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Ambiente

L’Unione europea verso un “uso sostenibile” dei pesticidi

Il Parlamento Europeo per un diversa autorizzazione d’uso dei pesticidi che comprende fra l’altro il divieto d’autorizzazione di sostanze neurotossiche

Dopo un vivace dibattito, alla presenza di diversi rappresentanti dell ‘ industria chimica, degli agricoltori, degli ambientalisti e dei consumatori, il Parlamento europeo riunito in plenaria a Strasburgo ha approvato il cosiddetto “pacchetto pesticidi”. Si tratta di una serie di proposte per regolare e modernizzare l ‘ uso dei fitofarmaci nell ‘ Unione europea avanzate nelle rispettive relazioni dalle due eurodeputate tedesche Hiltrud Breyer, del gruppo dei Verdi, e Christa Klass, del Partito popolare europeo. La presidenza portoghese dell’Ue, che ha fatto del tema una delle sue priorità del semestre, si attende un accordo fra gli Stati membri nell ‘ incontro dei ministri Ue dell ‘ agricoltura il prossimo 26 novembre, e il Parlamento di Strasburgo, forte della procedura di codecisione, è sullo stesso piano del Consiglio. Stando all ‘ eurobarometro, i pesticidi rappresentano la prima preoccupazione dei consumatori. Ogni anno in Europa si producono oltre 200 mila tonnellate di pesticidi, il 25 per cento dell ‘ intera produzione mondiale, ma a fronte di solo 4 per cento di terreno agricolo. Pertanto i deputati europei chiedono l’inasprimento delle norme Ue sia in materia di autorizzazioni sia sull’uso dei pesticidi in agricoltura. L’obiettivo dichiarato comune delle due relazioni approvate è quello di tutelare soprattutto le persone più vulnerabili, come gestanti e bambini. Il ciclo di vita dei pesticidi si compone di tre tappe: la commercializzazione di nuovi prodotti, il loro utilizzo quotidiano e lo stadio finale in cui diventano rifiuti. Il pacchetto esaminato dal Parlamento riguarda i primi due. Si tratta, più in particolare, di una Strategia tematica sull’uso sostenibile dei pesticidi (un insieme di orientamenti politici) accompagnata da due proposte legislative – da approvare in codecisione – relative alla sua attuazione. In particolare la relazione Breyer ha avanzato la proposta di regolamento sulla commercializzazione dei prodotti fitosanitari che ha tra l’altro l’obiettivo di attualizzare una direttiva europea del 1991 riguardante tale argomento. Le procedure di autorizzazione applicate ai nuovi prodotti saranno quindi riviste con lo scopo di rafforzare la protezione dell’ambiente e della salute, nonché di ridurre i test clinici sugli animali. Favorendo al contempo la concorrenza tra i produttori, a vantaggio degli agricoltori e degli altri utilizzatori.

