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Ricerca scientifica

La scienza non è un’altra religione

3310053595_d73e4e45e3Della serie “Perfido tempismo”. Il ministro Sacconi ha escluso le ricerche sulle staminali embrionali dai nuovi bandi per i finanziamenti alla ricerca, creando una discriminazione che va persino contro la proibizionista legge 40 e che allontanerà l’Italia dai finanziamenti Ue. Il fattaccio accade proprio alla vigilia del II congresso mondiale per la Libertà di ricerca scientifica organizzato dall’Associazione Luca Coscioni e dal Partito radicale nonviolento, transnazionale e transpartito (5-7 marzo, Bruxelles Parlamento Ue). Scienziati, legislatori, uomini politici dei 5 continenti discutono di manipolazione politica della scienza e di confronto tra metodo scientifico e pensiero religioso, cercando di collegare l’attualità scientifica e politica con le esigenze delle persone malate o disabili. Left anticipa alcuni brani delle relazioni del bioeticista Alex Mauron dell’università di Ginevra e di Stephen Minger, direttore del King’s stem cell biology laboratory di Londra (vedi left n. 18/2008). Federico Tulli



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Relativismo epistemologico e dogma religioso: la strana coppia nella battaglia contro la libertà di ricerca scientifica di Alex Mauron


La cultura contemporanea è molto più ambivalente che in passato nei confronti della scienza e talvolta apertamente ostile. Ne sono chiari esempi l’ascesa del movimento Creazionista, che si va diffondendo molto oltre la Bible belt americana in cui esso nacque e la sempre più autoreferenziale opposizione a specifici campi della ricerca biomedica (come ad esempio la ricerca sulle cellule staminali embrionali) da parte di alcune autorità religiose. Inoltre questi conflitti non si limitano a riproporre i vecchi scontri tra scienza e religione, che vertevano su chi avesse l’autorità e la competenza metodologica ad accedere alla verità e a svelarla al mondo. Oggi il relativismo epistemologico e la speculazione sulle presunte implicazioni etiche delle scoperte scientifiche giocano un ruolo molto più ampio. Ad esempio, il tentativo creazionista di confezionare un’alternativa pseudoscientifica alla biologia evoluzionista, quale è la teoria del disegno intelligente, non ha mai avuto successo, eppure tale fallimento non ne compromette la crescente influenza. Infatti tale influenza ha poco a che fare con la scienza in quanto tale e deriva piuttosto dalla fustigazione della visione scientifica, descritta come un materialismo noncurante che conduce alla disperazione e alla perdita della credenza tradizionale in comandamenti morali oggettivi. Ecco una perfetta illustrazione del “sillogismo relativista”:
a. La scienza asserisce che un insieme di fatti e spiegazioni sul mondo – chiamata E – è vera.
b. Se E è vera, ne derivano spiacevoli conseguenze morali e sociali.
c. Ergo E è falsa.
Pur nell’assurdità di una simile illusione, questo modo di ragionare ha conquistato l’ampio sostegno tanto della cultura popolare («la scienza è solo un’altra religione») che di quella erudita (lo strong programme della sociologia della scienza e di altre filosofie irrazionaliste). Così, i dogmatici religiosi si sentono incoraggiati a sostituire il loro proprio marchio di dogma a quella “religione naturalistica” che sarebbe la scienza. Tale alleanza tra atteggiamenti dogmatici e relativistici non è senza precedenti nella storia.

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Potenziale terapeutico e di ricerca delle cellule staminali umane pluripotenti di Stephen Minger

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A partire dalla ricostruzione del sistema ematopoietico, realizzata per la prima volta attraverso il trapianto di midollo osseo negli anni Sessanta, si è nutrito un significativo interesse per il potenziale terapeutico e scientifico delle cellule staminali. L’isolamento di specifiche cellule staminali tissutali multipotenti provenienti da organi di persone adulte e la derivazione di cellule staminali embrionali pluripotenti offrono il potenziale per la rigenerazione di diversi tessuti e organi soggetti a degenerazione legata all’età e a danni traumatici. In un futuro non troppo distante sarà possibile riparare i tessuti cardiaci danneggiati dall’infarto miocardico, sostituire i neuroni perduti a causa del morbo di Parkinson e di Alzheimer, trapiantare nuove cellule produttrici di insulina e cellule mieliniche per gli individui affetti da sclerosi multipla e sostituire ossa e cartilagini consumate con l’età e a causa di malattie infiammatorie. Inoltre, la produzione di popolazioni specifiche di sottotipi definiti di cellule umane ha un enorme potenziale di rivoluzionare la scoperta di nuovi farmaci e l’investigazione dei fondamenti cellulari delle malattie umane. Il campo emergente della Medicina rigenerativa modificherà in modo rilevante la medicina clinica e influenzerà significativamente le nostre percezioni dell’invecchiamento, della salute e della malattia, con una miriade di conseguenze per tutta la società.

**left 9/2009**


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Informazioni su Federico Tulli

Federico Tulli è un giornalista professionista. Collabora con diversi periodici, tra cui “Left”, “MicroMega” e “Critica liberale”. Sul web è condirettore di “Cronache Laiche”, firma un blog su “MicroMega”, ha ideato e dirige il magazine di divulgazione culturale e scientifica “Babylon Post”. Per L'Asino d'oro edizioni ha pubblicato: “Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro” (2010), “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” (2014) e “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” (2015).

Discussione

2 pensieri su “La scienza non è un’altra religione

  1. Il problema non è se la scienza sia una nuova religione oppure no. La domanda da porsi dovrebbe andare nel senso. A chi serve salvare alcune vite umane malate e lasciarne morire milioni di guerra, fame e stenti? a chi serve accanirsi per guadagnare qualche anno di vita in più, mentre giovani vite s’infrangono contro l’assenza di senso di una società decadente? chi segue gli anziani che, grazie alle medicine, non riescono a morire ed invocano la morte come un’arma per ferire i propri familiari, che non ne possono più di sentirli lamentarsi? a chi serve produrre cloni di animali e piante, e perdere la ricchezza di ciò che la natura è riuscita ad inventare in milioni di anni?
    C’è una domanda importante a cui la scienza non può disinteressarsi: chi la finanzia.

    Pubblicato da Sonia Zanier | 20 giugno 2010, 11:45 pm

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Figli rubati – In libreria dal 25 settembre 2015

Il 12 febbraio 2015 è iniziato a Roma un importante processo per i crimini di lesa umanità subiti da 42 italiani sequestrati e uccisi nell'ambito del Piano Condor. Questo accordo segreto tra i governi e le polizie di sette Paesi del Sud America è stato realizzato tra gli anni Settanta e Ottanta fuori da qualsiasi alveo costituzionale per reprimere l'opposizione, facendo scomparire una intera generazione di giovani impegnati nella difesa dei diritti umani. Tra le parti civili del processo ci sono quattro quarantenni: furono rubati appena nati alle loro madri internate nei centri di tortura del 'Condor', e affidati a famiglie contigue ai regimi per essere educati secondo valori «occidentali e cristiani». La loro storia, insieme a quella dei 42 giovani desaparecidos italiani, è ricostruita nel nuovo libro-inchiesta di Federico Tulli, “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” in uscita per L'Asino d'oro edizioni
L'indagine dell'autore parte da Milano. Qui vivono i parenti di una ragazza scomparsa nel 1977, e ritrovata in maniera rocambolesca nel 2014, i cui nonni dopo aver saputo della sua nascita in un lager di Buenos Aires si rivolsero senza successo anche a Jorge Mario Bergoglio allora capo dei gesuiti argentini. Secondo Estela Carlotto, presidente delle Abuelas di Plaza de Mayo, che dopo 36 anni di ricerche ha ritrovato il nipote Guido, almeno 70 “figli rubati” vivono in Italia senza conoscere la propria storia e non si riesce a trovarli. Perché, come ricostruisce Tulli, le ali del Condor sono ancora aperte.
Nella prefazione l'avvocato paraguayano Martin Almada, Premio Nobel alternativo per la Pace 2002, racconta come ha scoperto nel 1992 ad Asuncion gli Archivi del terrore. Queste carte, circa 700mila documenti ammassati in una anonima caserma di polizia, negli anni hanno consentito a decine di tribunali di ricostruire parte della storia del Piano Condor. Grazie agli Archivi, il giudice spagnolo Baltazar Garzon riuscì a incriminare il dittatore cileno Augusto Pinochet, uno dei registi del Piano, e più di recente il pm Giancarlo Capaldo ha potuto istruire il processo in corso a Roma nell'Aula bunker di Rebibbia. Ma la via verso la Verità e la Giustizia, invocate dai sopravvissuti e dai familiari dei desaparecidos, è ancora lunga e tortuosa. Il 30 settembre scorso, Almada, al termine dell'Udienza generale in Vaticano, ha chiesto di persona a papa Francesco che la Santa Sede apra i propri archivi declassificando i documenti segreti riferiti al Paraguay, all’Argentina, al Cile, alla Bolivia, al Brasile e all’Uruguay.
Il ruolo ambiguo della Chiesa cattolica in queste tragiche vicende è ulteriormente evidenziato nella postfazione di Simona Maggiorelli: un'inchiesta sulla storia dei 300mila bambini rubati ai “sovversivi” nella Spagna franchista, e nei 20 anni successivi alla morte del dittatore fascista avvenuta nel 1975, all'interno di cliniche gestite da congreghe religiose. È qui che affondano le radici ideologiche dei furti di neonati perpetrati in America Latina.

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