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Economia canaglia

Scommesse: prosegue l’iter della procedura d’infrazione

E’ in corso di istruzione a Bruxelles il procedimento aperto in seguito alla procedura di infrazione notificata all’Italia per le norme restrittive sul mercato delle scommesse on line. Il giro di vite del governo italiano risale allo scorso anno quando la legge finanziaria vietò agli operatori stranieri di raccogliere attraverso internet puntate in Italia. Si prevede che questa mossa, costringendo di fatto i giocatori italiani a scommettere sui siti nazionali, farà incassare all’erario 255 milioni di euro nel 2006 e almeno 400 milioni nel 2007. L’incremento del prossimo anno sarà il risultato anche della liberalizzazione del settore delle scommesse, uno dei cavalli di battaglia del decreto Bersani-Visco.

Proprio domani scade il termine di presentazione delle domande per partecipare alla gara pubblica attraverso la quale l’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato (Aams) appalterà 16700 nuove concessioni per l’apertura di nuovi punti in cui sarà possibile scommettere. In gioco sono i 35 miliardi di euro, l’equivalente di una pesante manovra finanziaria, che saranno spesi nel 2007 dai 30 milioni di italiani contagiati dal gusto del gioco. A tanto infatti ammonteranno le puntate su cavalli e partite di calcio previste dagli esperti. Almeno quattro di questi miliardi confluiranno nelle casse dei Monopoli attraverso i “giochi di abilità a distanza”, vale a dire le scommesse on line, fino al febbraio scorso raccolte da operatori stranieri e per questo considerate illegali in Italia. Ora invece, dichiarano all’Aams, “le scommesse gestite in Italia da operatori esteri entreranno a far parte del ventaglio di possibilità per i patiti del gioco purché i gestori rispettino i parametri legislativi indicati nel bando di gara pubblica in scadenza domani”. Purchè quindi sia garantita allo Stato la riscossione delle imposte sulle vincite pagate ai giocatori italiani dagli operatori esteri. L’apertura agli stranieri viene considerata dagli operatori del settore l’unico asso nella manica a disposizione del governo italiano per evitare che il procedimento d’infrazione della Commissione si trasformi in un deferimento alla Corte di giustizia. Tutto si deciderà intorno alla corretta interpretazione degli articoli 43 e 49 del trattato CE sulla libertà di stabilimento e di prestazione di servizi. Questi articoli sarebbero stati violati dall’Aams nel momento in cui ha oscurato, a partire da febbraio 2006, circa 600 siti di scommesse gestiti da operatori con sede all’estero, pur se operanti nel pieno rispetto delle leggi del loro paese di appartenenza. La tesi della Commissione, cui hanno fatto appello praticamente tutti i maggiori bookmakers mondiali, è che un paese membro dell’Unione può vietare la raccolta di scommesse da parte di operatori di un partner europeo solo se il provvedimento è orientato a limitare il gioco d’azzardo. Non è invece ammissibile qualora il paese in questione incoraggi lotterie e concorsi a pronostico come fa l’Italia. Non a caso nella lettera inviata al governo di Roma vengono chieste delucidazioni sulla “sproporzione di queste misure rispetto all’espansione del mercato delle scommesse sportive che appare riservato agli operatori nazionali”. La tesi dei Monopoli, invece, è che per operare nel nostro paese occorra pagare le tasse al fisco italiano, come previsto dalla legislazione nazionale, cosa che non avviene se il giocatore riscuote le vincite all’estero.

(Il Velino agenzia stampa quotidiana nazionale) Federico Tulli

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Informazioni su Federico Tulli

Federico Tulli è un giornalista professionista. Collabora con diversi periodici, tra cui “Left”, “MicroMega” e “Critica liberale”. Sul web è condirettore di “Cronache Laiche”, firma un blog su “MicroMega”, ha ideato e dirige il magazine di divulgazione culturale e scientifica “Babylon Post”. Per L'Asino d'oro edizioni ha pubblicato: “Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro” (2010), “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” (2014) e “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” (2015).

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Figli rubati – In libreria dal 25 settembre 2015

Il 12 febbraio 2015 è iniziato a Roma un importante processo per i crimini di lesa umanità subiti da 42 italiani sequestrati e uccisi nell'ambito del Piano Condor. Questo accordo segreto tra i governi e le polizie di sette Paesi del Sud America è stato realizzato tra gli anni Settanta e Ottanta fuori da qualsiasi alveo costituzionale per reprimere l'opposizione, facendo scomparire una intera generazione di giovani impegnati nella difesa dei diritti umani. Tra le parti civili del processo ci sono quattro quarantenni: furono rubati appena nati alle loro madri internate nei centri di tortura del 'Condor', e affidati a famiglie contigue ai regimi per essere educati secondo valori «occidentali e cristiani». La loro storia, insieme a quella dei 42 giovani desaparecidos italiani, è ricostruita nel nuovo libro-inchiesta di Federico Tulli, “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” in uscita per L'Asino d'oro edizioni
L'indagine dell'autore parte da Milano. Qui vivono i parenti di una ragazza scomparsa nel 1977, e ritrovata in maniera rocambolesca nel 2014, i cui nonni dopo aver saputo della sua nascita in un lager di Buenos Aires si rivolsero senza successo anche a Jorge Mario Bergoglio allora capo dei gesuiti argentini. Secondo Estela Carlotto, presidente delle Abuelas di Plaza de Mayo, che dopo 36 anni di ricerche ha ritrovato il nipote Guido, almeno 70 “figli rubati” vivono in Italia senza conoscere la propria storia e non si riesce a trovarli. Perché, come ricostruisce Tulli, le ali del Condor sono ancora aperte.
Nella prefazione l'avvocato paraguayano Martin Almada, Premio Nobel alternativo per la Pace 2002, racconta come ha scoperto nel 1992 ad Asuncion gli Archivi del terrore. Queste carte, circa 700mila documenti ammassati in una anonima caserma di polizia, negli anni hanno consentito a decine di tribunali di ricostruire parte della storia del Piano Condor. Grazie agli Archivi, il giudice spagnolo Baltazar Garzon riuscì a incriminare il dittatore cileno Augusto Pinochet, uno dei registi del Piano, e più di recente il pm Giancarlo Capaldo ha potuto istruire il processo in corso a Roma nell'Aula bunker di Rebibbia. Ma la via verso la Verità e la Giustizia, invocate dai sopravvissuti e dai familiari dei desaparecidos, è ancora lunga e tortuosa. Il 30 settembre scorso, Almada, al termine dell'Udienza generale in Vaticano, ha chiesto di persona a papa Francesco che la Santa Sede apra i propri archivi declassificando i documenti segreti riferiti al Paraguay, all’Argentina, al Cile, alla Bolivia, al Brasile e all’Uruguay.
Il ruolo ambiguo della Chiesa cattolica in queste tragiche vicende è ulteriormente evidenziato nella postfazione di Simona Maggiorelli: un'inchiesta sulla storia dei 300mila bambini rubati ai “sovversivi” nella Spagna franchista, e nei 20 anni successivi alla morte del dittatore fascista avvenuta nel 1975, all'interno di cliniche gestite da congreghe religiose. È qui che affondano le radici ideologiche dei furti di neonati perpetrati in America Latina.

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