In base al regolamento, sarà stilata una lista positiva a livello comunitario delle sostanze attive (componenti essenziali del prodotto). In questo esercizio un ruolo essenziale è attribuito all’Autorità per la sicurezza degli alimenti. I nuovi prodotti fitosanitari saranno in seguito autorizzati a livello nazionale sulla base di questo elenco. Le nuove disposizioni riguardanti i componenti dei pesticidi sono distinte dalle norme stabilite dal Reach per evitare che queste sostanze siano sottoposte a due procedure di autorizzazione. La proposta della Commissione prevede che la maggior parte delle nuove sostanze sia autorizzata in un primo tempo per un periodo di dieci anni, mentre quelle che presentano minori rischi lo sarebbero per 15 anni. Quelle, invece, che possono essere sostituite da sostanze meno tossiche, sarebbero autorizzate per soli sette anni. A questo proposito, i deputati chiedono che tale periodo sia ridotto a cinque anni per promuovere il ricorso ad alternative non chimiche. Se la Commissione propone che i rinnovi ulteriori delle autorizzazioni abbiano durata illimitata, i deputati chiedono invece che non eccedano dieci anni. D’altra parte i deputati sostengono la proposta di vietare le sostanze genotossiche, cancerogene, tossiche per la riproduzione o che hanno un impatto sul sistema endocrino, ma esigono restrizioni più stringenti per le eventuali deroghe minori che potrebbe prevedere la Commissione europea. Inoltre, propongono di aggiungere alla categoria di sostanze vietate quelle che hanno effetti neurotossici o immunotossici, e chiedono che un’attenzione particolare sia attribuita alle categorie vulnerabili come le gestanti, i feti e i bambini. Inoltre, auspicano che siano rafforzate le disposizioni relative ai test sugli animali che, a loro parere, dovrebbero essere effettuati solo in ultima istanza. Per quanto riguarda l’autorizzazione dei prodotti, la Commissione europea suggerisce di dividere l’Unione europea in tre zone geografiche (Nord, Centro e Sud): ogni prodotto autorizzato da uno Stato membro sarebbe automaticamente autorizzato in tutta la sua zona geografica. I deputati però sono contrari a questa proposta, preferendo un sistema unico di mutuo riconoscimento in cui gli Stati membri godrebbero di un certo margine di manovra per confermare, respingere o restringere l’autorizzazione in funzione delle proprie situazioni nazionali. I deputati, inoltre, insistono affinché siano attentamente valutati gli eventuali effetti che possono risultare dalla miscela di diverse sostanze in un prodotto.

Per quanto riguarda la relazione Klass, è stata ispirata dall ‘ obiettivo di regolamentare con una norma comunitaria il secondo stadio del ciclo di vita dei pesticidi, ossia la loro utilizzazione pratica per l’agricoltura, la silvicoltura e la gestione dei parchi. Per colmare questa lacuna, la Commissione propone una direttiva sull’utilizzo sostenibile dei pesticidi. Tra le numerose misure proposte, figura quella di affidare agli Stati membri il compito di elaborare dei Piani d’azione nazionali (Pan) volti a identificare le colture, le attività e le zone per le quali i pesticidi presentano maggiori rischi, nonché a fissare degli obiettivi che permettano di trovare una soluzione a questi problemi. È inoltre proposto di vietare l’irrorazione aerea, con qualche deroga, e di identificare le zone ove non è tollerabile che un’utilizzazione minima, se non nulla, di pesticidi. La relazione della Klass per taluni aspetti, propone norme più severe. I deputati, infatti, pur sostenendo l’idea dei Pan, insistono sulla necessità che questi tendano a raggiungere un obiettivo comunitario di riduzione del 25 per cento entro cinque anni e del 50 per cento entro dieci, e obiettivi nazionali, compresi quelli specifici che riguardano sostanze particolarmente attive o tossiche. I deputati, inoltre, invitano gli Stati membri a instaurare delle tasse o dei prelievi sui pesticidi con l’obiettivo, a livello nazionale, di finanziare i Pan e, a livello Ue, di scoraggiare l’uso di pesticidi. D’altra parte, i deputati accolgono con favore la proposta di vietare l’irrorazione aerea (con alcune deroghe) dei pesticidi, tenuto conto dei rischi che essi possano derivare verso zone popolate o ecologicamente sensibili. Inoltre, chiedono che la popolazione sia preventivamente avvisata in caso di irrorazioni autorizzate in base alle deroghe previste. Per proteggere i corsi d’acqua, la Commissione propone di definire delle zone “cuscinetto” all’interno delle quali l’immagazzinamento e l’uso dei pesticidi sarebbero vietati. Queste zone, per i deputati, dovrebbero avere una larghezza minima di dieci metri. Infine, la Commissione propone di vietare o limitare l’uso di pesticidi nelle aree utilizzate dal pubblico in generale o da gruppi di popolazione sensibili e “almeno nei parchi, nei giardini pubblici, nei terreni sportivi, nei cortili delle scuole e nei parchi da gioco”. I deputati chiedono ancora di più: a loro parere, l’uso dei pesticidi deve essere vietato “in tutte le aree utilizzate dal pubblico”, compresi quindi “zone residenziali”, “campus scolastici” e “nelle prossimità delle zone in cui sono ubicate strutture sanitarie pubbliche”, come cliniche e ospizi, e in estese zone circostanti questi luoghi. Per quanto riguarda i due atti che devono essere adottati con la procedura di codecisione, nel corso della Plenaria saranno molto probabilmente presentati degli emendamenti di compromesso che tenteranno di raccogliere un vasto consenso tra i deputati. Tuttavia, a questo stadio sembra inevitabile che si dovrà comunque procedere a una seconda lettura dopo che il Consiglio dei ministri dell’Agricoltura avrà definito la sua posizione comune, probabilmente il 26 novembre prossimo. (Il Velino agenzia stampa quotidiana nazionale) Federico Tulli

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Informazioni su Federico Tulli

Federico Tulli è un giornalista professionista. Collabora con diversi periodici, tra cui “Left”, “MicroMega” e “Critica liberale”. Sul web è condirettore di “Cronache Laiche”, firma un blog su “MicroMega”, ha ideato e dirige il magazine di divulgazione culturale e scientifica “Babylon Post”. Per L'Asino d'oro edizioni ha pubblicato: “Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro” (2010), “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” (2014) e “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” (2015).

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Figli rubati – In libreria dal 25 settembre 2015

Il 12 febbraio 2015 è iniziato a Roma un importante processo per i crimini di lesa umanità subiti da 42 italiani sequestrati e uccisi nell'ambito del Piano Condor. Questo accordo segreto tra i governi e le polizie di sette Paesi del Sud America è stato realizzato tra gli anni Settanta e Ottanta fuori da qualsiasi alveo costituzionale per reprimere l'opposizione, facendo scomparire una intera generazione di giovani impegnati nella difesa dei diritti umani. Tra le parti civili del processo ci sono quattro quarantenni: furono rubati appena nati alle loro madri internate nei centri di tortura del 'Condor', e affidati a famiglie contigue ai regimi per essere educati secondo valori «occidentali e cristiani». La loro storia, insieme a quella dei 42 giovani desaparecidos italiani, è ricostruita nel nuovo libro-inchiesta di Federico Tulli, “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” in uscita per L'Asino d'oro edizioni
L'indagine dell'autore parte da Milano. Qui vivono i parenti di una ragazza scomparsa nel 1977, e ritrovata in maniera rocambolesca nel 2014, i cui nonni dopo aver saputo della sua nascita in un lager di Buenos Aires si rivolsero senza successo anche a Jorge Mario Bergoglio allora capo dei gesuiti argentini. Secondo Estela Carlotto, presidente delle Abuelas di Plaza de Mayo, che dopo 36 anni di ricerche ha ritrovato il nipote Guido, almeno 70 “figli rubati” vivono in Italia senza conoscere la propria storia e non si riesce a trovarli. Perché, come ricostruisce Tulli, le ali del Condor sono ancora aperte.
Nella prefazione l'avvocato paraguayano Martin Almada, Premio Nobel alternativo per la Pace 2002, racconta come ha scoperto nel 1992 ad Asuncion gli Archivi del terrore. Queste carte, circa 700mila documenti ammassati in una anonima caserma di polizia, negli anni hanno consentito a decine di tribunali di ricostruire parte della storia del Piano Condor. Grazie agli Archivi, il giudice spagnolo Baltazar Garzon riuscì a incriminare il dittatore cileno Augusto Pinochet, uno dei registi del Piano, e più di recente il pm Giancarlo Capaldo ha potuto istruire il processo in corso a Roma nell'Aula bunker di Rebibbia. Ma la via verso la Verità e la Giustizia, invocate dai sopravvissuti e dai familiari dei desaparecidos, è ancora lunga e tortuosa. Il 30 settembre scorso, Almada, al termine dell'Udienza generale in Vaticano, ha chiesto di persona a papa Francesco che la Santa Sede apra i propri archivi declassificando i documenti segreti riferiti al Paraguay, all’Argentina, al Cile, alla Bolivia, al Brasile e all’Uruguay.
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