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Sicurezza alimentare

Alfonso Siani (Isa-Cnr): La prevenzione è servita

Cibi contaminati, ennesimo allerta nel 2008. L’esperto del Cnr invita a non drammatizzare: in Italia il rischio diossina è limitato di Federico Tulli

«Il consumo occasionale di alimenti con livelli di diossina superiori ai limiti previsti dalle nostre normative non ha un effetto significativo sulla salute delle persone». Senza minimizzare il pericolo Alfonso Siani, ricercatore dell’Istituto di scienze dell’alimentazione del Consiglio nazionale delle ricerche, invita a inquadrare nella «sua giusta dimensione» l’allarme “diossina” che si sta propagando dall’Irlanda in tutta Europa. Un allarme che scaturisce dai numerosi casi di contaminazione di suini e bovini riscontrati dalle autorità sanitarie irlandesi e che causa apprensione anche tra i consumatori italiani,  dal momento che esistono canali di importazione delle carni che sfociano nel nostro Paese.

diossina1Professor Siani, quali rischi corre chi ha mangiato carne contaminata?

Il problema essenziale può essere determinato dall’“effetto accumulo”. Quello che si potrebbe verificare se si consumassero abitualmente e in quantità significative alimenti contaminati. Ma nel caso in esame le partite di carne importate sono ridotte. Dunque il pericolo è tutto sommato limitato.

Qual è la soglia oltre cui scatta questo “effetto accumulo”?

È molto difficile da determinare. Ed è comunque molto più congruo come rischio quello dell’esposizione ad altre fonti avvelenate dalla diossina. Chi ha la sfortuna di vivere vicino a posti dove si lavorano i rifiuti senza rispettare le apposite norme è molto più in pericolo di chi ha mangiato qualche volta cibo contaminato. Questo è un dato abbastanza acquisito. Certo, se uno si nutre tutti i giorni con un chilo di carne alla diossina il discorso cambia.

Come prevenire tali eventi?

Anzitutto fanno bene le autorità competenti a intensificare i controlli che in Italia sono comunque validi. Io penso, poi, che la via da seguire sia quella della tracciabilità di tutti i prodotti animali. Sulla scia di quanto già avviene per i bovini e il pollame. In questi due casi, informare il consumatore sull’origine delle carni è divenuto obbligatorio dopo crisi simili a quella attuale. Mi riferisco alla cosiddetta “mucca pazza” e all’aviaria. Del resto le nostre autorità stanno portando avanti da tempo, in sede europea, la richiesta di tracciabilità obbligatoria di altri prodotti animali (derivati da suini e ovini, ma anche del latte).

Ci sono nessi con la “crisi diossina” che ha colpito di recente la provincia di Caserta?

Anche nel caso delle mozzarelle Dop, alla prova dei fatti, i controlli effettuati su larga scala nei confronti delle aziende appartenenti al Consorzio hanno riscontrato pochissimi sforamenti, e comunque minimi, oltre i limiti dannosi per la salute. Nel caso irlandese, un’azienda che produce mangimi ha introdotto i contaminanti nella catena alimentare delle bestie. Nel casertano, invece, l’avvelenamento da diossina era più dovuto a un fenomeno di tipo ambientale, conseguente alla combustione selvaggia di rifiuti plastici o di rifiuti industriali contenenti oli contaminati.

In tema di sicurezza alimentare sono frequenti situazioni del genere?

Dovrebbero essere rare. La crisi “mucca pazza” deflagrò perché per lungo tempo non ci si accorse che c’era un nesso tra la malattia e l’uso di mangimi derivanti da scarti animali. Secondo una prima analisi il caso della contaminazione avvenuta in Irlanda sembra essere meno “sistematico”. Un discorso destinato a cadere se, dietro tutto questo, c’è la negligenza anche solo di una azienda produttrice di mangimi di grosse dimensioni, che ha lasciato andar via la propria produzione senza i dovuti controlli. Ma questi sono dati che ancora non si conoscono.

Left 50/2008

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Informazioni su Federico Tulli

Federico Tulli è un giornalista professionista. Collabora con diversi periodici, tra cui “Left”, “MicroMega” e “Critica liberale”. Sul web è condirettore di “Cronache Laiche”, firma un blog su “MicroMega”, ha ideato e dirige il magazine di divulgazione culturale e scientifica “Babylon Post”. Per L'Asino d'oro edizioni ha pubblicato: “Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro” (2010), “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” (2014) e “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” (2015).

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