti e dai familiari dei desaparecidos, è ancora lunga e tortuosa. Il 30 settembre scorso, Almada, al termine dell'Udienza generale in Vaticano, ha chiesto di persona a papa Francesco che la Santa Sede apra i propri archivi declassificando i documenti segreti riferiti al Paraguay, all’Argentina, al Cile, alla Bolivia, al Brasile e all’Uruguay.
Il ruolo ambiguo della Chiesa cattolica in queste tragiche vicende è ulteriormente evidenziato nella postfazione di Simona Maggiorelli: un'inchiesta sulla storia dei 300mila bambini rubati ai “sovversivi” nella Spagna franchista, e nei 20 anni successivi alla morte del dittatore fascista avvenuta nel 1975, all'interno di cliniche gestite da congreghe religiose. È qui che affondano le radici ideologiche dei furti di neonati perpetrati in America Latina.

Aggiornamenti Twitter

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: