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Laicità

Attenti al rogo

Il Vaticano perde pezzi. Aumentano gli sbattezzati in Italia. Il 25 ottobre la Uaar invita tutti a manifestare, per non essere più «sudditi del papa»
di Federico Tulli

«Gli esseri umani non sono come le pecore: e persino le pecore non sono tutte identiche». Lo scriveva John Stuart Mill nel Saggio sulla libertà del 1858 e le sue parole fanno, inevitabilmente, da introduzione al libro Uscire dal gregge (Luca Sossella editore) di Raffaele Carcano e Adele Orioli – rispettivamente segretario nazionale e responsabile delle iniziative giuridiche della Uaar, Unione degli atei e degli agnostici razionalisti. Il testo viene presentato il 25 ottobre in tutta Italia in occasione della Giornata nazionale dello sbattezzo, la procedura con cui si cancellano gli effetti civili del battesimo. L’iniziativa è organizzata dalla Uaar in 26 città italiane in una data simbolica: il 25 ottobre 1958, la Corte d’appello di Firenze assolveva il vescovo di Prato che aveva denigrato pubblicamente due giovani da poco sposati civilmente. Il giudice asserì che il porporato ne avesse diritto perché erano battezzati quindi «suoi sudditi».

La procedura di sbattezzo, che sarà collettiva avendo la Uaar raccolto (tramite il sito http://www.uaar.it) le adesioni di oltre un migliaio di persone (400 solo a Roma), si rifà a un provvedimento del garante per la privacy che riconosce il diritto di non essere più considerati dallo Stato come «sudditi», «obbedienti» e «sottomessi» alle gerarchie ecclesiastiche. Come invece ribadì Giovanni Paolo II nell’ultimo Catechismo della Chiesa cattolica e apostolica romana. «Uscire dal gregge – spiegano i due autori nell’introduzione – non è un libro contro la pratica del battesimo. Avrebbe, ovviamente, anche potuto esserlo: non riteniamo infatti che il “sacro” debba godere di una qualche particolare immunità. Per quanto la credenza nel peccato originale ci sembri logicamente insostenibile, chi vuole deve essere assolutamente libero di crederci». Di contro, proprio l’assenza libertà di scelta nella maggior parte dei battezzati (il 98 per cento dei battesimi in Italia avviene durante il primo anno di vita) è considerata da Carcano e Orioli il punto cardine di questo rito. «È molto difficile da accettare per noi il pedobattesimo – scrivono -. L’idea che un bambino appena nato appartenga a una religione, è qualcosa che stride con la moderna sensibilità per i diritti umani. Scegliere una religione, una scelta definita «sensibile» dalla legge italiana, non dovrebbe mai essere un’iniziativa che i genitori assumono per conto dei propri figli. Posizioni di questo tipo dovrebbero essere assunte solo in modo consapevole». Per questi motivi Uscire dal gregge è dedicato a chi pensa che il battesimo sia un dono gratuito. Ma è anche un omaggio «alla memoria delle persone giustiziate per aver rifiutato quel dono». Insomma, precisano Raffaele Carcano e Adele Orioli, questo libro non è solo la storia di chi ha deciso di non far più parte del gregge, ma è anche quella di chi si è battuto affinché si prendesse atto di tale decisione. «Per ottenerlo sono state avviate, e vinte, lunghe azioni legali. Abbiamo voluto così ripercorrere il cammino che ha portato dall’appartenenza coatta a una religione (e in particolare alla confessione cattolica) alla libertà dalla religione cattolica, o ancor più spesso, dalla religione tout court».

Left 43/2008

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Informazioni su Federico Tulli

Federico Tulli è un giornalista professionista. Collabora con diversi periodici, tra cui “Left”, “MicroMega” e “Critica liberale”. Sul web è condirettore di “Cronache Laiche”, firma un blog su “MicroMega”, ha ideato e dirige il magazine di divulgazione culturale e scientifica “Babylon Post”. Per L'Asino d'oro edizioni ha pubblicato: “Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro” (2010), “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” (2014) e “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” (2015).

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Figli rubati – In libreria dal 25 settembre 2015

Il 12 febbraio 2015 è iniziato a Roma un importante processo per i crimini di lesa umanità subiti da 42 italiani sequestrati e uccisi nell'ambito del Piano Condor. Questo accordo segreto tra i governi e le polizie di sette Paesi del Sud America è stato realizzato tra gli anni Settanta e Ottanta fuori da qualsiasi alveo costituzionale per reprimere l'opposizione, facendo scomparire una intera generazione di giovani impegnati nella difesa dei diritti umani. Tra le parti civili del processo ci sono quattro quarantenni: furono rubati appena nati alle loro madri internate nei centri di tortura del 'Condor', e affidati a famiglie contigue ai regimi per essere educati secondo valori «occidentali e cristiani». La loro storia, insieme a quella dei 42 giovani desaparecidos italiani, è ricostruita nel nuovo libro-inchiesta di Federico Tulli, “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” in uscita per L'Asino d'oro edizioni
L'indagine dell'autore parte da Milano. Qui vivono i parenti di una ragazza scomparsa nel 1977, e ritrovata in maniera rocambolesca nel 2014, i cui nonni dopo aver saputo della sua nascita in un lager di Buenos Aires si rivolsero senza successo anche a Jorge Mario Bergoglio allora capo dei gesuiti argentini. Secondo Estela Carlotto, presidente delle Abuelas di Plaza de Mayo, che dopo 36 anni di ricerche ha ritrovato il nipote Guido, almeno 70 “figli rubati” vivono in Italia senza conoscere la propria storia e non si riesce a trovarli. Perché, come ricostruisce Tulli, le ali del Condor sono ancora aperte.
Nella prefazione l'avvocato paraguayano Martin Almada, Premio Nobel alternativo per la Pace 2002, racconta come ha scoperto nel 1992 ad Asuncion gli Archivi del terrore. Queste carte, circa 700mila documenti ammassati in una anonima caserma di polizia, negli anni hanno consentito a decine di tribunali di ricostruire parte della storia del Piano Condor. Grazie agli Archivi, il giudice spagnolo Baltazar Garzon riuscì a incriminare il dittatore cileno Augusto Pinochet, uno dei registi del Piano, e più di recente il pm Giancarlo Capaldo ha potuto istruire il processo in corso a Roma nell'Aula bunker di Rebibbia. Ma la via verso la Verità e la Giustizia, invocate dai sopravvissuti e dai familiari dei desaparecidos, è ancora lunga e tortuosa. Il 30 settembre scorso, Almada, al termine dell'Udienza generale in Vaticano, ha chiesto di persona a papa Francesco che la Santa Sede apra i propri archivi declassificando i documenti segreti riferiti al Paraguay, all’Argentina, al Cile, alla Bolivia, al Brasile e all’Uruguay.
Il ruolo ambiguo della Chiesa cattolica in queste tragiche vicende è ulteriormente evidenziato nella postfazione di Simona Maggiorelli: un'inchiesta sulla storia dei 300mila bambini rubati ai “sovversivi” nella Spagna franchista, e nei 20 anni successivi alla morte del dittatore fascista avvenuta nel 1975, all'interno di cliniche gestite da congreghe religiose. È qui che affondano le radici ideologiche dei furti di neonati perpetrati in America Latina.

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