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Ricerca scientifica

Dietro alle decisioni di Obama

obamL’illuminismo e le più innovative acquisizioni della bioetica, alle radici delle scelte sulla libertà di ricerca del neo presidente degli Stati Uniti. A Roma per il festival della Matematica, parla Armando Massarenti, epistemologo e filosofo della scienza firma del Sole 24 Ore  di Federico Tulli


Professor Massarenti, all’Auditorium lei introdurrà la lectio magistralis del premio Nobel per la Chimica Roald Hoffman, dal titolo “Matematica nella chimica?”. Cosa ci fa un filosofo al festival della Matematica?
Anzitutto bisogna fugare un pregiudizio che è della nostra cultura e cioè che la filosofia debba essere per forza legata all’ambito umanistico. Quella è una cultura che ha sempre visto le scienze come una disciplina minore. Addirittura dagli idealisti, come Croce e Gentile, la scienza era considerata disciplina di “serie b”.
Due grandi nomi nel suo campo. Ma la loro idea non è un paradosso se pensiamo al ruolo che oggi riveste la ricerca scientifica?

È peggio di un paradosso. La filosofia per come la intendo è oltremodo legata alle scienze. Non a caso le pagine che curo sul Domenicale del Sole 24 ore si chiamano “Scienza e filosofia”. Pagine in cui, dalla loro nascita nell’86, si è parlato di matematica. Con interventi di filosofia della matematica e anche di logica. Va peraltro detto che, a sua volta, la matematica non avrebbe potuto fare alcuni progressi di grandissima portata tra fine 800 e inizio 900 se non fosse stata legata strettamente a lavori di rigorosi filosofi che parlavano di logica. Come Frege. Difficile dire se lui sia stato un filosofo o un matematico. La sua idea di costruire una lingua universale era un progetto filosofico che voleva tradurre tutte le verità matematiche su basi logiche.
La teoria di Frege, però, ha fallito proprio la prova del riscontro scientifico…

Sì, ma è qui che entra in azione la filosofia della matematica, consentendo di capire come sfruttare i fallimenti ai fini del progresso della conoscenza.
Tutta la filosofia fa speculazioni di questo tipo. O no?
Sì, ma la matematica ha il vantaggio di imporre in maniera molto rigorosa questi limiti. Peraltro, se guardiamo alla filosofia politica o all’etica, scopriamo che da 2500 anni alcuni problemi di fondo sono riproposti costantemente senza che si arrivi a una soluzione. Ma questo non vuol dire che nel frattempo la politica e l’etica non siano progredite. Grazie anche al pensiero filosofico che ragiona di matematica, come di etica e di politica. E che pur senza fornire delle risposte definitive individua delle analogie, tra etica e politica da una parte e matematica dall’altra.
Ci spieghi meglio…

