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Ambiente

Ogm causa della moria di api? Polemica tra Coldiretti e Cedab

Botta e risposta tra Coldiretti e Cedab, il Centro documentazione agrobiotecnologie, in merito alle cause che sarebbero all’origine della crescente moria di api nel mondo. Questa mattina l’organizzazione agricola aveva puntato il dito, tra l’altro, contro il pericolo rappresentato dell’estensione delle coltivazioni ogm in Italia in seguito ai nove protocolli d’intesa firmati la scorsa settimana dal ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali e Assobiotec, l’Associazione che rappresenta l’industria agrobiotecnologica del nostro paese. Questa la replica del coordinatore del Cedab, Patrick Trancu: “Ogni volta che emergono problemi con il nostro ecosistema, come nel caso della moria di api, gli ogm sono accusati di essere i responsabili. Il prossimo passo sarà di ritenerli responsabili anche dei cambiamenti climatici?”. Secondo i dati forniti da Coldiretti sono decine di migliaia gli alveari spariti in Pianura padana, mentre in Svizzera dopo l’inverno caldo si è verificato un crollo del 25 per cento della popolazione di api e in Montana negli Stati Uniti la moria è arrivata al 75 per cento. Una vera ecatombe mondiale per le api segnalata oltre che in Italia anche in 27 Stati degli Usa, in Brasile, Canada, Australia e in molti Paesi europei come Svizzera, Germania ed Inghilterra.

Secondo la Coldiretti, “si tratta di una situazione che mette in discussione l’equilibrio naturale globale con rischi anche per la salute e l’alimentazione che dipende per oltre un terzo da coltivazioni impollinate attraverso il lavoro di insetti, al quale proprio le api concorrono per l’80 per cento. Prodotti come mele, pere, mandorle, agrumi, pesche, kiwi, castagne, ciliegie, albicocche, susine, meloni, cocomeri, pomodori, zucchine, soia, girasole e colza, dipendono completamente o in parte dalle api per la produzione dei frutti. Di fronte a questo scenario, la Coldiretti ha individuato alcuni interventi prioritari per rimuovere le cause eventuali della strage che mettono a rischio la salute, la qualità, l’alimentazione e ambiente. “Occorre una verifica scientifica immediata – ha sostenuto l’organizzazione agricola – di tutti i principi attivi sospetti al fine di una loro sospensione cautelativa al pari di quanto è avvenuto in altri Paesi come in Francia dove è stato tolto dal commercio un conciante aggiunto direttamente nelle sementi prima che queste vengano acquistate dagli agricoltori”. Ma è anche necessario, aggiungono alla Coldiretti, “bloccare immediatamente qualsiasi forma di sperimentazione di colture Ogm in campo a partire dai nove protocolli firmati dal ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali con Assobiotech per vino, olio, pomodoro e altre importanti colture mediterranee che rischiano di inquinare in modo irreversibile l’ambiente.

“È l’ennesima manipolazione della realtà che ha come unico dichiarato fine quello di bloccare l’avvio delle sperimentazioni con piante geneticamente modificate in Italia”, aggiunge a sua volta Trancu. Per quanto riguarda le api, gli ogm non si coltivano né nel Montana, né in Svizzera, né nella Pianura Padana, le zone in cui si sono evidenziati negli ultimi 15 anni netti cali nella popolazione di api. “Questo – chiosa il coordinatore del Cedab – sarebbe sufficiente per dimostrare la fragilità della tesi di Coldiretti”. Le informazioni divulgate oggi dall’associazione agricola provengono dall’autorevole sito http://www.gmo-safety.eu., aggiunge Trancu: “Coldiretti omette tuttavia di riferire che diversi gruppi di lavoro scientifici negli Usa e in Europa hanno studiato anche l’ipotesi secondo la quale l’introduzione di mais Bt geneticamente modificato potrebbe essere responsabile della decimazione delle api. E, dopo un’attenta analisi dell’evidenza scientifica, i ricercatori hanno tuttavia concluso che gli studi attualmente disponibili non contengono prove certe che indichino che le piante Bt possano essere dannose per le api”. Il calo delle popolazioni di api è un fatto molto serio e preoccupante. La decimazione delle popolazioni (Colony Collapse Disorder) è un fenomeno che viene studiato in tutto il mondo. Le ricerche più attuali – tra le quali anche una dell’Accademia americana delle scienze – e relative allo stato di salute delle api, indicano che sono diversi i fattori oggetto di studio che sembrano concorrere a questo sterminio. “La demagogia nostrana – ha concluso Trancu – non può tuttavia dare alcun contributo a scoprire le cause e ad identificare le migliori soluzioni per far fronte a questa tragica situazione”.

