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Salute

Dalla provetta alla Corte

La legge 40 di nuovo a processo.
Il 18 aprile all’università di Ferrara giuristi ed esperti valutano l’incostituzionalità della norma. In attesa del prossimo pronunciamento della Consulta

di Federico Tulli

In attesa che la Consulta si pronunci sulla legittimità costituzionale dei commi 2 e 3 dell’articolo 14 della legge 40 del 2004 sulla fecondazione assistita, una prima importante indicazione sulla possibile soluzione della questione sollevata dal Tar del Lazio nel gennaio scorso può giungere dagli atti dei Seminari “preventivi” di Ferrara. Organizzati ogni anno sin dal 1998 dal gruppo dei costituzionalisti della facoltà di Giurisprudenza di Ferrara, i Seminari – definiti preventivi proprio perché dedicati a questioni di rilievo e su cui la Corte costituzionale è chiamata a esprimersi – forniscono le conclusioni degli esperti alla Consulta che li acquisisce in fase istruttoria della sua decisione. Conclusioni non vincolanti ma che danno elementi quanto mai utili per decifrare l’orientamento della giurisprudenza su temi particolarmente delicati. Quest’anno il confronto, che si svolge il 18 aprile e a cui partecipano oltre 50 tra giuristi, avvocati, magistrati, prende appunto le mosse dall’ordinanza con cui il Tar Lazio ha impugnato la normativa sulla fecondazione in vitro nella parte in cui impone l’obbligo di produzione e di impianto di tre embrioni (anche se malati) . «I nostri seminari sono nati come una sorta di sfida» racconta il docente di diritto costituzionale dell’ateneo ferrarese, Paolo Veronesi e ideatore dell’iniziativa. «Normalmente i giuristi si esprimono, anche criticandola aspramente, dopo che la Corte costituzionale ha emesso una sentenza su questioni delicate. Noi – spiega il professore – abbiamo cercato di fare un’operazione diversa, praticata anche in altri Paesi, chiamando gli esperti interessati a cimentarsi con una questione di particolare rilevanza ancora pendente presso la Corte».

Il risultato si traduce «in tempi rapidi» in un documento pubblicato da Giappichelli, precisa Veronesi: «Come già avvenuto in passato anche gli atti del seminario saranno messi nella disponibilità dei giudici costituzionali in tempo utile per la loro decisione». Veronesi, come gran parte dei partecipanti ai seminario dal titolo Dalla provetta alla Corte. La legge n. 40 del 2004 di nuovo a giudizio, tra cui l’avvocato Filomena Gallo, considera «ben congegnata» la questione di illegittimità costituzionale della legge 40 predisposta dal Tar Lazio «per la violazione degli articoli 3 e 32 della Carta». Ma, avverte, «il diritto è anche forma, pertanto si pone il problema del modo in cui conclusioni fondate vengono sottoposte ai giudici della Consulta». Vale a dire che se la Corte dovesse riscontrare una qualche lacuna nella ordinanza del Tar potrebbe dichiarare inammissibile la questione di legittimità costituzionale senza entrare nel merito. Un caso analogo si è già verificato nel 2006 ma questa volta, nella situazione in esame, il rischio appare remoto. Sono tre i punti sostanzialmente contestati dal Tar Lazio e rimessi alla Consulta. Per prima cosa i giudici amministrativi ritengono che imporre un numero fisso di embrioni da fecondare (art.14), sia «irrazionale» rispetto alla finalità della legge. Questo perché se lo scopo della norma è favorire una gravidanza senza danneggiare l’embrione, imponendo astrattamente tre embrioni (a prescindere dal parere medico) di fatto la norma sortisce l’opposto. In violazione dell’articolo 3 della Costituzione.

In secondo luogo la legge 40 determinerebbe una disparità di trattamento. Dal momento che le donne che ricorrono alla fecondazione assistita, con tutta evidenza, non hanno tutte la stessa età, le stesse condizioni psico – fisiche e avrebbero il diritto, ciascuna, a un proprio personale percorso terapeutico. «Per cui – sottolinea Veronesi – se per talune, più mature, tre embrioni potrebbe essere sufficienti per altre più giovani potrebbe voler dire parto trigemino». Su questa base il Tar Lazio ha riscontrato anche la violazione dell’ articolo 32 della Costituzione che tutela il diritto alla salute: «Il numero massimo di embrioni fissato a tre, l’obbligo di contestuale impianto e il divieto di crioconservazione come stabilisce la legge 40 potrebbero mettere a repentaglio la salute della donna». Osserva il docente: «In questo modo la legge costringe le pazienti a sottoporsi a successivi trattamenti di stimolazione ovarica che le espongono al rischio della sindrome da iperstimolazione, una patologia che può avere conseguenze anche molto gravi». Un’altra questione sollevata dal Tar Lazio è quella del divieto della diagnosi preimpianto prevista nelle linee guida della legge 40. «Il problema che si pone ora – sottolinea Veronesi – è se il divieto di diagnosi preimpianto sia o meno desumibile dagli articoli della legge 40. Se così fosse il giudice si deve ritenere vincolato a tale divieto. Se invece si ritiene che la strada seguita dai giudici di Cagliari e Firenze e poi dal Tar Lazio sia quella giusta, dovrebbe consentire il compimento di diagnosi preimpianto». In teoria, allo stato attuale, le coppie potrebbero anche rivolgersi al centro di fecondazione, e il centro potrebbe procedere alla diagnosi, ma in questo stato di incertezza normativa molti medici non si espongono al rischio di sanzioni. Di fatto, conclude Veronesi, «la legge 40 non dice chiaramente che non si può fare diagnosi preimpianto per vedere se l’embrione è sano o meno, di conseguenza sempre più coppie si rivolgono al giudice per ottenere l’autorizzazione» Giudice che a questo punto si ritrova già tre pronunce importanti. «Che effettivamente danno già un primo abbozzo di diritto vivente, cioè di interpretazione, secondo cui il divieto di diagnosi preimpianto non è compreso nella legge 40».

Left 16/2008

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Informazioni su Federico Tulli

Federico Tulli è un giornalista professionista. Collabora con diversi periodici, tra cui “Left”, “MicroMega” e “Critica liberale”. Sul web è condirettore di “Cronache Laiche”, firma un blog su “MicroMega”, ha ideato e dirige il magazine di divulgazione culturale e scientifica “Babylon Post”. Per L'Asino d'oro edizioni ha pubblicato: “Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro” (2010), “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” (2014) e “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” (2015).

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Figli rubati – In libreria dal 25 settembre 2015

Il 12 febbraio 2015 è iniziato a Roma un importante processo per i crimini di lesa umanità subiti da 42 italiani sequestrati e uccisi nell'ambito del Piano Condor. Questo accordo segreto tra i governi e le polizie di sette Paesi del Sud America è stato realizzato tra gli anni Settanta e Ottanta fuori da qualsiasi alveo costituzionale per reprimere l'opposizione, facendo scomparire una intera generazione di giovani impegnati nella difesa dei diritti umani. Tra le parti civili del processo ci sono quattro quarantenni: furono rubati appena nati alle loro madri internate nei centri di tortura del 'Condor', e affidati a famiglie contigue ai regimi per essere educati secondo valori «occidentali e cristiani». La loro storia, insieme a quella dei 42 giovani desaparecidos italiani, è ricostruita nel nuovo libro-inchiesta di Federico Tulli, “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” in uscita per L'Asino d'oro edizioni
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