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Libro bianco del tabacco

Tabacchi: in crisi la privatizzazione del sistema distributivo

Il livello di tensione nel mercato della distribuzione di sigarette è ormai prossimo al punto di rottura. L’Agemos, Associazione sindacale che riunisce oltre il 90 per cento dei venditori e distributori di tabacco lavorato, sta seriamente valutando la possibilità di interrompere ogni rapporto sindacale con Logista, la società di gestione della rete distributiva a cui fanno capo i 250 Depositi fiscali locali (Dfl) di sigarette dislocati su tutto il territorio nazionale acquistati da Bat nel 2004. Una mossa che potrebbe sancire il definitivo fallimento del processo di privatizzazione e liberalizzazione del settore avviato nel 2003 con la vendita da parte del Tesoro dell’Ente tabacchi italiano (Eti) alla British american tobacco (Bat). “Il 19 aprile scorso Logista non ci ha mostrato alcun piano industriale per quanto riguarda la distribuzione, al contrario di quanto convenuto prima dell’incontro, né è stata in grado di iniziare la discussione per il rinnovo dei contratti dei 250 Dfl che scadranno il 31 gennaio 2008 – ha spiegato al VELINO Paolo Campanella, presidente Agemos – pertanto abbiamo immediatamente convocato il consiglio nazionale dove probabilmente si deciderà di interrompere il rapporto e convocare l’Assemblea Nazionale di tutti gli iscritti”. Una decisione che dipende essenzialmente da Logista, precisa Campanella: “Se non ci comunicherà nel dettaglio il piano industriale nonché gli elementi essenziali del nuovo contratto su cui aprire una chiara e trasparente trattativa sindacale, l’assemblea nazionale sarà costretta ad adottare azioni sindacali immediate, non escludendo di procedere all’interruzione di una parte dei prodotti distribuiti da Logista con modalità che verranno definite”. Dietro la decisione di Logista di non presentare il piano industriale all’Agemos ci sarebbe la volontà di ridurre di 120 unità gli attuali 250 Dfl. Una mossa che la società del gruppo franco-spagnolo Altadis, leader europeo della distribuzione di tabacchi, ha già compiuto nel 2005 chiudendo oltre 250 dei 520 Dfl che l’anno prima aveva acquistato per 500 milioni di euro da Bat.

(Il Velino agenzia stampa quotidiana nazionale) Federico Tulli

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Informazioni su Federico Tulli

Federico Tulli è un giornalista professionista. Collabora con diversi periodici, tra cui “Left”, “MicroMega” e “Critica liberale”. Sul web è condirettore di “Cronache Laiche”, firma un blog su “MicroMega”, ha ideato e dirige il magazine di divulgazione culturale e scientifica “Babylon Post”. Per L'Asino d'oro edizioni ha pubblicato: “Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro” (2010), “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” (2014) e “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” (2015).

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Figli rubati – In libreria dal 25 settembre 2015

Il 12 febbraio 2015 è iniziato a Roma un importante processo per i crimini di lesa umanità subiti da 42 italiani sequestrati e uccisi nell'ambito del Piano Condor. Questo accordo segreto tra i governi e le polizie di sette Paesi del Sud America è stato realizzato tra gli anni Settanta e Ottanta fuori da qualsiasi alveo costituzionale per reprimere l'opposizione, facendo scomparire una intera generazione di giovani impegnati nella difesa dei diritti umani. Tra le parti civili del processo ci sono quattro quarantenni: furono rubati appena nati alle loro madri internate nei centri di tortura del 'Condor', e affidati a famiglie contigue ai regimi per essere educati secondo valori «occidentali e cristiani». La loro storia, insieme a quella dei 42 giovani desaparecidos italiani, è ricostruita nel nuovo libro-inchiesta di Federico Tulli, “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” in uscita per L'Asino d'oro edizioni
L'indagine dell'autore parte da Milano. Qui vivono i parenti di una ragazza scomparsa nel 1977, e ritrovata in maniera rocambolesca nel 2014, i cui nonni dopo aver saputo della sua nascita in un lager di Buenos Aires si rivolsero senza successo anche a Jorge Mario Bergoglio allora capo dei gesuiti argentini. Secondo Estela Carlotto, presidente delle Abuelas di Plaza de Mayo, che dopo 36 anni di ricerche ha ritrovato il nipote Guido, almeno 70 “figli rubati” vivono in Italia senza conoscere la propria storia e non si riesce a trovarli. Perché, come ricostruisce Tulli, le ali del Condor sono ancora aperte.
Nella prefazione l'avvocato paraguayano Martin Almada, Premio Nobel alternativo per la Pace 2002, racconta come ha scoperto nel 1992 ad Asuncion gli Archivi del terrore. Queste carte, circa 700mila documenti ammassati in una anonima caserma di polizia, negli anni hanno consentito a decine di tribunali di ricostruire parte della storia del Piano Condor. Grazie agli Archivi, il giudice spagnolo Baltazar Garzon riuscì a incriminare il dittatore cileno Augusto Pinochet, uno dei registi del Piano, e più di recente il pm Giancarlo Capaldo ha potuto istruire il processo in corso a Roma nell'Aula bunker di Rebibbia. Ma la via verso la Verità e la Giustizia, invocate dai sopravvissuti e dai familiari dei desaparecidos, è ancora lunga e tortuosa. Il 30 settembre scorso, Almada, al termine dell'Udienza generale in Vaticano, ha chiesto di persona a papa Francesco che la Santa Sede apra i propri archivi declassificando i documenti segreti riferiti al Paraguay, all’Argentina, al Cile, alla Bolivia, al Brasile e all’Uruguay.
Il ruolo ambiguo della Chiesa cattolica in queste tragiche vicende è ulteriormente evidenziato nella postfazione di Simona Maggiorelli: un'inchiesta sulla storia dei 300mila bambini rubati ai “sovversivi” nella Spagna franchista, e nei 20 anni successivi alla morte del dittatore fascista avvenuta nel 1975, all'interno di cliniche gestite da congreghe religiose. È qui che affondano le radici ideologiche dei furti di neonati perpetrati in America Latina.

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