(Il Velino agenzia stampa quotidiana nazionale) Federico Tulli
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Informazioni su Federico Tulli

Federico Tulli è un giornalista professionista. Collabora con diversi periodici, tra cui “Left”, “MicroMega” e “Critica liberale”. Sul web è condirettore di “Cronache Laiche”, firma un blog su “MicroMega”, ha ideato e dirige il magazine di divulgazione culturale e scientifica “Babylon Post”. Per L'Asino d'oro edizioni ha pubblicato: “Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro” (2010), “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” (2014) e “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” (2015).

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Figli rubati – In libreria dal 25 settembre 2015

Il 12 febbraio 2015 è iniziato a Roma un importante processo per i crimini di lesa umanità subiti da 42 italiani sequestrati e uccisi nell'ambito del Piano Condor. Questo accordo segreto tra i governi e le polizie di sette Paesi del Sud America è stato realizzato tra gli anni Settanta e Ottanta fuori da qualsiasi alveo costituzionale per reprimere l'opposizione, facendo scomparire una intera generazione di giovani impegnati nella difesa dei diritti umani. Tra le parti civili del processo ci sono quattro quarantenni: furono rubati appena nati alle loro madri internate nei centri di tortura del 'Condor', e affidati a famiglie contigue ai regimi per essere educati secondo valori «occidentali e cristiani». La loro storia, insieme a quella dei 42 giovani desaparecidos italiani, è ricostruita nel nuovo libro-inchiesta di Federico Tulli, “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” in uscita per L'Asino d'oro edizioni
L'indagine dell'autore parte da Milano. Qui vivono i parenti di una ragazza scomparsa nel 1977, e ritrovata in maniera rocambolesca nel 2014, i cui nonni dopo aver saputo della sua nascita in un lager di Buenos Aires si rivolsero senza successo anche a Jorge Mario Bergoglio allora capo dei gesuiti argentini. Secondo Estela Carlotto, presidente delle Abuelas di Plaza de Mayo, che dopo 36 anni di ricerche ha ritrovato il nipote Guido, almeno 70 “figli rubati” vivono in Italia senza conoscere la propria storia e non si riesce a trovarli. Perché, come ricostruisce Tulli, le ali del Condor sono ancora aperte.
Nella prefazione l'avvocato paraguayano Martin Almada, Premio Nobel alternativo per la Pace 2002, racconta come ha scoperto nel 1992 ad Asuncion gli Archivi del terrore. Queste carte, circa 700mila documenti ammassati in una anonima caserma di polizia, negli anni hanno consentito a decine di tribunali di ricostruire parte della storia del Piano Condor. Grazie agli Archivi, il giudice spagnolo Baltazar Garzon riuscì a incriminare il dittatore cileno Augusto Pinochet, uno dei registi del Piano, e più di recente il pm Giancarlo Capaldo ha potuto istruire il processo in corso a Roma nell'Aula bunker di Rebibbia. Ma la via verso la Verità e la Giustizia, invocate dai sopravvissuti e dai familiari dei desaparecidos, è ancora lunga e tortuosa. Il 30 settembre scorso, Almada, al termine dell'Udienza generale in Vaticano, ha chiesto di persona a papa Francesco che la Santa Sede apra i propri archivi declassificando i documenti segreti riferiti al Paraguay, all’Argentina, al Cile, alla Bolivia, al Brasile e all’Uruguay.
Il ruolo ambiguo della Chiesa cattolica in queste tragiche vicende è ulteriormente evidenziato nella postfazione di Simona Maggiorelli: un'inchiesta sulla storia dei 300mila bambini rubati ai “sovversivi” nella Spagna franchista, e nei 20 anni successivi alla morte del dittatore fascista avvenuta nel 1975, all'interno di cliniche gestite da congreghe religiose. È qui che affondano le radici ideologiche dei furti di neonati perpetrati in America Latina.

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