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Storia

Le spie che vengono dal Vaticano

Il papato è una delle più longeve istituzioni mondiali e ha sempre avuto pesanti ingerenze sulla scena politica internazionale. Per rafforzare questo potere nel 1566, per ordine dell’inquisitore Pio V, è stata fondata la Santa alleanza, i servizi segreti vaticani. Obiettivo prioritario: uccidere l’eretica Elisabetta I d’Inghilterra e appoggiare l’ascesa al trono della cattolica Maria Stuart. Da allora fino ai giorni nostri l’intelligence pontificia, cui Pio X nel 1913 ha affiancato il Sodalitium pianum (il controspionaggio), è stata fedele strumento dei papi per l’esercizio del potere dentro e fuori le mura Vaticane. Nell’Entità, (Fazi editore) Eric Frattini ricostruisce con precisione (e piglio narrativo) i cinque secoli di vita della Santa alleanza. Struttura che le altre agenzie internazionali di spionaggio chiamano, appunto, Entità. Sin dalla fondazione, la sua esistenza non è mai stata ammessa da nessuno dei pontefici. Ma, come scrive Frattini, è il classico segreto di Pulcinella: «Nei suoi cinque secoli di storia l’ombra dell’Entità si è materializzata nella lotta contro Elisabetta I o nella strage della notte di San Bartolomeo; nell’impresa dell’Invincibile Armata; nell’assassinio di Guglielmo d’Orange e del re Enrico IV di Francia; nella guerra di Successione spagnola e nella crisi con la Francia dei cardinali Richelieu e Mazzarino; nell’attentato contro re Giuseppe I del Portogallo; durante la Rivoluzione francese e ad Austerlitz; nell’ascesa e caduta di Napoleone; nella guerra di Cuba e in quella di Secessione americana; nelle relazioni segrete con il kaiser Guglielmo II, prima, e con Adolf Hitler, poi; nella vicenda dell’oro croato e dell’organizzazione Odessa; nella lotta contro il gruppo terrorista Settembre nero o il comunismo; nelle vicende finanziarie dello Ior e nelle sue relazioni con la massoneria, la mafia e il traffico di armi; nella creazione di società in paradisi fiscali o nel finanziamento a dittatori di destra come Somoza o Videla; e perfino nell’appoggio a sindacati di sinistra come il Solidarnosc di Walesa». La prima edizione dell’Entità è del 2004, con i fatti accaduti durante il papato di Giovanni Paolo II, assai poco consoni a un “papa santo”. Questa nuova edizione è aggiornata con le vicende dei servizi vaticani sotto papa Benedetto XVI. Dal caso Paetz, l’arcivescovo emerito di Poznan, uno dei 39 religiosi elencati in una lista di informatori e collaboratori dei servizi segreti del regime comunista polacco. Allo scontro con Amnesty international, che si verificò quando il cardinale Martino, presidente del Consiglio per la giustizia e la pace, chiese pubblicamente ai fedeli di ritirare il loro appoggio all’organizzazione perché in alcuni casi, era favorevole all’aborto; ai rapporti tesi con la Cina, alla manipolazione dei dati dell’enciclopedia on line Wikipedia per modificare alcuni contenuti, come quello della biografia di Gerry Adams, leader dello Sinn Fein, il gruppo repubblicano cattolico dell’Irlanda del Nord e braccio politico dell’Ira. Simon Weisenthal, il famoso cacciatore di nazisti ha dichiarato in un’intervista: «Il migliore e più efficace servizio di spionaggio che conosco al mondo è quello del Vaticano». Eric Frattini ci spiega perché.  Federico Tulli

Left 32-33/08

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Informazioni su Federico Tulli

Federico Tulli è un giornalista professionista. Collabora con diversi periodici, tra cui “Left”, “MicroMega” e “Critica liberale”. Sul web è condirettore di “Cronache Laiche”, firma un blog su “MicroMega”, ha ideato e dirige il magazine di divulgazione culturale e scientifica “Babylon Post”. Per L'Asino d'oro edizioni ha pubblicato: “Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro” (2010), “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” (2014) e “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” (2015).

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Figli rubati – In libreria dal 25 settembre 2015

Il 12 febbraio 2015 è iniziato a Roma un importante processo per i crimini di lesa umanità subiti da 42 italiani sequestrati e uccisi nell'ambito del Piano Condor. Questo accordo segreto tra i governi e le polizie di sette Paesi del Sud America è stato realizzato tra gli anni Settanta e Ottanta fuori da qualsiasi alveo costituzionale per reprimere l'opposizione, facendo scomparire una intera generazione di giovani impegnati nella difesa dei diritti umani. Tra le parti civili del processo ci sono quattro quarantenni: furono rubati appena nati alle loro madri internate nei centri di tortura del 'Condor', e affidati a famiglie contigue ai regimi per essere educati secondo valori «occidentali e cristiani». La loro storia, insieme a quella dei 42 giovani desaparecidos italiani, è ricostruita nel nuovo libro-inchiesta di Federico Tulli, “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” in uscita per L'Asino d'oro edizioni
L'indagine dell'autore parte da Milano. Qui vivono i parenti di una ragazza scomparsa nel 1977, e ritrovata in maniera rocambolesca nel 2014, i cui nonni dopo aver saputo della sua nascita in un lager di Buenos Aires si rivolsero senza successo anche a Jorge Mario Bergoglio allora capo dei gesuiti argentini. Secondo Estela Carlotto, presidente delle Abuelas di Plaza de Mayo, che dopo 36 anni di ricerche ha ritrovato il nipote Guido, almeno 70 “figli rubati” vivono in Italia senza conoscere la propria storia e non si riesce a trovarli. Perché, come ricostruisce Tulli, le ali del Condor sono ancora aperte.
Nella prefazione l'avvocato paraguayano Martin Almada, Premio Nobel alternativo per la Pace 2002, racconta come ha scoperto nel 1992 ad Asuncion gli Archivi del terrore. Queste carte, circa 700mila documenti ammassati in una anonima caserma di polizia, negli anni hanno consentito a decine di tribunali di ricostruire parte della storia del Piano Condor. Grazie agli Archivi, il giudice spagnolo Baltazar Garzon riuscì a incriminare il dittatore cileno Augusto Pinochet, uno dei registi del Piano, e più di recente il pm Giancarlo Capaldo ha potuto istruire il processo in corso a Roma nell'Aula bunker di Rebibbia. Ma la via verso la Verità e la Giustizia, invocate dai sopravvissuti e dai familiari dei desaparecidos, è ancora lunga e tortuosa. Il 30 settembre scorso, Almada, al termine dell'Udienza generale in Vaticano, ha chiesto di persona a papa Francesco che la Santa Sede apra i propri archivi declassificando i documenti segreti riferiti al Paraguay, all’Argentina, al Cile, alla Bolivia, al Brasile e all’Uruguay.
Il ruolo ambiguo della Chiesa cattolica in queste tragiche vicende è ulteriormente evidenziato nella postfazione di Simona Maggiorelli: un'inchiesta sulla storia dei 300mila bambini rubati ai “sovversivi” nella Spagna franchista, e nei 20 anni successivi alla morte del dittatore fascista avvenuta nel 1975, all'interno di cliniche gestite da congreghe religiose. È qui che affondano le radici ideologiche dei furti di neonati perpetrati in America Latina.

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