armandomassarenti

Il filosofo della scienza Armando Massarenti

Un esempio di sintesi tra etica, politica e matematica può essere il Teorema della giuria di Condorcet. Il quale dimostrò matematicamente la possibilità di errore di una giuria in una percentuale precisa di sentenze. Questo teorema è un buon argomento contro la pena di morte. Poi c’è la questione della giustizia sociale. Da Platone in poi ci poniamo questo problema. L’esempio che mi piace fare è quello che fino a Montesquieu quasi tutti i trattati dicevano che il potere doveva essere unico perché così era incorruttibile. In realtà poi s’è scoperto che il vero modo per eliminare la grande corruzione che chi comanda porta con se è la divisione dei poteri. Quando l’abbiamo capito, anche se non c’è la dimostrazione scientifica piena, non siamo più tornati indietro. Alla prova dei fatti è una conquista che ci dobbiamo tenere ben stretta, perché se dobbiamo definire cosa è uno Stato di diritto la divisione dei poteri è una delle condizioni irrinunciabili. È un esempio, tra l’altro, molto attuale.
A proposito di attualità, il rigore che insegna il pensiero del matematico può essere utile?
Anche sulle questioni cosiddette bioetiche la matematica può dare una mano. C’è un nesso diretto. Quando Obama dice che la ricerca scientifica sulle cellule staminali embrionali diminuirà le sofferenze vuol dire che sta abbracciando una filosofia morale e politica che è vicina a quello che è stato detto volgarmente utilitarismo.
Il discorso di Obama nascondeva, gratta gratta, un background religioso…
Quando parla di sofferenze non usa termini a caso, mira a un auditorio sensibile a certe parole. Ma è un auditorio di cui non fa parte la Chiesa cattolica, che parlando di diritti degli embrioni ha sposato una tesi sbagliata, andando contro tutta la comunità scientifica internazionale e ora anche contro gli Stati Uniti.
Quali sono i rifermenti cultural filosofici del neopresidente americano?
La chiave del discorso di Obama è nella teoria delle scelte pubbliche. Poiché la sua è una decisione finalizzata a minimizzare le sofferenze delle persone che sono coinvolte. Lo spiega bene Jonathan Baron, in Contro la bioetica (Raffaello Cortina). Baron non va contro la bioetica in assoluto, ma contro quella che si basa su principi inamovibili. Come può esserlo quello che dice che l’embrione è persona. Ecco, questo principio crea una serie di conseguenze che violano quello del minimizzare la sofferenza. La proposta di Baron va presa con le pinze, ma come idea di fondo è accettabile: se noi restiamo rigidamente legati al principio – peraltro confutabile – della sacralità della vita, per cui la vita biologica va difesa sempre e comunque, con lo stop alla ricerca con le cellule staminali embrionali causeremmo delle sofferenze che potrebbero essere evitate semplicemente lasciando libera la ricerca.
fractalÈ anche una questione di buon senso…
Già. Tutto il contrario di chi sostiene che lavorare sulle embrionali è inutile e che le staminali adulte fanno già miracoli.
Su questo punto, nel suo Staminalia (Guanda), lei fa una denuncia precisa.

Anzitutto non si può stabilire a priori qual è la ricerca buona e qual è quella cattiva. Quella sulle staminali embrionali è fondamentale perché, come ha detto anche Obama, ma come avverte spesso anche un’illustre scienziata come Elena Cattaneo, è attraverso il loro studio che si può trovare la chiave per progredire anche nel campo della ricerca sulle staminali adulte.
La scienza non lavora per compartimenti stagni…
È il senso della mia presenza al festival della Matematica. Ma tornando alle staminali, sottolineo che persino Shynia Yamanaka, lo scienziato giapponese che riprogrammando le cellule adulte della pelle ha scoperto la possibilità di non passare per l’embrione, sostiene la necessità inderogabile di mettere a confronto le caratteristiche dei due tipi di cellule. In fondo anche qui c’è un modo di ragionare che se fosse usato sistematicamente, attraverso la teoria delle decisioni razionali, eviterebbe moltissime sofferenze. left 10/2009

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Creativi con i numeri

Roma caput mundi mathematicae. Ma, poiché la matematica non ha confini, la prima sessione del Festival 2009 si è svolta a New York, dove il 10 e 11 marzo si è parlato di linguaggio matematico, in tutta la sua verità e bellezza. Sorvolato l’Atlantico, la terza edizione del Festival, organizzato come sempre dal matematico Piergiorgio Odifreddi, quest’anno con il titolo Creazioni e ricreazioni, sarà all’Auditorium di Roma dal 19 al 22 marzo. Salvare il mondo con i numeri è il fil rouge dei due eventi. Se a New York il re dei frattali Benoit Mandelbrot ha parlato del disordine dei mercati, e il Nobel per la Fisica Shelly Glashow ha tenuto una lezione sull’irragionevole efficacia della matematica, a Roma l’eccellenza del pensiero scientifico filosofico ci condurrà nell’intrigante mondo delle creazioni matematiche: con le medaglie Fields Edward Witten, Timothy Gowers e Vaughan Jones, il Nobel per la Fisica Arno Penzias, il fisico Nicola Cabibbo, i Nobel per la Chimica Roald Hoffmann e Richard Ernst, e quelli per l’Economia Robert Mundell, John Nash e Thomas Schelling. Tutti presentati da autorevoli scrittori, filosofi, matematici e giornalisti scientifici. Come Gabriele Beccaria, Marco Cattaneo, Riccardo Chiaberge, Giulio Giorello, Armando Massarenti e Claudio Procesi.

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Informazioni su Federico Tulli

Federico Tulli è un giornalista professionista. Collabora con diversi periodici, tra cui “Left”, “MicroMega” e “Critica liberale”. Sul web è condirettore di “Cronache Laiche”, firma un blog su “MicroMega”, ha ideato e dirige il magazine di divulgazione culturale e scientifica “Babylon Post”. Per L'Asino d'oro edizioni ha pubblicato: “Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro” (2010), “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” (2014) e “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” (2015).

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Figli rubati – In libreria dal 25 settembre 2015

Il 12 febbraio 2015 è iniziato a Roma un importante processo per i crimini di lesa umanità subiti da 42 italiani sequestrati e uccisi nell'ambito del Piano Condor. Questo accordo segreto tra i governi e le polizie di sette Paesi del Sud America è stato realizzato tra gli anni Settanta e Ottanta fuori da qualsiasi alveo costituzionale per reprimere l'opposizione, facendo scomparire una intera generazione di giovani impegnati nella difesa dei diritti umani. Tra le parti civili del processo ci sono quattro quarantenni: furono rubati appena nati alle loro madri internate nei centri di tortura del 'Condor', e affidati a famiglie contigue ai regimi per essere educati secondo valori «occidentali e cristiani». La loro storia, insieme a quella dei 42 giovani desaparecidos italiani, è ricostruita nel nuovo libro-inchiesta di Federico Tulli, “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” in uscita per L'Asino d'oro edizioni
L'indagine dell'autore parte da Milano. Qui vivono i parenti di una ragazza scomparsa nel 1977, e ritrovata in maniera rocambolesca nel 2014, i cui nonni dopo aver saputo della sua nascita in un lager di Buenos Aires si rivolsero senza successo anche a Jorge Mario Bergoglio allora capo dei gesuiti argentini. Secondo Estela Carlotto, presidente delle Abuelas di Plaza de Mayo, che dopo 36 anni di ricerche ha ritrovato il nipote Guido, almeno 70 “figli rubati” vivono in Italia senza conoscere la propria storia e non si riesce a trovarli. Perché, come ricostruisce Tulli, le ali del Condor sono ancora aperte.
Nella prefazione l'avvocato paraguayano Martin Almada, Premio Nobel alternativo per la Pace 2002, racconta come ha scoperto nel 1992 ad Asuncion gli Archivi del terrore. Queste carte, circa 700mila documenti ammassati in una anonima caserma di polizia, negli anni hanno consentito a decine di tribunali di ricostruire parte della storia del Piano Condor. Grazie agli Archivi, il giudice spagnolo Baltazar Garzon riuscì a incriminare il dittatore cileno Augusto Pinochet, uno dei registi del Piano, e più di recente il pm Giancarlo Capaldo ha potuto istruire il processo in corso a Roma nell'Aula bunker di Rebibbia. Ma la via verso la Verità e la Giustizia, invocate dai sopravvissuti e dai familiari dei desaparecidos, è ancora lunga e tortuosa. Il 30 settembre scorso, Almada, al termine dell'Udienza generale in Vaticano, ha chiesto di persona a papa Francesco che la Santa Sede apra i propri archivi declassificando i documenti segreti riferiti al Paraguay, all’Argentina, al Cile, alla Bolivia, al Brasile e all’Uruguay.
Il ruolo ambiguo della Chiesa cattolica in queste tragiche vicende è ulteriormente evidenziato nella postfazione di Simona Maggiorelli: un'inchiesta sulla storia dei 300mila bambini rubati ai “sovversivi” nella Spagna franchista, e nei 20 anni successivi alla morte del dittatore fascista avvenuta nel 1975, all'interno di cliniche gestite da congreghe religiose. È qui che affondano le radici ideologiche dei furti di neonati perpetrati in America Latina.

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