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Libro bianco del tabacco

Contrabbando, UE: Philip Morris deve 275 mln di euro all’Italia

Individuata come responsabile di contrabbando di sigarette, la Philip Morris, il colosso mondiale del tabacco, per evitare sanzioni più serie anche dal punto di vista penale, pagherà all’Unione Europea, in base a una transazione fatta nel 2004, la somma di un miliardo 250 milioni di dollari, pari a circa 2.500 miliardi delle vecchie lire. Questi denari andranno divisi tra la UE e dieci paesi che hanno subito danni in seguito alla complicità della Philip Morris con il contrabbando. All’Italia spetteranno 275 milioni di euro che dovranno essere versati in 12 anni con rate di 23 milioni.

La vicenda si trascina sin dai primi mesi del 2004. Philip Morris International, per porre fine alle battaglie legali che la vedevano protagonista in molti paesi dell’Unione con l’accusa di aver contrabbandato bionde, propose un concordato. A luglio dello stesso anno la Commissione annunciò la chiusura delle controversie aperte nei confronti della Philip Morris “per collusione nel contrabbando di sigarette” attraverso un accordo che prevedeva, si legge nel comunicato Ue IP/04/882, oltre al pagamento di un miliardo 250 milioni di dollari “l’impegno a rafforzare le proprie procedure di controllo e a limitare i suoi volumi di vendita, affinché restino in linea con la domanda del mercato”. L’accusa avanzata da Bruxelles era infatti che la multinazionale fornisse troppe sigarette ai paesi con una bassa tassazione sul tabacco incoraggiandoli di fatto al contrabbando verso gli stati con tassazione più alta. Questa tesi è sempre stata respinta dalla Philip Morris che comunque alla fine ha accettato le richieste della Commissione. Inoltre, si legge ancora nel comunicato Ue, al fine di garantire la maggiore collaborazione possibile con le autorità nazionali e comunitarie “Philip Morris deve indicare su determinati imballaggi informazioni sul mercato previsto per la vendita al dettaglio, deve apporre sulle stecche di sigarette etichette con codici a barre leggibili tramite lettore ottico, infine dare attuazione ad altre procedure utili per tracciare e localizzare i suoi prodotti”. Dopo la firma la UE e la Philip Morris precisarono che quel miliardo e 250 milioni di dollari non era una multa, ma un pagamento volontario per “dimenticare l’ostilità del passato e cooperare”. E’ dunque, a più di due anni dall’accordo che Bruxelles ha annunciato le percentuali di spartizione tra la UE e i dieci governi danneggiati dal contrabbando e la contraffazione di sigarette: oltre all’Italia, Belgio, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Lussemburgo, Olanda, Portogallo e Spagna, che si divideranno circa 105 milioni di dollari l’anno in base al danno erariale subito. Dando un occhiata alla tabella delle percentuali di risarcimento, si scopre che l’Italia fu la più vessata dall’attività di Philip Morris visto che riceverà il 28,63 per cento della somma complessiva, cioè circa 29 milioni di dollari (22 milioni di euro) ogni anno fino al 2015. Poco più di quanto spetta alla Germania, che otterrà il 24,6 per cento, vale a dire un risarcimento annuo di circa 26 milioni di dollari.

(Il Velino agenzia stampa quotidiana nazionale) Federico Tulli

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Informazioni su Federico Tulli

Federico Tulli è un giornalista professionista. Collabora con diversi periodici, tra cui “Left”, “MicroMega” e “Critica liberale”. Sul web è condirettore di “Cronache Laiche”, firma un blog su “MicroMega”, ha ideato e dirige il magazine di divulgazione culturale e scientifica “Babylon Post”. Per L'Asino d'oro edizioni ha pubblicato: “Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro” (2010), “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” (2014) e “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” (2015).

Discussione

Un pensiero su “Contrabbando, UE: Philip Morris deve 275 mln di euro all’Italia

  1. Caro Federico, ci sei cascato anche tu!

    In base alla sentenza della Suprema Corte di cassazione del 21 dicembre 2001, il totale dell’evasione fiscale di Philip Morris ammontava a 120 mila miliardi delle vecchie lire, sottratti ad ogni forma di imposizione diretta e indiretta.

    La cifra da Guiness dei Records, equivalente ad alcune manovre finanziarie, corrisponde a 60 miliardi di euro, che diviso per i 60 milioni di Italiani, corrisponde a ben mille euro a testa. La notizia rimase “riservata”, e non fu pubblicata dai giornali.

    Philip Morris è riuscita a non pagare: il 9 luglio 2004 Romano Prodi ha firmato un accordo tra l’Unione Europea e Philip Morris, che pagando poco più di 1 miliardo di dollari all’UE, mette una pietra sopra a tutto il passato di contrabbando ed evasione fiscale, messi in atto principalmente in Italia. Questa volta i giornali hanno dato la notizia, ma nessuno si è domandato: perche’ 1 miliardo invece di 60 miliardi, per di più da dividere tra 9 stati, e rateizzati in 10 anni senza interessi?

    Per saperne di più: http://www.yesmoke.eu/pag/it/big_tobacco_it/big_tobacco_evasione_fiscale.html

    Pubblicato da alberto | 13 gennaio 2009, 1:44 pm

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Figli rubati – In libreria dal 25 settembre 2015

Il 12 febbraio 2015 è iniziato a Roma un importante processo per i crimini di lesa umanità subiti da 42 italiani sequestrati e uccisi nell'ambito del Piano Condor. Questo accordo segreto tra i governi e le polizie di sette Paesi del Sud America è stato realizzato tra gli anni Settanta e Ottanta fuori da qualsiasi alveo costituzionale per reprimere l'opposizione, facendo scomparire una intera generazione di giovani impegnati nella difesa dei diritti umani. Tra le parti civili del processo ci sono quattro quarantenni: furono rubati appena nati alle loro madri internate nei centri di tortura del 'Condor', e affidati a famiglie contigue ai regimi per essere educati secondo valori «occidentali e cristiani». La loro storia, insieme a quella dei 42 giovani desaparecidos italiani, è ricostruita nel nuovo libro-inchiesta di Federico Tulli, “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” in uscita per L'Asino d'oro edizioni
L'indagine dell'autore parte da Milano. Qui vivono i parenti di una ragazza scomparsa nel 1977, e ritrovata in maniera rocambolesca nel 2014, i cui nonni dopo aver saputo della sua nascita in un lager di Buenos Aires si rivolsero senza successo anche a Jorge Mario Bergoglio allora capo dei gesuiti argentini. Secondo Estela Carlotto, presidente delle Abuelas di Plaza de Mayo, che dopo 36 anni di ricerche ha ritrovato il nipote Guido, almeno 70 “figli rubati” vivono in Italia senza conoscere la propria storia e non si riesce a trovarli. Perché, come ricostruisce Tulli, le ali del Condor sono ancora aperte.
Nella prefazione l'avvocato paraguayano Martin Almada, Premio Nobel alternativo per la Pace 2002, racconta come ha scoperto nel 1992 ad Asuncion gli Archivi del terrore. Queste carte, circa 700mila documenti ammassati in una anonima caserma di polizia, negli anni hanno consentito a decine di tribunali di ricostruire parte della storia del Piano Condor. Grazie agli Archivi, il giudice spagnolo Baltazar Garzon riuscì a incriminare il dittatore cileno Augusto Pinochet, uno dei registi del Piano, e più di recente il pm Giancarlo Capaldo ha potuto istruire il processo in corso a Roma nell'Aula bunker di Rebibbia. Ma la via verso la Verità e la Giustizia, invocate dai sopravvissuti e dai familiari dei desaparecidos, è ancora lunga e tortuosa. Il 30 settembre scorso, Almada, al termine dell'Udienza generale in Vaticano, ha chiesto di persona a papa Francesco che la Santa Sede apra i propri archivi declassificando i documenti segreti riferiti al Paraguay, all’Argentina, al Cile, alla Bolivia, al Brasile e all’Uruguay.
Il ruolo ambiguo della Chiesa cattolica in queste tragiche vicende è ulteriormente evidenziato nella postfazione di Simona Maggiorelli: un'inchiesta sulla storia dei 300mila bambini rubati ai “sovversivi” nella Spagna franchista, e nei 20 anni successivi alla morte del dittatore fascista avvenuta nel 1975, all'interno di cliniche gestite da congreghe religiose. È qui che affondano le radici ideologiche dei furti di neonati perpetrati in America Latina.

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