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Libro bianco del tabacco

Tabacco: flop in Commissione la distribuzione resta squilibrata

Resta irrisolto il problema della liberalizzazione della distribuzione del tabacco italiano. Si è infatti conclusa con un nulla di fatto l’indagine istruita dalla commissione Finanze della Camera per fare chiarezza sui meccanismi di un settore che dopo la privatizzazione del 2003 non si è mai liberalizzato, col risultato di ritrovarsi fortemente sbilanciato a favore di Logista, la multinazionale spagnola leader in Europa. Nell’audizione di oggi, secondo quanto si è appresso in Commissione, i vertici della British American Tobacco riferendosi al breve periodo in cui la multinazionale americana è stata proprietaria di Etinera (la partecipata statale che gestiva tutti i depositi finanziari italiani), hanno dichiarato di non sentire alcun obbligo verso vicende passate e di non avere intenzione di ricorrere a distributori alternativi a Logista. Una mossa, quest’ultima, che ha lasciato alla commissione il compito di individuare in quale modo garantire maggiore concorrenza visto che la distributrice spagnola gestisce oltre l’ottanta per cento della produzione nazionale di sigarette, mentre dieci operatori si spartiscono il restante venti per cento. Ed erano stati proprio i piccoli distributori a sollevare presso la Commissione i problemi derivanti da un mercato troppo squilibrato, lamentando lo strapotere di Logista sin da quando nel 2004 ha acquistato Etinera dalla Bat.

A questo punto, considerato anche l’esito negativo dell’audizione di luglio alla quale era stata convocata Logista, e visto che la Commissione ha deciso di non sentire Philip Morris, l’altro grande cliente degli spagnoli, par di capire che la palla passerà all’Unione europea, da sempre molto attenta ai processi di liberalizzazione rimasti incompiuti. Si prevedono tempi lunghi. Dal canto suo Logista ha sempre rigettato le accuse di essere monopolista privato della distribuzione nel mercato italiano. “Il mercato italiano – aveva detto l’Ad di Logista, Maurizio Zaccheo, al VELINO – è libero e questo è dimostrato dal fatto che oltre a noi operano altri dieci distributori indipendenti. Respingiamo quindi con forza le accuse di essere monopolisti della distribuzione”. All’obiezione secondo cui Logista controlla oltre l’80 per cento del mercato Zaccheo aveva replicato: “Il merito degli accordi con i grandi produttori è da imputare alla maggiore convenienza delle nostre offerte rispetto ai concorrenti. Se Philip Morris, che produce il 53 per cento di sigarette italiane e Bat, che si attesta intorno al 27 per cento, hanno scelto di fruire dei nostri servizi è perchè garantiamo la qualità che risponde alle loro esigenze”. Lo stesso discorso vale per Japan Tobacco, aveva precisato Zaccheo: nessun monopolio ma grande efficienza. E, soprattutto, pieno rispetto delle regole stabilite dai due governi che hanno gestito la privatizzazione del mercato italiano”. D’altronde, “non a caso anche all’estero (Francia, Spagna, Portogallo) la nostra società è il distributore più utilizzato dalle grandi aziende del tabacco”. Quella di influenzare pesantemente il mercato della distribuzione non è l’unica polemica che vede coinvolta Logista.

Nei giorni scorsi Lamberto Lasagni, vice presidente di Assotabaccai, l’associazione che rappresenta circa il cinque per cento delle rivenditorie italiane, aveva denunciato interessi comuni di multinazionali del tabacco e Logista per l’applicazione e il mantenimento di prezzi bassi sui pacchetti delle sigarette più pregiate. “Respingiamo in toto queste illazioni”, aveva commentato con forza Zaccheo: “L’accusa di partecipare ad un cartello che si occuperebbe di fissare prezzi è priva di senso. Logista è completamente estranea alle dinamiche di determinazione dei prezzi delle sigarette visto che come previsto dalla legge questa è una prerogativa dei produttori, semmai la nostra società è tra quelle che ne subiscono le conseguenze”. Quanto alla partecipazione della Federazione Italiana Tabaccai (l’associazione che rappresenta il 95 per cento delle rivenditorie) nell’azionariato di Logista, altra accusa mossa da Lasagni, Zaccheo aveva risposto che “è frutto di invenzione da parte di persone che dovrebbero documentarsi prima di esprimere certe affermazioni. Logista Italia è posseduta al 100 per cento da Logista S.A., la capogruppo spagnola”.

