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Libro bianco del tabacco

Fumo: multe a chi lo pubblicizza ma chi le deve comminare?

La pubblicità al fumo è vietata dalla legge italiana e da una norma europea. I trasgressori più incalliti sono le grandi multinazionali del tabacco che hanno sponsorizzato non a caso i gran premi di Formula 1 e del motociclismo e le emittenti televisive che trasmettono le immagini dei piloti e delle macchine coperti da scritte di marche di sigarette. Ci sarebbero delle multe da pagare ma nessuno le commina. La Guardia di Finanza sostiene che la responsabilità dell’accertamento spetta all’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato (Aams). I Monopoli di Stato, che finora non hanno mai accertato nulla, esprimono il dubbio di dovere essere loro a fare l’accertamento. A ogni buon conto, sollecitati dal VELINO, hanno deciso di acquisire le cassette delle gare di F1 di Shanghai e di Suzuka tralasciando per il momento, non si sa bene perché, i gran premi di motociclismo.

Per comprendere cosa comporti la visibilità delle sigarette in televisione in termini di denaro basti pensare che solo tra Cina e Giappone i fumatori sfiorano i 400 milioni. In Italia questa forma di pubblicità ai prodotti da fumo è vietata da una legge (165/62) e da un decreto ministeriale (425/91). Inoltre, il nostro paese è sotto procedura d’infrazione presso l’Unione europea dall’aprile scorso per “il mancato rispetto della direttiva 2003/33/CE che vieta la pubblicità a favore dei prodotti del tabacco attraverso servizi d’informazione”. “La materia è molto confusa”, si giustificano alla sede centrale dell’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, l’organo indicato dalla Guardia di Finanza come responsabile degli accertamenti di violazioni in materia di pubblicità ai prodotti da fumo. “La legge 165/62 – ha precisato il responsabile dell’ufficio stampa dell’Aams – non attribuisce direttamente la competenza ai Monopoli e quindi questa potrebbe essere anche del ministero dell’Interno, del Tar o della Prefettura. Va detto, inoltre, che la legislazione è in continua evoluzione e che i soggetti istituzionali coinvolti, nazionali e comunitari, sono sempre di più. Al punto da non essere del tutto certi che sia questa la normativa violata e che siamo noi gli unici deputati a verificare eventuali violazioni”. Comunque sia, hanno fatto sapere all’Aams, “le videocassette dei due eventi sportivi (Gp di Shanghai e Suzuka, ndr) sono state acquisite e visionate dall’Ufficio competente all’accertamento. Ma ci vorrà del tempo per giungere ad una conclusione, tanto più che nessuno ci ha ancora comunicato se dobbiamo andare avanti o meno”. Quello che non si capisce è perché, se esiste un ufficio dell’Aams, che viene ufficialmente definito, come “competente dell’accertamento”, i Monopoli di Stato sostengano poi che la normativa non è chiara e che non sono sicuri di dovere fare loro l’accertamento.

La legge 165/62 è stata per decenni il fiore all’occhiello dell’Italia, tuttora avanguardia europea nel campo della prevenzione delle conseguenze del fumo sulla salute grazie alla legge Sirchia. Un forte impegno di ordine sanitario testimoniato anche dall’emanazione del Dm 425/91, tanto da ritrovarci con una legislazione tra le più allineate alla Direttiva Ue 2003/33 emessa con l’obiettivo di eliminare ogni “disparità nelle legislazioni nazionali”. Un risultato che Bruxelles ha suggerito di ottenere attraverso il divieto, si legge nel documento, “di ogni forma di comunicazione commerciale che abbia lo scopo o l’effetto, diretto o indiretto, di promuovere un prodotto del tabacco”. E un’attenzione particolare viene riservata dalla Ue proprio alle manifestazioni sportive di grande richiamo come i Gp di Formula uno, visto che (si legge al punto 6 dell’articolo 2) “l’uso dei servizi della società dell’informazione è un mezzo di pubblicità dei prodotti del tabacco che aumenta con lo sviluppo del consumo e dell’accesso pubblici a tali servizi. Detti servizi (..) attraggono in modo particolare e sono facilmente accessibili ai giovani consumatori”. A tale proposito sono significative le parole con cui il 5 aprile scorso il commissario responsabile della Salute e della protezione dei consumatori, Markos Kyprianou, aveva biasimato il governo italiano al momento dell’annuncio della costituzione in mora. “La direttiva sulla pubblicità dei prodotti del tabacco – aveva dichiarato Kyprianou – è una delle colonne portanti della lotta contro il tabagismo e invito gli Stati membri ad applicarla in modo adeguato. Se si smette di rendere il tabacco interessante attraverso la pubblicità e le sponsorizzazioni sarà possibile ridurre il numero dei fumatori o delle persone che sono indotte a diventarlo. I precedenti interventi della Commissione nei confronti di altri stati membri in relazione alla direttiva in questione dimostrano che non esiterò a compiere i passi necessari per garantire che venga pienamente e adeguatamente applicata”.

(Il Velino agenzia stampa quotidiana nazionale) Federico Tulli

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Informazioni su Federico Tulli

Federico Tulli è un giornalista professionista. Collabora con diversi periodici, tra cui “Left”, “MicroMega” e “Critica liberale”. Sul web è condirettore di “Cronache Laiche”, firma un blog su “MicroMega”, ha ideato e dirige il magazine di divulgazione culturale e scientifica “Babylon Post”. Per L'Asino d'oro edizioni ha pubblicato: “Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro” (2010), “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” (2014) e “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” (2015).

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Figli rubati – In libreria dal 25 settembre 2015

Il 12 febbraio 2015 è iniziato a Roma un importante processo per i crimini di lesa umanità subiti da 42 italiani sequestrati e uccisi nell'ambito del Piano Condor. Questo accordo segreto tra i governi e le polizie di sette Paesi del Sud America è stato realizzato tra gli anni Settanta e Ottanta fuori da qualsiasi alveo costituzionale per reprimere l'opposizione, facendo scomparire una intera generazione di giovani impegnati nella difesa dei diritti umani. Tra le parti civili del processo ci sono quattro quarantenni: furono rubati appena nati alle loro madri internate nei centri di tortura del 'Condor', e affidati a famiglie contigue ai regimi per essere educati secondo valori «occidentali e cristiani». La loro storia, insieme a quella dei 42 giovani desaparecidos italiani, è ricostruita nel nuovo libro-inchiesta di Federico Tulli, “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” in uscita per L'Asino d'oro edizioni
L'indagine dell'autore parte da Milano. Qui vivono i parenti di una ragazza scomparsa nel 1977, e ritrovata in maniera rocambolesca nel 2014, i cui nonni dopo aver saputo della sua nascita in un lager di Buenos Aires si rivolsero senza successo anche a Jorge Mario Bergoglio allora capo dei gesuiti argentini. Secondo Estela Carlotto, presidente delle Abuelas di Plaza de Mayo, che dopo 36 anni di ricerche ha ritrovato il nipote Guido, almeno 70 “figli rubati” vivono in Italia senza conoscere la propria storia e non si riesce a trovarli. Perché, come ricostruisce Tulli, le ali del Condor sono ancora aperte.
Nella prefazione l'avvocato paraguayano Martin Almada, Premio Nobel alternativo per la Pace 2002, racconta come ha scoperto nel 1992 ad Asuncion gli Archivi del terrore. Queste carte, circa 700mila documenti ammassati in una anonima caserma di polizia, negli anni hanno consentito a decine di tribunali di ricostruire parte della storia del Piano Condor. Grazie agli Archivi, il giudice spagnolo Baltazar Garzon riuscì a incriminare il dittatore cileno Augusto Pinochet, uno dei registi del Piano, e più di recente il pm Giancarlo Capaldo ha potuto istruire il processo in corso a Roma nell'Aula bunker di Rebibbia. Ma la via verso la Verità e la Giustizia, invocate dai sopravvissuti e dai familiari dei desaparecidos, è ancora lunga e tortuosa. Il 30 settembre scorso, Almada, al termine dell'Udienza generale in Vaticano, ha chiesto di persona a papa Francesco che la Santa Sede apra i propri archivi declassificando i documenti segreti riferiti al Paraguay, all’Argentina, al Cile, alla Bolivia, al Brasile e all’Uruguay.
Il ruolo ambiguo della Chiesa cattolica in queste tragiche vicende è ulteriormente evidenziato nella postfazione di Simona Maggiorelli: un'inchiesta sulla storia dei 300mila bambini rubati ai “sovversivi” nella Spagna franchista, e nei 20 anni successivi alla morte del dittatore fascista avvenuta nel 1975, all'interno di cliniche gestite da congreghe religiose. È qui che affondano le radici ideologiche dei furti di neonati perpetrati in America Latina.

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