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Sicurezza alimentare

Cibo, Mannheimer: gli italiani chiedono trasparenza e qualità

Trasparenza, qualità, sicurezza degli alimenti e un settore agricolo rispettoso dell’ambiente. È quanto chiede il consumatore italiano al comparto agroalimentare secondo l’indagine Coldiretti-Ispo: “Le opinioni degli italiani sull’alimentazione”. La ricerca, presentata dal presidente dell’Ispo, Renato Mannheimer, al Forum internazionale dell’agricoltura e dell’alimentazione di Cernobbio, oltre a rivelare quali siano le tendenze dei consumatori ha fornito all’industria agroalimentare italiana spunti fondamentali per le proprie strategie. No a cibi geneticamente modificati e sì al made in Italy con particolare attenzione alla qualità, è questo l’orientamento del consumatore italiano evidenziato da Mannheimer. Otto italiani su dieci, infatti, bocciano le manipolazioni genetiche perché “fanno male alla salute” e nove su dieci promuovono a pieni voti la produzione alimentare italiana. Inoltre, quasi la metà degli italiani è disposta a pagare di più pur di mangiare prodotti tipici e di qualità targati Italia. Proseguendo nell’analisi, Mannheimer ha evidenziato come gli italiani ritengano particolarmente pericolosa l’ipotesi di apertura del mercato a carne e latte derivati da animali clonati, marcando così la differenza con quanto avviene negli Stati Uniti dove la Food and Drug Administration ha invece deciso di non porre alcuna barriera a questo tipo di prodotti. “Sono dati che confermano la bontà della scelta italiana di puntare su un’agricoltura libera da organismi geneticamente modificati – ha commentato il presidente di Coldiretti, Paolo Bedoni -, tanto più che considerando il territorio europeo risiede in Italia una impresa biologica su tre ed è marcato italiano un prodotto tipico su cinque”.

Nonostante il fatturato per i soli prodotti tipici sia stato nel 2006 di ben nove miliardi di euro resta ancora molto da fare. infatti, per il presidente di Coldiretti “bisogna accelerare il percorso già iniziato a livello europeo dove sono state adottate le norme per l’etichettatura di origine della carne bovina dopo l’emergenza mucca pazza. Per ora, proprio grazie alla mobilitazione della Coldiretti, si è ottenuto di apporre l’etichetta di origine per il latte fresco, per la carne di pollo e per la passata di pomodoro. Troppo poco, visto che è ancora anonima la provenienza di carne di maiale, conserve vegetali, succhi di frutta, pasta e olio extra vergine d’oliva”. Bedoni ha poi ricordato che il settore agroalimentare italiano ha fatturato nel 2005 oltre 180 miliardi di euro e rappresenta circa il 15 per cento del Pil. Forte di questi numeri e anche dei vari primati quantitativi in Europa nella produzione di riso, tabacco, frutta fresca e ortaggi freschi, il presidente di Coldiretti ha espresso la speranza che la garanzia di qualità e sicurezza dei prodotti diventi la priorità da perseguire tramite nuove politiche agricole. La produzione va adattata in funzione delle aspettative dei consumatori. “Occorre proseguire sulla strada dell’etichettatura obbligatoria, maggiori informazioni e più trasparenza – ha concluso Bedoni – sono le chiavi per dinamizzare la crescita del comparto agroalimentare italiano ed europeo”.

(Il Velino agenzia stampa quotidiana nazionale) Federico Tulli) 20 ott 2006 18:41

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Informazioni su Federico Tulli

Federico Tulli è un giornalista professionista. Collabora con diversi periodici, tra cui “Left”, “MicroMega” e “Critica liberale”. Sul web è condirettore di “Cronache Laiche”, firma un blog su “MicroMega”, ha ideato e dirige il magazine di divulgazione culturale e scientifica “Babylon Post”. Per L'Asino d'oro edizioni ha pubblicato: “Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro” (2010), “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” (2014) e “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” (2015).

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Figli rubati – In libreria dal 25 settembre 2015

Il 12 febbraio 2015 è iniziato a Roma un importante processo per i crimini di lesa umanità subiti da 42 italiani sequestrati e uccisi nell'ambito del Piano Condor. Questo accordo segreto tra i governi e le polizie di sette Paesi del Sud America è stato realizzato tra gli anni Settanta e Ottanta fuori da qualsiasi alveo costituzionale per reprimere l'opposizione, facendo scomparire una intera generazione di giovani impegnati nella difesa dei diritti umani. Tra le parti civili del processo ci sono quattro quarantenni: furono rubati appena nati alle loro madri internate nei centri di tortura del 'Condor', e affidati a famiglie contigue ai regimi per essere educati secondo valori «occidentali e cristiani». La loro storia, insieme a quella dei 42 giovani desaparecidos italiani, è ricostruita nel nuovo libro-inchiesta di Federico Tulli, “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” in uscita per L'Asino d'oro edizioni
L'indagine dell'autore parte da Milano. Qui vivono i parenti di una ragazza scomparsa nel 1977, e ritrovata in maniera rocambolesca nel 2014, i cui nonni dopo aver saputo della sua nascita in un lager di Buenos Aires si rivolsero senza successo anche a Jorge Mario Bergoglio allora capo dei gesuiti argentini. Secondo Estela Carlotto, presidente delle Abuelas di Plaza de Mayo, che dopo 36 anni di ricerche ha ritrovato il nipote Guido, almeno 70 “figli rubati” vivono in Italia senza conoscere la propria storia e non si riesce a trovarli. Perché, come ricostruisce Tulli, le ali del Condor sono ancora aperte.
Nella prefazione l'avvocato paraguayano Martin Almada, Premio Nobel alternativo per la Pace 2002, racconta come ha scoperto nel 1992 ad Asuncion gli Archivi del terrore. Queste carte, circa 700mila documenti ammassati in una anonima caserma di polizia, negli anni hanno consentito a decine di tribunali di ricostruire parte della storia del Piano Condor. Grazie agli Archivi, il giudice spagnolo Baltazar Garzon riuscì a incriminare il dittatore cileno Augusto Pinochet, uno dei registi del Piano, e più di recente il pm Giancarlo Capaldo ha potuto istruire il processo in corso a Roma nell'Aula bunker di Rebibbia. Ma la via verso la Verità e la Giustizia, invocate dai sopravvissuti e dai familiari dei desaparecidos, è ancora lunga e tortuosa. Il 30 settembre scorso, Almada, al termine dell'Udienza generale in Vaticano, ha chiesto di persona a papa Francesco che la Santa Sede apra i propri archivi declassificando i documenti segreti riferiti al Paraguay, all’Argentina, al Cile, alla Bolivia, al Brasile e all’Uruguay.
Il ruolo ambiguo della Chiesa cattolica in queste tragiche vicende è ulteriormente evidenziato nella postfazione di Simona Maggiorelli: un'inchiesta sulla storia dei 300mila bambini rubati ai “sovversivi” nella Spagna franchista, e nei 20 anni successivi alla morte del dittatore fascista avvenuta nel 1975, all'interno di cliniche gestite da congreghe religiose. È qui che affondano le radici ideologiche dei furti di neonati perpetrati in America Latina.

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