(Il Velino agenzia stampa quotidiana nazionale) Federico Tulli

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Informazioni su Federico Tulli

Federico Tulli è un giornalista professionista. Collabora con diversi periodici, tra cui “Left”, “MicroMega” e “Critica liberale”. Sul web è condirettore di “Cronache Laiche”, firma un blog su “MicroMega”, ha ideato e dirige il magazine di divulgazione culturale e scientifica “Babylon Post”. Per L'Asino d'oro edizioni ha pubblicato: “Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro” (2010), “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” (2014) e “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” (2015).

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Figli rubati – In libreria dal 25 settembre 2015

Il 12 febbraio 2015 è iniziato a Roma un importante processo per i crimini di lesa umanità subiti da 42 italiani sequestrati e uccisi nell'ambito del Piano Condor. Questo accordo segreto tra i governi e le polizie di sette Paesi del Sud America è stato realizzato tra gli anni Settanta e Ottanta fuori da qualsiasi alveo costituzionale per reprimere l'opposizione, facendo scomparire una intera generazione di giovani impegnati nella difesa dei diritti umani. Tra le parti civili del processo ci sono quattro quarantenni: furono rubati appena nati alle loro madri internate nei centri di tortura del 'Condor', e affidati a famiglie contigue ai regimi per essere educati secondo valori «occidentali e cristiani». La loro storia, insieme a quella dei 42 giovani desaparecidos italiani, è ricostruita nel nuovo libro-inchiesta di Federico Tulli, “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” in uscita per L'Asino d'oro edizioni
L'indagine dell'autore parte da Milano. Qui vivono i parenti di una ragazza scomparsa nel 1977, e ritrovata in maniera rocambolesca nel 2014, i cui nonni dopo aver saputo della sua nascita in un lager di Buenos Aires si rivolsero senza successo anche a Jorge Mario Bergoglio allora capo dei gesuiti argentini. Secondo Estela Carlotto, presidente delle Abuelas di Plaza de Mayo, che dopo 36 anni di ricerche ha ritrovato il nipote Guido, almeno 70 “figli rubati” vivono in Italia senza conoscere la propria storia e non si riesce a trovarli. Perché, come ricostruisce Tulli, le ali del Condor sono ancora aperte.
Nella prefazione l'avvocato paraguayano Martin Almada, Premio Nobel alternativo per la Pace 2002, racconta come ha scoperto nel 1992 ad Asuncion gli Archivi del terrore. Queste carte, circa 700mila documenti ammassati in una anonima caserma di polizia, negli anni hanno consentito a decine di tribunali di ricostruire parte della storia del Piano Condor. Grazie agli Archivi, il giudice spagnolo Baltazar Garzon riuscì a incriminare il dittatore cileno Augusto Pinochet, uno dei registi del Piano, e più di recente il pm Giancarlo Capaldo ha potuto istruire il processo in corso a Roma nell'Aula bunker di Rebibbia. Ma la via verso la Verità e la Giustizia, invocate dai sopravvissuti e dai familiari dei desaparecidos, è ancora lunga e tortuosa. Il 30 settembre scorso, Almada, al termine dell'Udienza generale in Vaticano, ha chiesto di persona a papa Francesco che la Santa Sede apra i propri archivi declassificando i documenti segreti riferiti al Paraguay, all’Argentina, al Cile, alla Bolivia, al Brasile e all’Uruguay.
Il ruolo ambiguo della Chiesa cattolica in queste tragiche vicende è ulteriormente evidenziato nella postfazione di Simona Maggiorelli: un'inchiesta sulla storia dei 300mila bambini rubati ai “sovversivi” nella Spagna franchista, e nei 20 anni successivi alla morte del dittatore fascista avvenuta nel 1975, all'interno di cliniche gestite da congreghe religiose. È qui che affondano le radici ideologiche dei furti di neonati perpetrati in America Latina.

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