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Editoria

Le buone idee non vanno in crisi

In tempi di difficoltà la piccola e media editoria sfodera la sua carta vincente: la creatività. Basta dare uno sguardo a “Più libri più liberi” di Federico Tulli

_dsc5669_smallSono piccole ma non si direbbe. Tanto hanno le idee chiare su come resistere senza essere travolte dall’onda lunga della crisi economica che minaccia il nostro Paese. Sono le case editrici che dal 5 al 8 dicembre sono al palazzo dei Congressi di Roma per la settima edizione di “Più libri più liberi”, la rassegna della piccola e media editoria. E resistere ricacciando indietro una marea che rischia di travolgere la cultura pensando anzitutto a non tradire le aspettative dei lettori è il filo comune di pensiero che lega questi editori tra loro. I presupposti per non dover raccontare un 2009 disastroso per il libro in Italia, come invece potrebbe essere quello dei grandi editori e anche di altri settori economici che riguardano beni non di prima necessità, ci sono tutti. Il Rapporto sullo stato dell’editoria in Italia 2008 presentato in ottobre alla fiera del Libro di Francoforte dall’Associazione italiana editori, parla, in generale, di un’annata tutt’altro che negativa grazie proprio alla vitalità di molti dei medio-piccoli. La conferma viene da un po’ tutti i protagonisti di questo settore (che in fatturato copre il 10 per cento del totale, ma che nell’ultima settimana ha pubblicato quasi la metà dei titoli che appaiono nella classifica delle vendite) che left ha intervistato in occasione della loro partecipazione alla rassegna romana. «La crisi c’è senz’altro ma per adesso non ci ha colpito, anzi» dice Elido Fazi fondatore di Fazi editore. «Avevamo raddoppiato la nostra quota di mercato lo scorso anno ed è successo anche nel 2008. Se guardiamo alle classifiche di vendita chi è veramente in difficoltà sono quasi tutte le grandi, a parte Mondadori». Secondo Sandro Ferri, che con Sandro Ozzola alla fine degli anni 70 ha creato Edizioni e/o, «la struttura organizzativa meno elastica dei più grossi può giocar loro un brutto scherzo. E questo non vale solo per gli editori quanto anche per la grande distribuzione da cui giungono segnali forti di difficoltà». Marco Cassini, fondatore di Minimum fax con Daniele di Gennaro, ricorda che è risaputo che in Italia si legge poco, «quindi chi si occupa di libri è abbastanza abituato a vivere in un ambiente nel quale la crisi è quasi all’ordine del giorno».

Ed è anche vero che il mercato segnala continuamente di non essere saturo. «Basta osservare la proliferazione di nuove iniziative editoriali degli ultimi 15 anni», dice Cassini. Sia chiaro, però, che non tutte le piccole e medie realtà editoriali hanno passato un 2008 tranquillo, come del resto svariate librerie indipendenti. Molti hanno venduto meno. «La differenza la fanno le idee», sintetizza il co-fondatore di Minimum fax. «Ogni editore ha le sue caratteristiche, noi per esempio sappiamo di dover ogni volta inventare qualcosa di nuovo per far sì che i nostri piccoli libri, i nostri piccoli progetti possano essere visibili e quindi magari apprezzati dal pubblico. Con questo – precisa Coppola – non intendo un progetto che sia anche solo editorialmente nuovo ma anche un nuovo modo di proporsi. Con un’identità, anche visiva, forte come può aver fatto Isbn con le sue copertine (interamente bianche, ndr), o con un progetto culturale ben identificato come possiamo aver fatto noi indirizzandoci su due o tre aree linguistiche o tematiche ben precise». La battaglia per emergere, o per non affondare, dei medio-piccoli editori deve però fare i conti con l’assenza di una vera e propria legge sull’editoria. E dove mancano le regole, o sono poco chiare, si sa che vige la legge del più forte. Lo denuncia senza giri di parole il direttore di Donzelli editore, Carmine Donzelli: «Di fronte a una congiuntura economica così plumbea non vale più la risposta del singolo. Mi scatta l’idea di una più calibrata ricerca di comportamenti condivisi che riguardino il ripristino di alcune regole essenziali. Alcune di queste non sono scritte ma ci sono sempre state. Come quella di mantenere in scaffale un libro per almeno un paio di mesi prima di renderlo se invenduto». Da giugno scorso in poi Donzelli ha riscontrato da parte delle grandi catene librarie «un meccanismo perverso che non ha niente a che vedere col comportamento dell’utente finale». In pratica molti rivenditori spinti da una ingiustificata aspettativa negativa sono arrivati a restituire all’editore anche il 90 per cento delle copie ordinate solo un mese prima. Editore che guarda caso appartiene sempre alla categoria dei medio-piccoli, «quelli che certamente hanno meno potere contrattuale», chiosa Donzelli. E spiega: «In questo modo il libraio si illude di avere maggiore remuneratività dal fatto di poter gestire meglio i prodotti di massa della grande editoria, quelli a più alto sconto». Proprio lo sconto ci porta al secondo problema in tema di regole. «Questo è uno strano Paese – osserva Donzelli – riesce a essere pseudoliberista soltanto sul prezzo dei libri. Se c’è un’ingiustizia profonda che non ha niente a che vedere con il libero mercato è proprio il fatto di consentire delle politiche di dumping attraverso l’abbattimento del prezzo. In tutti gli altri Paesi civili esistono elementi di regolamentazione di queste problematiche, solo in Italia non c’è una legge sullo sconto. Che è sostanzialmente libero, e sotto Natale possiamo andare in libreria e trovare editori che applicano il 30 per cento in meno su tutto il catalogo. In questi casi le difese dei piccoli e medi editori diventano veramente esigue se non si assume un atteggiamento collettivo di resistenza contro una catena distributiva molto cieca. Perché – conclude Donzelli – quello che si sta verificando è anche un problema per il lettore: c’è un effetto di prosciugamento dello scaffale della libreria che riduce la ricchezza culturale dell’offerta». E questo, viste le caratteristiche delle piccole e medie case editrici sembra un vero e proprio attentato alla loro sopravvivenza. Perché è vero che la differenza la fanno le idee, ma a vincere soprattutto sono quelle che spingono alla continua ricerca di nuovi tesori nascosti. In Italia o all’estero. Oppure ancora nelle pagine di chi vive nel nostro Paese e scrive in lingua italiana ma è nato in angoli remoti del mondo. Per Isbn edizioni, la casa editrice del gruppo Il Saggiatore diretta da Massimo Coppola, lo sguardo al panorama internazionale è stato sempre importante. «Il mercato dell’editoria di qualità in lingua francese e in lingua inglese è ampio e l’offerta è maggiore», spiega Coppola. «Si fa comunque fatica a trovare degli esordienti buoni al punto da poter essere inclusi nei nostri cataloghi. In ogni caso, crisi o non crisi, noi proviamo sempre a crescere». Nel 2009, tra i 40 nuovi titoli di Isbn ci sarà spazio per un romanzo di un autore filippino, e soprattutto per il nuovo libro di Torsten Krol, autore di Callisto (finalista al Bancarella 2008), che Coppola definisce «un capolavoro assoluto».

Uno sguardo oltre confine, ma non solo, anche per Fazi editore. «Continueremo a toccare tutte le aree che noi seguiamo – racconta Elido Fazi – dalla narrativa, sia quella alta sia quella più letteraria e sia quella un po’ più giovane, al “crossover”, i libri per ragazzi letti anche dagli adulti. Potrebbe essere un anno straordinario, con cose interessanti, ma come ogni anno ci rimettiamo in discussione». Largo dunque ai nuovi libri di Stephenie Meyer e di Mario Pacor, e anche a due titoli ciascuno del pensatore Jacques Attali e del filosofo Michel Onfray. Ma la vera scommessa di Fazi è su «un’esordiente italiana con cui vorremmo partecipare allo Strega». Una «grande» autrice il cui nome è ancora top secret. Dal canto suo Edizioni e/o, sulla scia del fortunato libro in lingua italiana dell’algerino Amara Lakhous Scontro di civiltà per un ascensore a piazza Vittorio, titolo che continua a vendere praticamente ogni giorno a due anni dalla pubblicazione, continua a sondare la produzione di “cultura migrante”. «Pochi giorni fa – racconta Sandro Ferri – ho finito di leggere le bozze di un libro di Gangbo Jadelin Mabiala, che poi pubblicheremo. È un autore congolese che scrive in italiano e ha già pubblicato per Feltrinelli. È una sorpresa anche per me la vitalità di questi scrittori», sottolinea il fondatore di e/o. «Stanno portando una linfa nuova alla nostra lingua, e non solo: riescono a raccontare delle cose del nostro Paese con una freschezza e una sincerità che agli italiani riesce ormai difficile. Sono una risorsa importante, insostituibile». Insomma, emerge chiaramente che nemeno di fronte all’eventualità di un crollo del mercato le piccole e medie case editrici italiane intendano rinunciare alla propria identità fondata su ricerca e innovazione. La conferma viene anche da Donzelli che nei mesi scorsi ha lanciato l’italo- somala Igiaba Sciego, uno dei casi editoriali dell’anno. E che, soprattutto, aveva aperto il 2008 con la raccolta degli scritti del futuro primo presidente americano nero. Così, anche per ribadire che «soltanto l’insipienza di una periferia del mondo come è questo nostro Paese che ha potuto scambiare Obama come un piccolo fenomeno da baraccone», tra i titoli più importanti in evidenza c’è la raccolta dei suoi Discorsi per la presidenza. Un testo dal quale, secondo Donzelli, emerge «una intercettazione di alcuni fatti essenziali che riguardano gli Usa e poi in generale una serie di problemi dell’Occidente e non solo, visti con un’angolatura mentale profondamente nuova».
Sulla stessa lunghezza d’onda di Donzelli è per certi versi la strategia di Minimum fax, secondo cui «alla lunga, coerenza, credibilità e valore del progetto culturale che proponiamo ai nostri lettori paga». Per questo, spiega Marco Cassini, «continueremo a puntare gran parte dei nostri sforzi e delle nostre attenzioni alla letteratura italiana in particolare a quella contemporanea e ancora più nel dettaglio ad autori esordienti e giovani». Questo “sguardo al futuro” non ha impedito a Cassini e Di Gennaro di andare a riscovare un vecchio titolo pubblicato da Einaudi nel ’76 e poi caduto nel dimenticatoio, che oggi è drammaticamente di attualità nel nostro Paese: Autobiografia di un picchiatore fascista di Giulio Salierno. Il volume è tra le offerte di punta alla fiera romana e racconta uno spaccato dell’eversione neofascista in Italia. E per una rassegna dal titolo “Più libri, più liberi” che oltretutto si svolge in un edificio tirato su nel Ventennio, la sua riedizione appare come un rassicurante segnale che la cultura in Italia è ancora in grado di fare denuncia politica. E magari anche resistenza.

Left 49/2008

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Informazioni su Federico Tulli

Federico Tulli è un giornalista professionista. Collabora con diversi periodici, tra cui “Left”, “MicroMega” e “Critica liberale”. Sul web è condirettore di “Cronache Laiche”, firma un blog su “MicroMega”, ha ideato e dirige il magazine di divulgazione culturale e scientifica “Babylon Post”. Per L'Asino d'oro edizioni ha pubblicato: “Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro” (2010), “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” (2014) e “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” (2015).

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Figli rubati – In libreria dal 25 settembre 2015

Il 12 febbraio 2015 è iniziato a Roma un importante processo per i crimini di lesa umanità subiti da 42 italiani sequestrati e uccisi nell'ambito del Piano Condor. Questo accordo segreto tra i governi e le polizie di sette Paesi del Sud America è stato realizzato tra gli anni Settanta e Ottanta fuori da qualsiasi alveo costituzionale per reprimere l'opposizione, facendo scomparire una intera generazione di giovani impegnati nella difesa dei diritti umani. Tra le parti civili del processo ci sono quattro quarantenni: furono rubati appena nati alle loro madri internate nei centri di tortura del 'Condor', e affidati a famiglie contigue ai regimi per essere educati secondo valori «occidentali e cristiani». La loro storia, insieme a quella dei 42 giovani desaparecidos italiani, è ricostruita nel nuovo libro-inchiesta di Federico Tulli, “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” in uscita per L'Asino d'oro edizioni
L'indagine dell'autore parte da Milano. Qui vivono i parenti di una ragazza scomparsa nel 1977, e ritrovata in maniera rocambolesca nel 2014, i cui nonni dopo aver saputo della sua nascita in un lager di Buenos Aires si rivolsero senza successo anche a Jorge Mario Bergoglio allora capo dei gesuiti argentini. Secondo Estela Carlotto, presidente delle Abuelas di Plaza de Mayo, che dopo 36 anni di ricerche ha ritrovato il nipote Guido, almeno 70 “figli rubati” vivono in Italia senza conoscere la propria storia e non si riesce a trovarli. Perché, come ricostruisce Tulli, le ali del Condor sono ancora aperte.
Nella prefazione l'avvocato paraguayano Martin Almada, Premio Nobel alternativo per la Pace 2002, racconta come ha scoperto nel 1992 ad Asuncion gli Archivi del terrore. Queste carte, circa 700mila documenti ammassati in una anonima caserma di polizia, negli anni hanno consentito a decine di tribunali di ricostruire parte della storia del Piano Condor. Grazie agli Archivi, il giudice spagnolo Baltazar Garzon riuscì a incriminare il dittatore cileno Augusto Pinochet, uno dei registi del Piano, e più di recente il pm Giancarlo Capaldo ha potuto istruire il processo in corso a Roma nell'Aula bunker di Rebibbia. Ma la via verso la Verità e la Giustizia, invocate dai sopravvissuti e dai familiari dei desaparecidos, è ancora lunga e tortuosa. Il 30 settembre scorso, Almada, al termine dell'Udienza generale in Vaticano, ha chiesto di persona a papa Francesco che la Santa Sede apra i propri archivi declassificando i documenti segreti riferiti al Paraguay, all’Argentina, al Cile, alla Bolivia, al Brasile e all’Uruguay.
Il ruolo ambiguo della Chiesa cattolica in queste tragiche vicende è ulteriormente evidenziato nella postfazione di Simona Maggiorelli: un'inchiesta sulla storia dei 300mila bambini rubati ai “sovversivi” nella Spagna franchista, e nei 20 anni successivi alla morte del dittatore fascista avvenuta nel 1975, all'interno di cliniche gestite da congreghe religiose. È qui che affondano le radici ideologiche dei furti di neonati perpetrati in America Latina.

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