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Biotecnologie

Ogm, la Francia chiede chiarezza

L’Authority europea che certifica la sicurezza delle piante biotech è sospettata di favorire chi le produce. Sarkozy spinge perché l’Ue cambi le regole di valutazione scientifica di Federico Tulli

Il sistema adottato dall’Unione europea per la valutazione scientifica degli studi sugli organismi geneticamente modificati è nel mirino del governo francese. Sotto accusa sono l’affidabilità delle analisi del rischio ambientale, ma anche la breve durata dei test sui pesticidi (tre mesi invece dei due anni richiesti dall’Ue per quelli non biotech). Il principale imputato è l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), che ha il compito di dare a Bruxelles il parere scientifico sui dossier delle industrie biotecnologiche che hanno chiesto l’autorizzazione al commercio di ogm in Ue. Compito che secondo Parigi l’authority non svolgerebbe al meglio. Per questo motivo la Francia, cui tocca il turno di presidenza Ue dal primo luglio prossimo, si candida a principale ispiratrice di una profonda modifica del metodo di valutazione e quindi di autorizzazione all’introduzione di ogm in Europa.

Una modifica che peraltro è richiesta a gran voce anche da parte della comunità scientifica transalpina. Come testimonia l’invito a dimettersi ricevuto nel marzo scorso dal direttore esecutivo dell’Efsa, Catherine Geslain-Lanéelle, formulato dal Comitato di ricerca e informazione indipendente sulla genetica per bocca del presidente, il bioingegnere Gilles Eric Seralini. Il quale, dopo aver sconfessato l’Efsa su un dossier della Monsanto relativo al mais ogm Mon863, ha accusato l’authority di aver concordato le conclusioni favorevoli con gli esperti della multinazionale. Attorno allo stesso Seralini ruotano molte delle dinamiche che potrebbero cambiare completamente la procedura di autorizzazione al commercio di ogm in Europa. È lui che il ministro dell’Ambiente francese, Jean-Louis Borloo, ha incaricato di creare un progetto per organizzare il metodo di controanalisi sugli studi che le aziende biotecnologiche consegnano all’Efsa. Piano che sarà presentato dalla Francia ai partner europei nelle prime settimane di presidenza Ue.

L’obiettivo è creare una sorta di contraddittorio scientifico con l’Efsa tramite l’istituzione di un fondo comunitario per i gruppi di ricerca di ingegneria genetica qualificati e indipendenti dalle multinazionali. A Bruxelles, è noto, i fautori degli ogm a tutti i costi godono di notevole appoggio politico. Ma i presupposti per la creazione di un sistema di valutazione scientifica più cristallino auspicato dal governo di Parigi ci sono tutti. Nel maggio scorso, per la prima volta, la Commissione europea ha rimandato indietro all’Efsa i fascicoli relativi a un discreto numero di ogm in attesa di autorizzazione chiedendo di riesaminare i rischi. Questo dopo che proprio la Francia aveva invocato la clausola di salvaguardia e sospeso la coltivazione del mais geneticamente modificato Mon810 della Monsanto, in seguito alle evidenze di rischi ambientali accertate da una ricerca indipendente. All’inizio di giugno, il Consiglio dei ministri Ue per l’ambiente ha approvato la richiesta, presentata sempre dalla Francia, di riesaminare le procedure di omologazione degli organismi geneticamente modificati, tenendo maggiormente in conto l’aspetto dei rischi sull’ecosistema. Alla riunione che si è tenuta a Lussemburgo, la delegazione francese ha presentato alcune proposte per risolvere il blocco creatosi nel processo di approvazione. Proposte accolte anche dalla Commissione che ha fissato un incontro per ottobre o al più tardi a dicembre. In quella occasione i ministri hanno convenuto di organizzare, a luglio, un tavolo di alto livello per discutere il dossier sulle procedure di omologazione proposto da Parigi. Che giocherà in casa.
Left 26/2008

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Informazioni su Federico Tulli

Federico Tulli è un giornalista professionista. Collabora con diversi periodici, tra cui “Left”, “MicroMega” e “Critica liberale”. Sul web è condirettore di “Cronache Laiche”, firma un blog su “MicroMega”, ha ideato e dirige il magazine di divulgazione culturale e scientifica “Babylon Post”. Per L'Asino d'oro edizioni ha pubblicato: “Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro” (2010), “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” (2014) e “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” (2015).

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Figli rubati – In libreria dal 25 settembre 2015

Il 12 febbraio 2015 è iniziato a Roma un importante processo per i crimini di lesa umanità subiti da 42 italiani sequestrati e uccisi nell'ambito del Piano Condor. Questo accordo segreto tra i governi e le polizie di sette Paesi del Sud America è stato realizzato tra gli anni Settanta e Ottanta fuori da qualsiasi alveo costituzionale per reprimere l'opposizione, facendo scomparire una intera generazione di giovani impegnati nella difesa dei diritti umani. Tra le parti civili del processo ci sono quattro quarantenni: furono rubati appena nati alle loro madri internate nei centri di tortura del 'Condor', e affidati a famiglie contigue ai regimi per essere educati secondo valori «occidentali e cristiani». La loro storia, insieme a quella dei 42 giovani desaparecidos italiani, è ricostruita nel nuovo libro-inchiesta di Federico Tulli, “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” in uscita per L'Asino d'oro edizioni
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