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Società

L’eterna vagabonda delle scienze

All’Auditorium di Roma, quattro giorni nel segno della matematica. L’atavico rapporto dell’uomo con le cifre narrato da premi Nobel, economisti, filosofi e artisti di Federico Tulli

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Mario Merz, La spirale appare (1990)

Il termine “matematico” etimologicamente significa “apprendista”. Per cui, chiunque sia dotato di interesse scientifico può definirsi matematico. E in effetti, a ben guardare, la madre di tutte le scienze è anche la più aperta, quella con meno pregiudizi. Da sempre, nel corso della sua lunga storia, l’arte di far di conto parla un linguaggio capace di dialogare con le varie discipline scientifiche che via via l’uomo ha pensato, definito, sviluppato e approfondito. Dall’astronomia alla filosofia, dalla chimica alla fisica, dalla logica alla genetica. E non solo. L’aver carpito i segreti nascosti nei numeri e nelle formule che da questi si possono ricavare ha fatto la fortuna di alcuni tra i più famosi artisti. Senza andare troppo indietro negli anni basta citare Mario Merz e le sue di opere raffiguranti i numeri di Fibonacci sparse nei più importanti musei del mondo. Ma la matematica, diciamocelo, è stata senza dubbio anche il peggiore degli incubi scolastici di gran parte di ciascuno di noi. Peraltro, a renderla un po’ più “umana”, ha senza dubbio contribuito la leggenda (sconfessata dal fisico Antonio Segré) che Albert Einstein, inventore della teoria della relatività, al liceo era scarsino. Il che sconfesserebbe solo la prima parte dell’assunto iniziale, poiché, come dimostra il ricco programma del terzo festival della Matematica organizzato a Roma da Piergiorgio Odifreddi, il ruolo di questa disciplina che ha superato tutte le prove della storia continua a dimostrarsi insostituibile nel progresso delle scienze. Umanistiche o naturali che siano. Tutto questo per dire che dal 19 al 22 marzo all’Auditorium realizzato da Renzo Piano ce n’è per ogni gusto. Creazioni e ricreazioni è il titolo pensato dal matematico Odifreddi per l’edizione 2009 (http://www.auditorium.com/eventi/festival). mateE sarà l’eccellenza del pensiero scientifico filosofico mondiale a condurre il visitatore nell’universo delle creazioni matematiche: il Nobel per la Fisica Arno Penzias, il grande fisico Nicola Cabibbo, le medaglie Fields per la Matematica Edward Witten, Timothy Gowers e Vaughan Jones, i Nobel per la Chimica Roald Hoffmann e Richard Ernst, i Nobel per l’Economia Robert Mundell, John Nash e Thomas Schelling, e Paolo Giordano, premio Strega 2008,  presentati da autorevoli scrittori, filosofi, matematici e giornalisti scientifici italiani come Gabriele Beccaria, Marco Cattaneo, Riccardo Chiaberge, Giulio Giorello, Armando Massarenti e Claudio Procesi. Un festival  che però, come da titolo è anche ricreazione. Per adulti e piccini. E quindi exhibit, giochi da tavolo,  esperimenti, puzzle, giochi di magia, enigmistica. Da non perdere, allora, gli incontri con Federico Peiretti e Giovanni Filocamo che spiegano come si passa dalla matematica del calcolo a quella del ragionamento,  attraverso il gioco. Scopriremo infine che il matematico non è quello che il “povero” studente e l’uomo  comune vede, lontano dai suoi interessi personali, perso fra le nuvole, come già lo aveva presentato Jonathan Swift, nei suoi Viaggi di Gulliver. Swift collocò i matematici su Laputa, un’isola volante, e immaginò che ci fosse sempre una squadra di flagellatori pronti a percuoterli delicatamente sugli occhi o sulle orecchie, con una piccola verga, in cima alla quale è legata una vescica piena di piselli secchi, per riportarli alla realtà. Chissà, forse anche per questa dolce piccola vendetta quei Viaggi restano nei sogni di molti di noi, anche da adulti. da Notizie verdi di mercoledì 18 marzo 2009

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Informazioni su Federico Tulli

Federico Tulli è un giornalista professionista. Collabora con diversi periodici, tra cui “Left”, “MicroMega” e “Critica liberale”. Sul web è condirettore di “Cronache Laiche”, firma un blog su “MicroMega”, ha ideato e dirige il magazine di divulgazione culturale e scientifica “Babylon Post”. Per L'Asino d'oro edizioni ha pubblicato: “Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro” (2010), “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” (2014) e “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” (2015).

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Figli rubati – In libreria dal 25 settembre 2015

Il 12 febbraio 2015 è iniziato a Roma un importante processo per i crimini di lesa umanità subiti da 42 italiani sequestrati e uccisi nell'ambito del Piano Condor. Questo accordo segreto tra i governi e le polizie di sette Paesi del Sud America è stato realizzato tra gli anni Settanta e Ottanta fuori da qualsiasi alveo costituzionale per reprimere l'opposizione, facendo scomparire una intera generazione di giovani impegnati nella difesa dei diritti umani. Tra le parti civili del processo ci sono quattro quarantenni: furono rubati appena nati alle loro madri internate nei centri di tortura del 'Condor', e affidati a famiglie contigue ai regimi per essere educati secondo valori «occidentali e cristiani». La loro storia, insieme a quella dei 42 giovani desaparecidos italiani, è ricostruita nel nuovo libro-inchiesta di Federico Tulli, “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” in uscita per L'Asino d'oro edizioni
L'indagine dell'autore parte da Milano. Qui vivono i parenti di una ragazza scomparsa nel 1977, e ritrovata in maniera rocambolesca nel 2014, i cui nonni dopo aver saputo della sua nascita in un lager di Buenos Aires si rivolsero senza successo anche a Jorge Mario Bergoglio allora capo dei gesuiti argentini. Secondo Estela Carlotto, presidente delle Abuelas di Plaza de Mayo, che dopo 36 anni di ricerche ha ritrovato il nipote Guido, almeno 70 “figli rubati” vivono in Italia senza conoscere la propria storia e non si riesce a trovarli. Perché, come ricostruisce Tulli, le ali del Condor sono ancora aperte.
Nella prefazione l'avvocato paraguayano Martin Almada, Premio Nobel alternativo per la Pace 2002, racconta come ha scoperto nel 1992 ad Asuncion gli Archivi del terrore. Queste carte, circa 700mila documenti ammassati in una anonima caserma di polizia, negli anni hanno consentito a decine di tribunali di ricostruire parte della storia del Piano Condor. Grazie agli Archivi, il giudice spagnolo Baltazar Garzon riuscì a incriminare il dittatore cileno Augusto Pinochet, uno dei registi del Piano, e più di recente il pm Giancarlo Capaldo ha potuto istruire il processo in corso a Roma nell'Aula bunker di Rebibbia. Ma la via verso la Verità e la Giustizia, invocate dai sopravvissuti e dai familiari dei desaparecidos, è ancora lunga e tortuosa. Il 30 settembre scorso, Almada, al termine dell'Udienza generale in Vaticano, ha chiesto di persona a papa Francesco che la Santa Sede apra i propri archivi declassificando i documenti segreti riferiti al Paraguay, all’Argentina, al Cile, alla Bolivia, al Brasile e all’Uruguay.
Il ruolo ambiguo della Chiesa cattolica in queste tragiche vicende è ulteriormente evidenziato nella postfazione di Simona Maggiorelli: un'inchiesta sulla storia dei 300mila bambini rubati ai “sovversivi” nella Spagna franchista, e nei 20 anni successivi alla morte del dittatore fascista avvenuta nel 1975, all'interno di cliniche gestite da congreghe religiose. È qui che affondano le radici ideologiche dei furti di neonati perpetrati in America Latina.

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