//
you're reading...
Politiche sanitarie

Avvertenze distratte

fecondazL’assunzione «prolungata» del Meropur comporta il «remoto» rischio di non poter più produrre ovociti. Ma l’informazione non compare sul bugiardino italiano del farmaco contro l’infertilità di Federico Tulli

Si apre un nuovo capitolo della vicenda del foglietto illustrativo del farmaco contro l’infertilità Meropur. Venuto in possesso della versione britannica del bugiardino, left ha scoperto che contiene una importante avvertenza che invece manca su quella italiana. Non una semplice curiosità la nostra, dal momento che da quasi tre anni il Meropur è al centro di una sorta di intrigo internazionale svelato dalle associazioni di pazienti infertili con la denuncia alle autorità competenti che una controindicazione riportata sulla confezione francese non compare su quella venduta in Italia. «In caso di assunzione prolungata il farmaco può rendere il trattamento inefficace », recita l’avvertenza del Meropur d’Oltremanica. «Il rischio è remoto» e consiste nel pericolo di non poter più produrre ovociti, ma alle pazienti italiane non è dato di saperlo. Già perché sul foglietto illustrativo del “nostro” Meropur questa controindicazione non è menzionata. Anzi, è più corretto dire che “anche” questa controindicazione non compare. Difatti, come raccontato in tre precedenti puntate di questa inchiesta (vedi left n. 4, 23 e 31 del 2008) a non essere iscritta sulla confezione del Meropur italiano è pure l’avvertenza per chi lo assume del rischio («remoto») di contrarre patologie virali, come recita il bugiardino dello stesso prodotto venduto in Francia (con il nome di Menopur). Normalmente, in vicende come queste si potrebbe pensare che il foglietto illustrativo sia quanto meno in via di aggiornamento. O, caso estremo, che l’Agenzia italiana del farmaco ne abbia decretato (o almeno lo stia per fare) la sospensione dal commercio. Purtroppo, anche se la storia si trascina da tre anni, nessuno dei due casi corrisponde alla realtà attuale. E non è bastata nemmeno una interrogazione parlamentare a tramutare le istanze delle associazioni – Amica cicogna, Cerco un bimbo, Un bambino.it, L’altra cicogna dal 2006 sollecitano il ministero della Salute, l’Aifa, l’Istituto superiore di sanità e l’Agenzia europea per i medicinali – in un foglietto illustrativo completo della dicitura riportata nella confezione francese. L’interrogazione fu presentata a maggio 2008 dai senatori radicali del Pd, Donatella Poretti meropure Marco Perduca. menopurIn essa si chiedeva al ministro Sacconi se «intendeva sospendere il farmaco» fino a una «nuova registrazione con idonee avvertenze integrative». In quelle stesse settimane la presunta pericolosità del medicinale fu contestata dall’azienda farmaceutica che lo produce, Ferring. In un incontro con le associazioni dei pazienti infertili l’azienda dichiarò che non avrebbe aggiornato di propria iniziativa il foglio illustrativo, ritenendo che non vi fossero rischi concreti. Peraltro i vertici della casa farmaceutica assicurarono l’adeguamento delle avvertenze nel caso in cui l’Emea lo avesse chiesto. La risposta del ministro è invece arrivata il 2 dicembre scorso ed è stata negativa. Il sottosegretario al Welfare Ferruccio Fazio ha ricordato che dal 2007 l’Italia ha chiesto due volte all’Agenzia del farmaco danese l’inserimento delle avvertenze mancanti nel bugiardino del Meropur, ricevendo però un diniego. Il ruolo delle autorità di Copenaghen è decisivo perché il medicinale, approvato in Danimarca, è stato adottato nel nostro Paese con la procedura del “mutuo riconoscimento” e quindi l’Aifa non può obbligare Ferring ad aggiornare il bugiardino se prima non viene modificato quello danese. Vincolo che potrebbe comunque essere “aggirato” se l’Agenzia italiana decidesse di sospendere il commercio del Meropur in attesa di buone notizie dal Nord Europa. Left 8/2009

Annunci

Informazioni su Federico Tulli

Federico Tulli è un giornalista professionista. Collabora con diversi periodici, tra cui “Left”, “MicroMega” e “Critica liberale”. Sul web è condirettore di “Cronache Laiche”, firma un blog su “MicroMega”, ha ideato e dirige il magazine di divulgazione culturale e scientifica “Babylon Post”. Per L'Asino d'oro edizioni ha pubblicato: “Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro” (2010), “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” (2014) e “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” (2015).

Discussione

Non c'è ancora nessun commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Figli rubati – In libreria dal 25 settembre 2015

Il 12 febbraio 2015 è iniziato a Roma un importante processo per i crimini di lesa umanità subiti da 42 italiani sequestrati e uccisi nell'ambito del Piano Condor. Questo accordo segreto tra i governi e le polizie di sette Paesi del Sud America è stato realizzato tra gli anni Settanta e Ottanta fuori da qualsiasi alveo costituzionale per reprimere l'opposizione, facendo scomparire una intera generazione di giovani impegnati nella difesa dei diritti umani. Tra le parti civili del processo ci sono quattro quarantenni: furono rubati appena nati alle loro madri internate nei centri di tortura del 'Condor', e affidati a famiglie contigue ai regimi per essere educati secondo valori «occidentali e cristiani». La loro storia, insieme a quella dei 42 giovani desaparecidos italiani, è ricostruita nel nuovo libro-inchiesta di Federico Tulli, “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” in uscita per L'Asino d'oro edizioni
L'indagine dell'autore parte da Milano. Qui vivono i parenti di una ragazza scomparsa nel 1977, e ritrovata in maniera rocambolesca nel 2014, i cui nonni dopo aver saputo della sua nascita in un lager di Buenos Aires si rivolsero senza successo anche a Jorge Mario Bergoglio allora capo dei gesuiti argentini. Secondo Estela Carlotto, presidente delle Abuelas di Plaza de Mayo, che dopo 36 anni di ricerche ha ritrovato il nipote Guido, almeno 70 “figli rubati” vivono in Italia senza conoscere la propria storia e non si riesce a trovarli. Perché, come ricostruisce Tulli, le ali del Condor sono ancora aperte.
Nella prefazione l'avvocato paraguayano Martin Almada, Premio Nobel alternativo per la Pace 2002, racconta come ha scoperto nel 1992 ad Asuncion gli Archivi del terrore. Queste carte, circa 700mila documenti ammassati in una anonima caserma di polizia, negli anni hanno consentito a decine di tribunali di ricostruire parte della storia del Piano Condor. Grazie agli Archivi, il giudice spagnolo Baltazar Garzon riuscì a incriminare il dittatore cileno Augusto Pinochet, uno dei registi del Piano, e più di recente il pm Giancarlo Capaldo ha potuto istruire il processo in corso a Roma nell'Aula bunker di Rebibbia. Ma la via verso la Verità e la Giustizia, invocate dai sopravvissuti e dai familiari dei desaparecidos, è ancora lunga e tortuosa. Il 30 settembre scorso, Almada, al termine dell'Udienza generale in Vaticano, ha chiesto di persona a papa Francesco che la Santa Sede apra i propri archivi declassificando i documenti segreti riferiti al Paraguay, all’Argentina, al Cile, alla Bolivia, al Brasile e all’Uruguay.
Il ruolo ambiguo della Chiesa cattolica in queste tragiche vicende è ulteriormente evidenziato nella postfazione di Simona Maggiorelli: un'inchiesta sulla storia dei 300mila bambini rubati ai “sovversivi” nella Spagna franchista, e nei 20 anni successivi alla morte del dittatore fascista avvenuta nel 1975, all'interno di cliniche gestite da congreghe religiose. È qui che affondano le radici ideologiche dei furti di neonati perpetrati in America Latina.

Aggiornamenti Twitter

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: