//
you're reading...
Ricerca scientifica

Oltre il prossimo Big bang

Spazio e tempo esistevano già prima della “madre” di tutte le esplosioni. E l’universo è un susseguirsi di cicli senza fine. In un libro la nuova teoria di Steinhardt e Turok sull’origine del cosmo di Federico Tulli

«Il Big bang può non essere stato l’origine dell’universo, ma un momento, un evento periodico che si ripete ogni trilione di anni». La nuova teoria sull’universo ciclico sintetizzata in queste poche frasi da uno dei suoi due ideatori, l’astrofisico statunitense dell’università di Princeton Paul Steinhardt, sta ottenendo sempre più proseliti tra gli astrofisici. Non solo oltreoceano. A quanto pare, dunque, non è solo la rottura di un ingranaggio del superacceleratore di particelle Lhc installato al Cern di Ginevra per ricreare l’attimo che ha preceduto il Big bang a mettere in crisi i fautori della più classica delle teorie sull’origine del cosmo. L’ipotesi scientifica di Steinhardt, detta anche “dell’universo senza fine”, risale al 2001 ed è frutto di studi congiunti col fisico britannico dell’università di Cambridge Neil Turok. Secondo i due scienziati, che hanno raccolto i risultati delle loro ricerche nel libro Universo senza fine (il Saggiatore), il Bing bang «non è il momento germinale della storia, ma un evento ciclico coincidente con la collisione tra il nostro universo e un mondo parallelo». Steinhardt, che è uno degli autori del modello inflazionario dell’universo (sviluppato nel 1980 dal fisico statunitense Alan Guth che spiega cosa sia avvenuto nel primo secondo di “vita” del cosmo dopo il Big bang) e ha contribuito a studi sulla materia e sull’energia oscura, ricorda che «la spiegazione sulla nascita del cosmo finora più accreditata si basa sull’idea che spazio e tempo abbiano avuto inizio 14 miliardi di anni fa».

L’ipotesi alternativa che lui e Turok stanno tentando di dimostrare è che spazio e tempo esistessero già prima della “madre” di tutte le esplosioni. E che prima di questa se ne siano verificate ciclicamente altre e che ciascun ciclo condiziona quello successivo. Vale a dire che gli eventi che hanno preceduto l’ultima esplosione (il Big bang appunto) hanno plasmato la struttura su larga scala dell’universo che osserviamo oggi. Allo stesso modo, gli eventi che hanno luogo oggi determineranno la struttura dell’universo nei cicli a venire. Un’idea, questa, di un prima del Big bang e di un dopo il prossimo, che in Universo senza fine viene sviluppata dai due autori senza «ricorrere al linguaggio preciso della matematica utilizzato solitamente dai fisici», ma cercando di «comunicare i concetti in maniera discorsiva, ricorrendo ad analogie, disegni informali e aneddoti». Ne esce il racconto di un avvincente viaggio oltre le porte socchiuse dei laboratori in cui si svolgono gli esperimenti della più affascinante delle discipline scientifiche. E seguendo calcoli e ragionamenti che dimostrano come l’universo visibile potrebbe essere solo una parte della realtà ci si ritrova coinvolti in quel misto di fantasia e folle razionalità che sorregge l’entusiasmo di Turok e Steinhardt, fermamente convinti di aver dato il la alla più valida delle teorie alternative a quella del Big bang. Anzi, a dire il vero la loro sarebbe proprio l’unica alternativa in circolazione visto che via via negli anni finora tutti si son dovuti arrendere all’evidenza di un’unica grande esplosione all’origine dell’universo conosciuto. Ciò che più colpisce in questo veleggiare oltre le colonne d’Ercole della fisica del XX secolo è l’ipotesi che spazio e tempo si siano affacciati all’esistenza molti cicli fa, ma è possibile anche che essi siano letteralmente senza fine, infiniti. Nel corso della sua lectio magistralis a Genova Scienza, Steinhardt ha ricordato che «la teoria dell’universo senza fine risolve numerosi dubbi di quella classica del Big bang, unendo in un unico sistema la fisiche e le “sacche” differenti in cui finora è stato diviso l’universo. L’endless universe theory grazie agli straordinari progressi avvenuti in astronomia e fisica delle particelle è un’alternativa concreta in continuo sviluppo sulla nascita di pianeti, stelle e galassie. E in questo momento – ha concluso lo scienziato della Princeton university – il mondo potrebbe andare verso un nuovo Big bang». Non resta che porsi una domanda: se così fosse, quando mai potrà essere dimostrato che aveva ragione?

Left 46/2008

Annunci

Informazioni su Federico Tulli

Federico Tulli è un giornalista professionista. Collabora con diversi periodici, tra cui “Left”, “MicroMega” e “Critica liberale”. Sul web è condirettore di “Cronache Laiche”, firma un blog su “MicroMega”, ha ideato e dirige il magazine di divulgazione culturale e scientifica “Babylon Post”. Per L'Asino d'oro edizioni ha pubblicato: “Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro” (2010), “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” (2014) e “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” (2015).

Discussione

Non c'è ancora nessun commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Figli rubati – In libreria dal 25 settembre 2015

Il 12 febbraio 2015 è iniziato a Roma un importante processo per i crimini di lesa umanità subiti da 42 italiani sequestrati e uccisi nell'ambito del Piano Condor. Questo accordo segreto tra i governi e le polizie di sette Paesi del Sud America è stato realizzato tra gli anni Settanta e Ottanta fuori da qualsiasi alveo costituzionale per reprimere l'opposizione, facendo scomparire una intera generazione di giovani impegnati nella difesa dei diritti umani. Tra le parti civili del processo ci sono quattro quarantenni: furono rubati appena nati alle loro madri internate nei centri di tortura del 'Condor', e affidati a famiglie contigue ai regimi per essere educati secondo valori «occidentali e cristiani». La loro storia, insieme a quella dei 42 giovani desaparecidos italiani, è ricostruita nel nuovo libro-inchiesta di Federico Tulli, “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” in uscita per L'Asino d'oro edizioni
L'indagine dell'autore parte da Milano. Qui vivono i parenti di una ragazza scomparsa nel 1977, e ritrovata in maniera rocambolesca nel 2014, i cui nonni dopo aver saputo della sua nascita in un lager di Buenos Aires si rivolsero senza successo anche a Jorge Mario Bergoglio allora capo dei gesuiti argentini. Secondo Estela Carlotto, presidente delle Abuelas di Plaza de Mayo, che dopo 36 anni di ricerche ha ritrovato il nipote Guido, almeno 70 “figli rubati” vivono in Italia senza conoscere la propria storia e non si riesce a trovarli. Perché, come ricostruisce Tulli, le ali del Condor sono ancora aperte.
Nella prefazione l'avvocato paraguayano Martin Almada, Premio Nobel alternativo per la Pace 2002, racconta come ha scoperto nel 1992 ad Asuncion gli Archivi del terrore. Queste carte, circa 700mila documenti ammassati in una anonima caserma di polizia, negli anni hanno consentito a decine di tribunali di ricostruire parte della storia del Piano Condor. Grazie agli Archivi, il giudice spagnolo Baltazar Garzon riuscì a incriminare il dittatore cileno Augusto Pinochet, uno dei registi del Piano, e più di recente il pm Giancarlo Capaldo ha potuto istruire il processo in corso a Roma nell'Aula bunker di Rebibbia. Ma la via verso la Verità e la Giustizia, invocate dai sopravvissuti e dai familiari dei desaparecidos, è ancora lunga e tortuosa. Il 30 settembre scorso, Almada, al termine dell'Udienza generale in Vaticano, ha chiesto di persona a papa Francesco che la Santa Sede apra i propri archivi declassificando i documenti segreti riferiti al Paraguay, all’Argentina, al Cile, alla Bolivia, al Brasile e all’Uruguay.
Il ruolo ambiguo della Chiesa cattolica in queste tragiche vicende è ulteriormente evidenziato nella postfazione di Simona Maggiorelli: un'inchiesta sulla storia dei 300mila bambini rubati ai “sovversivi” nella Spagna franchista, e nei 20 anni successivi alla morte del dittatore fascista avvenuta nel 1975, all'interno di cliniche gestite da congreghe religiose. È qui che affondano le radici ideologiche dei furti di neonati perpetrati in America Latina.

Aggiornamenti Twitter

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: