//
you're reading...
Sicurezza alimentare

Coldiretti: un’indagine minaccia l’elezione di Marini?

E’ con un certo imbarazzo che negli ambienti politici ed economici e più specificamente in tutto il mondo legato all’agricoltura ci si interroga sulla successione, alla guida della Coldiretti, del dimisssionario Paolo Bedoni, chiamato alla presidenza della Società cattolica di assicurazioni. Si dava per scontato che nell’assemblea convocata per domani a Roma allo scopo di eleggere il nuovo presidente la scelta sarebbe caduta su un imprenditore umbro del settore lattiero-caseario, Sergio Marini. Senonché martedì è esplosa a Perugia una sconcertante vicenda giudiziaria, giudicata compromettente per tutti i principali operatori nel settore della trasformazione del latte. Nel capoluogo umbro il Nucleo antisofisticazione dei carabinieri (Nas) ha denunciato sette imprenditori “per la vendita di sostanze non genuine come genuine” e “per le cariche microbiche superiori ai limiti in stato di alterazione”. Ora la situazione ai vertici della Coldiretti si presenta quanto mai delicata. L’assemblea potrebbe infatti essere costretta ad aggiornare i suoi lavori in attesa di un chiarimento della posizione personale di Marini o a scegliere in poche ore un nuovo candidato. A meno che non prevalgano le pressioni del segretario generale della Coldiretti Franco Pasquali e di altri due grandi elettori di Marini, i presidenti del Lazio, Massimo Gargano, e della Campania, Gennaro Masiello, che sono della tesi di ignorare l’accaduto.

Non è casuale perciò che il capo dell’Ufficio stampa della Coldiretti Masimo Aliprandi abbia negato al VELINO che ci sia qualche problema in relazione all’investitura di Marini aggiungendo che il presidente della Coldiretti umbra non è un imprenditore del settore lattiero caseario ma un “produttore di fiori”. A meno che non si tratti di un’omonimia Sergio Marini risulta invece presidente del Consiglio di amministrazione della Grifo Latte di Perugia. Un peso determinante in sede di Consiglio nazionale, di cui fanno parte tutti i presidenti regionali, lo ha il segretario generale Franco Pasquali, una sorta di eminenza grigia che vanta il merito di assicurare la continuità della leadership della Coldiretti e di avere attraversato indenne ben quattro presidenze. Le indagini del Nas hanno portato alla denuncia di sette titolari di stabilimenti di trasformazione e produzione del latte fresco e caseifici con sede a Perugia Assisi, Scheggia e Todi. Oltre al deferimento di ventuno titolari di insediamenti zootecnici operanti nei comuni di Perugia, Assisi, Cannara, Castiglione del Lago, Deruta, Foligno, Gualdo Tadino, Montefalco, Scheggia, Spello, Todi, Trevi, Valfabbrica, Attigliano, Calvi dell’Umbria, Fabro, Lugnano in Teverina e Narni. L’accusa è di aver smaltito in maniera abusiva carcasse di animali morti. Denunciati anche quattro veterinari per l’omessa vigilanza e la mancata adozione di provvedimenti sanitari.

(Il Velino agenzia stampa quotidiana nazionale) Federico Tulli

Annunci

Informazioni su Federico Tulli

Federico Tulli è un giornalista professionista. Collabora con diversi periodici, tra cui “Left”, “MicroMega” e “Critica liberale”. Sul web è condirettore di “Cronache Laiche”, firma un blog su “MicroMega”, ha ideato e dirige il magazine di divulgazione culturale e scientifica “Babylon Post”. Per L'Asino d'oro edizioni ha pubblicato: “Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro” (2010), “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” (2014) e “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” (2015).

Discussione

Non c'è ancora nessun commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Figli rubati – In libreria dal 25 settembre 2015

Il 12 febbraio 2015 è iniziato a Roma un importante processo per i crimini di lesa umanità subiti da 42 italiani sequestrati e uccisi nell'ambito del Piano Condor. Questo accordo segreto tra i governi e le polizie di sette Paesi del Sud America è stato realizzato tra gli anni Settanta e Ottanta fuori da qualsiasi alveo costituzionale per reprimere l'opposizione, facendo scomparire una intera generazione di giovani impegnati nella difesa dei diritti umani. Tra le parti civili del processo ci sono quattro quarantenni: furono rubati appena nati alle loro madri internate nei centri di tortura del 'Condor', e affidati a famiglie contigue ai regimi per essere educati secondo valori «occidentali e cristiani». La loro storia, insieme a quella dei 42 giovani desaparecidos italiani, è ricostruita nel nuovo libro-inchiesta di Federico Tulli, “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” in uscita per L'Asino d'oro edizioni
L'indagine dell'autore parte da Milano. Qui vivono i parenti di una ragazza scomparsa nel 1977, e ritrovata in maniera rocambolesca nel 2014, i cui nonni dopo aver saputo della sua nascita in un lager di Buenos Aires si rivolsero senza successo anche a Jorge Mario Bergoglio allora capo dei gesuiti argentini. Secondo Estela Carlotto, presidente delle Abuelas di Plaza de Mayo, che dopo 36 anni di ricerche ha ritrovato il nipote Guido, almeno 70 “figli rubati” vivono in Italia senza conoscere la propria storia e non si riesce a trovarli. Perché, come ricostruisce Tulli, le ali del Condor sono ancora aperte.
Nella prefazione l'avvocato paraguayano Martin Almada, Premio Nobel alternativo per la Pace 2002, racconta come ha scoperto nel 1992 ad Asuncion gli Archivi del terrore. Queste carte, circa 700mila documenti ammassati in una anonima caserma di polizia, negli anni hanno consentito a decine di tribunali di ricostruire parte della storia del Piano Condor. Grazie agli Archivi, il giudice spagnolo Baltazar Garzon riuscì a incriminare il dittatore cileno Augusto Pinochet, uno dei registi del Piano, e più di recente il pm Giancarlo Capaldo ha potuto istruire il processo in corso a Roma nell'Aula bunker di Rebibbia. Ma la via verso la Verità e la Giustizia, invocate dai sopravvissuti e dai familiari dei desaparecidos, è ancora lunga e tortuosa. Il 30 settembre scorso, Almada, al termine dell'Udienza generale in Vaticano, ha chiesto di persona a papa Francesco che la Santa Sede apra i propri archivi declassificando i documenti segreti riferiti al Paraguay, all’Argentina, al Cile, alla Bolivia, al Brasile e all’Uruguay.
Il ruolo ambiguo della Chiesa cattolica in queste tragiche vicende è ulteriormente evidenziato nella postfazione di Simona Maggiorelli: un'inchiesta sulla storia dei 300mila bambini rubati ai “sovversivi” nella Spagna franchista, e nei 20 anni successivi alla morte del dittatore fascista avvenuta nel 1975, all'interno di cliniche gestite da congreghe religiose. È qui che affondano le radici ideologiche dei furti di neonati perpetrati in America Latina.

Aggiornamenti Twitter

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: