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Politiche sanitarie

L’eldorado dei donatori

donazLiquido seminale, plasma per le trasfusioni, ovuli giovani e robusti per la fecondazione artificiale. È la merce di un mercato che, negli Usa del dopo “terremoto subprime”, non conosce crisi. Anzi. Sommersi di debiti e con prospettive nere per l’occupazione gli americani hanno aumentato vertiginosamente la vendita di ciò che madre natura ha portato loro in dote. È quanto emerge da una serie di dati (non ufficiali, spiega l’Aduc, ma considerati statisticamente significativi) ricavati dalle principali cliniche e centri per la fecondazione assistita nonché dalle banche dello sperma disseminate sul territorio Usa. Nei mesi autunnali, proprio mentre si acutizzava la crisi finanziaria, i donatori di sperma che hanno bussato alle porte delle “banche” per offrire la propria merce sono triplicati. Nello stesso periodo le donatrici di ovuli sono aumentate del 30 per cento, e quelli di plasma del 50. In aumento del 20 per cento anche le giovani che si offrono per portare avanti la gravidanza di un figlio altrui. Negli Stati Uniti i compensi medi per questo tipo di “donazioni” di tessuti o fluidi organici sono i seguenti: tra i 60 e i 100 dollari per una fiala di sperma; 7.000 dollari per ovulo fertile; tra i 20 e i 50 dollari per il plasma. In quest’ultimo caso non si tratta di un vero e proprio pagamento ma di rimborso spese per il viaggio dei donatori. Certo è che alcuni giovani donatori di sperma con dieci “sedute” mensili si pagano l’affitto del dormitorio al college, e alcune ragazze offrendo i propri ovuli riescono addirittura a coprire la retta universitaria. Left 50/2008 ** Federico Tulli

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Informazioni su Federico Tulli

Federico Tulli è un giornalista professionista. Collabora con diversi periodici, tra cui “Left”, “MicroMega” e “Critica liberale”. Sul web è condirettore di “Cronache Laiche”, firma un blog su “MicroMega”, ha ideato e dirige il magazine di divulgazione culturale e scientifica “Babylon Post”. Per L'Asino d'oro edizioni ha pubblicato: “Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro” (2010), “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” (2014) e “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” (2015).

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Figli rubati – In libreria dal 25 settembre 2015

Il 12 febbraio 2015 è iniziato a Roma un importante processo per i crimini di lesa umanità subiti da 42 italiani sequestrati e uccisi nell'ambito del Piano Condor. Questo accordo segreto tra i governi e le polizie di sette Paesi del Sud America è stato realizzato tra gli anni Settanta e Ottanta fuori da qualsiasi alveo costituzionale per reprimere l'opposizione, facendo scomparire una intera generazione di giovani impegnati nella difesa dei diritti umani. Tra le parti civili del processo ci sono quattro quarantenni: furono rubati appena nati alle loro madri internate nei centri di tortura del 'Condor', e affidati a famiglie contigue ai regimi per essere educati secondo valori «occidentali e cristiani». La loro storia, insieme a quella dei 42 giovani desaparecidos italiani, è ricostruita nel nuovo libro-inchiesta di Federico Tulli, “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” in uscita per L'Asino d'oro edizioni
L'indagine dell'autore parte da Milano. Qui vivono i parenti di una ragazza scomparsa nel 1977, e ritrovata in maniera rocambolesca nel 2014, i cui nonni dopo aver saputo della sua nascita in un lager di Buenos Aires si rivolsero senza successo anche a Jorge Mario Bergoglio allora capo dei gesuiti argentini. Secondo Estela Carlotto, presidente delle Abuelas di Plaza de Mayo, che dopo 36 anni di ricerche ha ritrovato il nipote Guido, almeno 70 “figli rubati” vivono in Italia senza conoscere la propria storia e non si riesce a trovarli. Perché, come ricostruisce Tulli, le ali del Condor sono ancora aperte.
Nella prefazione l'avvocato paraguayano Martin Almada, Premio Nobel alternativo per la Pace 2002, racconta come ha scoperto nel 1992 ad Asuncion gli Archivi del terrore. Queste carte, circa 700mila documenti ammassati in una anonima caserma di polizia, negli anni hanno consentito a decine di tribunali di ricostruire parte della storia del Piano Condor. Grazie agli Archivi, il giudice spagnolo Baltazar Garzon riuscì a incriminare il dittatore cileno Augusto Pinochet, uno dei registi del Piano, e più di recente il pm Giancarlo Capaldo ha potuto istruire il processo in corso a Roma nell'Aula bunker di Rebibbia. Ma la via verso la Verità e la Giustizia, invocate dai sopravvissuti e dai familiari dei desaparecidos, è ancora lunga e tortuosa. Il 30 settembre scorso, Almada, al termine dell'Udienza generale in Vaticano, ha chiesto di persona a papa Francesco che la Santa Sede apra i propri archivi declassificando i documenti segreti riferiti al Paraguay, all’Argentina, al Cile, alla Bolivia, al Brasile e all’Uruguay.
Il ruolo ambiguo della Chiesa cattolica in queste tragiche vicende è ulteriormente evidenziato nella postfazione di Simona Maggiorelli: un'inchiesta sulla storia dei 300mila bambini rubati ai “sovversivi” nella Spagna franchista, e nei 20 anni successivi alla morte del dittatore fascista avvenuta nel 1975, all'interno di cliniche gestite da congreghe religiose. È qui che affondano le radici ideologiche dei furti di neonati perpetrati in America Latina.

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