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Società

Testamento biologico, c’era una volta la laicità dello Stato

senatoIl Senato boccia gli emendamenti dell’opposizione sull’esclusione dell’alimentazione forzata. Oggi il voto finale. L’amarezza di Englaro di Federico Tulli

La crociata del centrodestra sul testamento biologico giunge (vittoriosa per i crociati) al termine. Il voto finale al Senato sul ddl Calabrò è fissato per la tarda serata di oggi, con una seduta che andrà avanti a oltranza. Non si prevedono sorprese nell’urna, dove spesso in questi giorni di votazioni serrate i senatori sono stati chiamati al voto segreto. Pertanto, tra poche ore, la norma sul biotestamento salirà di diritto sul podio tutto berlusconiano delle leggi di ispirazione vaticana, dove già brilla la più antiscientifica e illiberale in assoluto: la legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita. Tutto si è deciso nella giornata di ieri con la bocciatura degli emendamenti relativi al punto cardine del ddl, quelli che chiedevano l’esclusione dell’alimentazione forzata del paziente in stato terminale dagli obblighi imposti per legge al medico. Obblighi previsti dall’articolo 3 comma 6 (che considera l’alimentazione forzata un atto assistenziale e non di cura) e che di fatto impediranno a ciascuno di noi di redigere un vero testamento di  ne vita, esercitando il diritto stabilito dall’articolo 32 della Costituzione di disporre liberamente del nostro corpo. Visto l’esito finale, la strategia dell’opposizione di rallentare l’iter di approvazione della legge tramite la presentazione di migliaia di emendamenti si è rivelata inutile. Ed è risultata fallimentare quella di puntare sulla segretezza del voto per cercare di spaccare il centrodestra su un tema illiberale come quello dell’alimentazione forzata. I crociati di Berlusconi hanno infatti serrato diligentemente i ranghi, mentre chi ha confermato l’esistenza di due ben distinte anime nella stessa formazione politica alla fine è stato il Partito democratico. Con il capogruppo al Senato, Anna Finocchiaro, che presentava un emendamento soppressivo del comma 6 e la teodem Emanuela Baio Dossi che le votava contro. Nemmeno l’intervento di Ignazio Marino, medico e senatore Pd di dichiarata fede cattolica, ha fatto breccia nella coscienza dei suoi ferventi colleghi: «Ogni trattamento sanitario può essere rifiutato dalla persona. Queste non sono parole di un pericoloso sovversivo, ma di Aldo Moro. Il Senato oggi tradisce quello spirito e cancella la nostra libertà di scelta rispetto alle terapie mediche». Fatta la legge non resta che sottolineare l’amarezza di Beppino Englaro espressa ai microfoni di un’emittente romana: «Annullare l’idea costituzionale del diritto inviolabile della libertà della persona è inaccettabile. È assurdo confondere la naturalità con l’artificialità o non capire che l’alimentazione forzata, come riconosciuto dal mondo scientifico, è una terapia. Ed è indegno protrarre artificialmente il vivere. Il modo migliore di tutelare la vita umana, è affidare le decisioni al riguardo a chi la vive. La sentenza della Cassazione per la vicenda di Eluana – ha concluso Englaro – va nella direzione dei principi di uno stato laico, nel rispetto del dettato costituzionale. La legge che il Parlamento approverà e soprattutto la reazione dei cittadini ci dimostreranno se siamo davvero in uno Stato laico».  Terra, quotidiano del 26 marzo 2009

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Informazioni su Federico Tulli

Federico Tulli è un giornalista professionista. Collabora con diversi periodici, tra cui “Left”, “MicroMega” e “Critica liberale”. Sul web è condirettore di “Cronache Laiche”, firma un blog su “MicroMega”, ha ideato e dirige il magazine di divulgazione culturale e scientifica “Babylon Post”. Per L'Asino d'oro edizioni ha pubblicato: “Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro” (2010), “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” (2014) e “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” (2015).

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Figli rubati – In libreria dal 25 settembre 2015

Il 12 febbraio 2015 è iniziato a Roma un importante processo per i crimini di lesa umanità subiti da 42 italiani sequestrati e uccisi nell'ambito del Piano Condor. Questo accordo segreto tra i governi e le polizie di sette Paesi del Sud America è stato realizzato tra gli anni Settanta e Ottanta fuori da qualsiasi alveo costituzionale per reprimere l'opposizione, facendo scomparire una intera generazione di giovani impegnati nella difesa dei diritti umani. Tra le parti civili del processo ci sono quattro quarantenni: furono rubati appena nati alle loro madri internate nei centri di tortura del 'Condor', e affidati a famiglie contigue ai regimi per essere educati secondo valori «occidentali e cristiani». La loro storia, insieme a quella dei 42 giovani desaparecidos italiani, è ricostruita nel nuovo libro-inchiesta di Federico Tulli, “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” in uscita per L'Asino d'oro edizioni
L'indagine dell'autore parte da Milano. Qui vivono i parenti di una ragazza scomparsa nel 1977, e ritrovata in maniera rocambolesca nel 2014, i cui nonni dopo aver saputo della sua nascita in un lager di Buenos Aires si rivolsero senza successo anche a Jorge Mario Bergoglio allora capo dei gesuiti argentini. Secondo Estela Carlotto, presidente delle Abuelas di Plaza de Mayo, che dopo 36 anni di ricerche ha ritrovato il nipote Guido, almeno 70 “figli rubati” vivono in Italia senza conoscere la propria storia e non si riesce a trovarli. Perché, come ricostruisce Tulli, le ali del Condor sono ancora aperte.
Nella prefazione l'avvocato paraguayano Martin Almada, Premio Nobel alternativo per la Pace 2002, racconta come ha scoperto nel 1992 ad Asuncion gli Archivi del terrore. Queste carte, circa 700mila documenti ammassati in una anonima caserma di polizia, negli anni hanno consentito a decine di tribunali di ricostruire parte della storia del Piano Condor. Grazie agli Archivi, il giudice spagnolo Baltazar Garzon riuscì a incriminare il dittatore cileno Augusto Pinochet, uno dei registi del Piano, e più di recente il pm Giancarlo Capaldo ha potuto istruire il processo in corso a Roma nell'Aula bunker di Rebibbia. Ma la via verso la Verità e la Giustizia, invocate dai sopravvissuti e dai familiari dei desaparecidos, è ancora lunga e tortuosa. Il 30 settembre scorso, Almada, al termine dell'Udienza generale in Vaticano, ha chiesto di persona a papa Francesco che la Santa Sede apra i propri archivi declassificando i documenti segreti riferiti al Paraguay, all’Argentina, al Cile, alla Bolivia, al Brasile e all’Uruguay.
Il ruolo ambiguo della Chiesa cattolica in queste tragiche vicende è ulteriormente evidenziato nella postfazione di Simona Maggiorelli: un'inchiesta sulla storia dei 300mila bambini rubati ai “sovversivi” nella Spagna franchista, e nei 20 anni successivi alla morte del dittatore fascista avvenuta nel 1975, all'interno di cliniche gestite da congreghe religiose. È qui che affondano le radici ideologiche dei furti di neonati perpetrati in America Latina.

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