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Libro bianco del tabacco

Salute: Parte la campagna europea contro il tabacco

I costi sanitari in Europa legati al tabagismo superano ormai i cento miliardi di euro l’anno e secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) il consumo di tabacco rimane la principale causa evitabile di cancro: “Sarebbe sufficiente modificare le proprie abitudini di vita”. Un suggerimento condiviso in pieno dal commissario europeo per la Salute, Markos Kyprianou, il quale oggi ha inaugurato l’edizione 2007 della campagna “Per una vita senza tabacco” che coinvolge i 27 stati membri dell’Unione. L’attenzione dell’iniziativa si concentra soprattutto sugli effetti del fumo passivo che, si stima, causa la morte di quasi 20 mila persone, ogni anno in Europa. Un problema di primaria importanza che l’Italia, primo tra i paesi fondatori dell’Unione, ha affrontato tramite il decreto antifumo nei luoghi pubblici del presidente della Repubblica del 23 dicembre 2003, più noto come “legge Sirchia”. “Il nesso di questa iniziativa con la nostra legge e con la Convenzione quadro dell’Oms sul controllo del tabacco ratificata dalla maggior parte degli stati membri Ue è evidente – spiega al VELINO l’ex ministro della Salute Girolamo Sirchia -. Si potrebbe dire che il progetto di Kyprianou affonda le sue radici nella Conferenza informale dei ministri della Salute del 2003, organizzata in occasione del semestre italiano di presidenza europea, quando l’avviamento dell’iter della legge antifumo stava provocando non pochi mal di pancia alle nostrane lobby del tabacco”.

Il commissario Ue ha tagliato il nastro della campagna che si pone “l’obiettivo di motivare i cittadini europei ad adottare stili di vita più salutari per raggiungere sostanziali benefici per la salute ed evitare, oltre ai costi economici, molte sofferenze correlate a malattie che si possono prevenire”. Non aspettiamoci però risultati immediati. Come sottolineato da Sirchia, sono ancora considerevoli i contrasti da superare per diffondere a livello europeo una efficace cultura di prevenzione in materia di tabacco. “La Germania, per esempio, in un primo tempo si era opposta in maniera drastica alla convezione Oms, al punto di non firmarla nemmeno, per via dei notevoli interessi economici comuni di produttori di tabacco, pubblicità e giornali”. Di recente la fiera resistenza del governo tedesco a sottoscrivere gli accordi e dare la priorità alla salute dei cittadini piuttosto che ai fatturati delle multinazionali si è affievolita. Anche a causa del deferimento presso la Corte di giustizia di Lussemburgo per non aver adeguato la propria normativa alla direttiva comunitaria 2003/33/Ce contro la pubblicità diretta e indiretta alle sigarette. Non a caso, dunque, nel novembre scorso si è avviato un dibattito politico trasversale per trovare il modo di rientrare nei parametri comunitari, ma la proposta di legge sul fumo presentata a inizio dicembre a Berlino è durata poco più di 48 ore, cancellata dalle critiche mosse dai giuristi che la considerano non compatibile con la costituzione tedesca. A oggi quindi i cittadini dei Laender, fumatori e non, si trovano nella stessa situazione di britannici e greci, cioè senza alcuna legge di tutela dai danni da fumo, pur avendo dimostrato leggeri segnali di apertura al cambiamento.

“Anche Francia e Spagna incontano al momento serie difficoltà a varare una legge sul modello di quella italiana – sottolinea l’ex ministro della Salute -. Alcuni mesi fa sembrava che in questi due paesi si fosse aperta una strada più sensibile alle necessità dei non fumatori, ma da qualche tempo non se ne sa più nulla. Ben venga allora la piattaforma europea della lotta al fumo proposta da Kyprianou, perché a questo punto può servire a trascinare anche i tiepidi”. Un discorso a parte va fatto per i neo entrati nell’Unione, Romania e Ungheria, ma anche per la gran parte dei paesi est europei. “Non ci si può certo attendere una rivoluzione in tempi brevi – osserva Sirchia – l’iniziativa è sì rivolta all’Europa dei 27, ma va considerato che, specie nei paesi dell’est, non sono mai nemmeno state accennate battaglie in favore della prevenzione. La stessa impostazione del servizio sanitario riguardo la cura delle malattie connesse al fumo è sempre stata limitata allo stretto indispensabile, quindi la nuova frontiera della sensibilizzazione dell’opinione pubblica, che esige attenzione, cultura e soldi, lì è molto acerba. Ma la campagna di Kyprianou – conclude l’ex ministro della Salute – serve proprio a questo, ad avviare tutti i 27 sulla stessa strada, quella che va in direzione opposta degli interessi economici di chi non si perita di pubblicizzare strumenti di morte”.

(Il Velino agenzia stampa quotidiana nazionale) Federico Tulli

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Informazioni su Federico Tulli

Federico Tulli è un giornalista professionista. Collabora con diversi periodici, tra cui “Left”, “MicroMega” e “Critica liberale”. Sul web è condirettore di “Cronache Laiche”, firma un blog su “MicroMega”, ha ideato e dirige il magazine di divulgazione culturale e scientifica “Babylon Post”. Per L'Asino d'oro edizioni ha pubblicato: “Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro” (2010), “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” (2014) e “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” (2015).

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Figli rubati – In libreria dal 25 settembre 2015

Il 12 febbraio 2015 è iniziato a Roma un importante processo per i crimini di lesa umanità subiti da 42 italiani sequestrati e uccisi nell'ambito del Piano Condor. Questo accordo segreto tra i governi e le polizie di sette Paesi del Sud America è stato realizzato tra gli anni Settanta e Ottanta fuori da qualsiasi alveo costituzionale per reprimere l'opposizione, facendo scomparire una intera generazione di giovani impegnati nella difesa dei diritti umani. Tra le parti civili del processo ci sono quattro quarantenni: furono rubati appena nati alle loro madri internate nei centri di tortura del 'Condor', e affidati a famiglie contigue ai regimi per essere educati secondo valori «occidentali e cristiani». La loro storia, insieme a quella dei 42 giovani desaparecidos italiani, è ricostruita nel nuovo libro-inchiesta di Federico Tulli, “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” in uscita per L'Asino d'oro edizioni
L'indagine dell'autore parte da Milano. Qui vivono i parenti di una ragazza scomparsa nel 1977, e ritrovata in maniera rocambolesca nel 2014, i cui nonni dopo aver saputo della sua nascita in un lager di Buenos Aires si rivolsero senza successo anche a Jorge Mario Bergoglio allora capo dei gesuiti argentini. Secondo Estela Carlotto, presidente delle Abuelas di Plaza de Mayo, che dopo 36 anni di ricerche ha ritrovato il nipote Guido, almeno 70 “figli rubati” vivono in Italia senza conoscere la propria storia e non si riesce a trovarli. Perché, come ricostruisce Tulli, le ali del Condor sono ancora aperte.
Nella prefazione l'avvocato paraguayano Martin Almada, Premio Nobel alternativo per la Pace 2002, racconta come ha scoperto nel 1992 ad Asuncion gli Archivi del terrore. Queste carte, circa 700mila documenti ammassati in una anonima caserma di polizia, negli anni hanno consentito a decine di tribunali di ricostruire parte della storia del Piano Condor. Grazie agli Archivi, il giudice spagnolo Baltazar Garzon riuscì a incriminare il dittatore cileno Augusto Pinochet, uno dei registi del Piano, e più di recente il pm Giancarlo Capaldo ha potuto istruire il processo in corso a Roma nell'Aula bunker di Rebibbia. Ma la via verso la Verità e la Giustizia, invocate dai sopravvissuti e dai familiari dei desaparecidos, è ancora lunga e tortuosa. Il 30 settembre scorso, Almada, al termine dell'Udienza generale in Vaticano, ha chiesto di persona a papa Francesco che la Santa Sede apra i propri archivi declassificando i documenti segreti riferiti al Paraguay, all’Argentina, al Cile, alla Bolivia, al Brasile e all’Uruguay.
Il ruolo ambiguo della Chiesa cattolica in queste tragiche vicende è ulteriormente evidenziato nella postfazione di Simona Maggiorelli: un'inchiesta sulla storia dei 300mila bambini rubati ai “sovversivi” nella Spagna franchista, e nei 20 anni successivi alla morte del dittatore fascista avvenuta nel 1975, all'interno di cliniche gestite da congreghe religiose. È qui che affondano le radici ideologiche dei furti di neonati perpetrati in America Latina.

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