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Ricerca scientifica

Mirella Parachini: Applicare la legge 194

La ginecologa e presidente della Fiapac: «Non c’è obiezione politica che tenga»
di Federico Tulli



Perché tanti attacchi alla Ru486?
La scelta di riaffidare all’ambito medico e scientifico la decisione sull’aborto farmacologico deve essere politica. In ballo c’è l’applicazione dell’articolo 15 della legge 194 laddove prevede l’aggiornamento “sull’uso delle tecniche più moderne, più rispettose dell’integrità fisica e psichica della donna e meno rischiose per l’interruzione della gravidanza”. Ma non tutta la politica è disposta ad accettare che questa sia una tematica prettamente medica, quindi da affrontare senza preconcetti ideologici. E invece non può essere un politico a decidere sul sì o no all’aborto farmacologico. Questa decisione spetta al medico, alle società scientifiche o alle linee guida. Che già abbondantemente certificano la bontà del metodo.

C’è chi insinua che dietro i fautori della pillola abortiva ci sia qualche casa farmaceutica che ha fiutato l’affare…
Ma quando mai. Con una confezione che costa 60 euro che business ci può essere dietro? La verità è che non c’è alcuna fantomatica lobby che vuole lucrare sulla pillola abortiva. Semmai ciò che va evidenziato è il risparmio che comporterebbe per il Servizio sanitario nazionale il via libera alla Ru486. È stato stimato che a fronte di un costo medio dell’aborto chirurgico di circa 1.100 euro, che chiunque può verificare dalle tabelle del Diagnosis related groups, ciascun trattamento farmacologico potrebbe arrivare a costare al massimo 425 euro. Considerando una media annuale oramai costante di circa 130.000 interruzioni volontarie di gravidanza che incidono sul Ssn per 184 milioni di euro, e una percentuale di Ivg medico-farmacologica che andrebbe dal 10 per cento del 2009 al 40 per cento del 2011, il risparmio complessivo per la Sanità in tre anni sarebbe di oltre 27 milioni di euro. Quindi anche sul fronte costi non c’è alcuna obiezione che tenga.

A proposito di obiezioni, con la Ru486 che fine farebbero quelle di coscienza?
Non cambierebbe nulla rispetto a quanto già accade oggi. Se uno è obiettore, e non vuole dare la pillola, non la dà. Ma se in ospedale arriva una donna con una gravidanza interrotta in via di espulsione quell’obiettore è obbligato ad assisterla, e questo vale già per l’aborto chirurgico. L’articolo 9 della 194 è chiarissimo su questo punto: l’obiezione di coscienza non esonera dall’assistenza antecedente e conseguente all’intervento. Chirurgico o farmacologico che sia.

Left 41/2008

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Informazioni su Federico Tulli

Federico Tulli è un giornalista professionista. Collabora con diversi periodici, tra cui “Left”, “MicroMega” e “Critica liberale”. Sul web è condirettore di “Cronache Laiche”, firma un blog su “MicroMega”, ha ideato e dirige il magazine di divulgazione culturale e scientifica “Babylon Post”. Per L'Asino d'oro edizioni ha pubblicato: “Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro” (2010), “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” (2014) e “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” (2015).

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Figli rubati – In libreria dal 25 settembre 2015

Il 12 febbraio 2015 è iniziato a Roma un importante processo per i crimini di lesa umanità subiti da 42 italiani sequestrati e uccisi nell'ambito del Piano Condor. Questo accordo segreto tra i governi e le polizie di sette Paesi del Sud America è stato realizzato tra gli anni Settanta e Ottanta fuori da qualsiasi alveo costituzionale per reprimere l'opposizione, facendo scomparire una intera generazione di giovani impegnati nella difesa dei diritti umani. Tra le parti civili del processo ci sono quattro quarantenni: furono rubati appena nati alle loro madri internate nei centri di tortura del 'Condor', e affidati a famiglie contigue ai regimi per essere educati secondo valori «occidentali e cristiani». La loro storia, insieme a quella dei 42 giovani desaparecidos italiani, è ricostruita nel nuovo libro-inchiesta di Federico Tulli, “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” in uscita per L'Asino d'oro edizioni
L'indagine dell'autore parte da Milano. Qui vivono i parenti di una ragazza scomparsa nel 1977, e ritrovata in maniera rocambolesca nel 2014, i cui nonni dopo aver saputo della sua nascita in un lager di Buenos Aires si rivolsero senza successo anche a Jorge Mario Bergoglio allora capo dei gesuiti argentini. Secondo Estela Carlotto, presidente delle Abuelas di Plaza de Mayo, che dopo 36 anni di ricerche ha ritrovato il nipote Guido, almeno 70 “figli rubati” vivono in Italia senza conoscere la propria storia e non si riesce a trovarli. Perché, come ricostruisce Tulli, le ali del Condor sono ancora aperte.
Nella prefazione l'avvocato paraguayano Martin Almada, Premio Nobel alternativo per la Pace 2002, racconta come ha scoperto nel 1992 ad Asuncion gli Archivi del terrore. Queste carte, circa 700mila documenti ammassati in una anonima caserma di polizia, negli anni hanno consentito a decine di tribunali di ricostruire parte della storia del Piano Condor. Grazie agli Archivi, il giudice spagnolo Baltazar Garzon riuscì a incriminare il dittatore cileno Augusto Pinochet, uno dei registi del Piano, e più di recente il pm Giancarlo Capaldo ha potuto istruire il processo in corso a Roma nell'Aula bunker di Rebibbia. Ma la via verso la Verità e la Giustizia, invocate dai sopravvissuti e dai familiari dei desaparecidos, è ancora lunga e tortuosa. Il 30 settembre scorso, Almada, al termine dell'Udienza generale in Vaticano, ha chiesto di persona a papa Francesco che la Santa Sede apra i propri archivi declassificando i documenti segreti riferiti al Paraguay, all’Argentina, al Cile, alla Bolivia, al Brasile e all’Uruguay.
Il ruolo ambiguo della Chiesa cattolica in queste tragiche vicende è ulteriormente evidenziato nella postfazione di Simona Maggiorelli: un'inchiesta sulla storia dei 300mila bambini rubati ai “sovversivi” nella Spagna franchista, e nei 20 anni successivi alla morte del dittatore fascista avvenuta nel 1975, all'interno di cliniche gestite da congreghe religiose. È qui che affondano le radici ideologiche dei furti di neonati perpetrati in America Latina.

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