//
you're reading...
Libro bianco del tabacco

Tabacco, sigarette contraffatte sul mercato italiano

È una sorta di contrabbando fai da te l’ultima trovata dei trafficanti di sigarette illegali. Coinvolge intere famiglie, spesso dell’est europeo, le quali, dopo aver comprato alcune centinaia di stecche di sigarette in supermercati di paesi al di fuori di Eurolandia, le introducono in Italia attraverso il valico di Tarvisio nascoste nelle loro auto. Un fenomeno di portata minore rispetto al commercio illegale su larga scala di tabacchi lavorati esteri che si riscontra in alcuni porti dell’Adriatico, ma più dannoso per la salute di chi acquista queste sigarette di provenienza spesso incerta. “È per via del carico ridotto – racconta al VELINO il Colonnello Gianluigi Miglioli, Comandante Provinciale della Guardia di finanza di Udine -, al fine di spuntare il massimo del profitto con il minimo rischio, queste organizzazioni puntano al commercio di sigarette di qualità minore, se non scadente, come quelle contraffatte provenienti dalla Cina”. E questo non fa che aumentare il potenziale nocivo, già molto elevato nelle bionde di qualità, per la salute di chi le acquista.

“Le sigarette – precisa il Colonnello Miglioli – vengono acquistate in Ucraina o in Polonia ad un prezzo che si aggira intorno all’euro e mezzo e sono rivendute a circa il doppio e comunque, ovviamente, ad un prezzo inferiore rispetto a quello vigente al pubblico in Italia. I trafficanti lucrano sulla differenza notevole di prezzo con l’Italia dove le imposte pesano per il 75 per cento sul prezzo finale”. Dopo l’adesione dell’Austria al trattato di Schengen e l’apertura delle frontiere, il valico di Tarvisio non ha più la dogana e questo ha spinto alcune persone a pensare che potesse essere più semplice passare, soprattutto attraverso l’Austria, con carichi di tabacchi lavorati esteri acquistati regolarmente in supermercati extra Ue, nascosti in intercapedini create ad arte nella scocca delle auto. “Questo ci riporta al passato – racconta il Colonnello Miglioli al VELINO – erano infatti diversi anni che non capitava di fare inseguimenti o smontare auto anche di piccola cilindrata in cui sono state nascoste decine di chilogrammi di sigarette”. A Tarvisio opera una squadra speciale composta da alcuni finanzieri motivati ed affiatati, la cosiddetta squadra cacciavite, che monitora i passaggi di auto dal confine, ferma i sospetti e procede alla ricerca di merce illegale. “Oramai, grazie all’esperienza – racconta il Colonnello Miglioli – andiamo a colpo sicuro e la nostra costante presenza sul territorio sta riducendo il numero di passaggi illegali”. L’ultima operazione è dei giorni scorsi, quando le Fiamme gialle della Compagnia di Tarvisio (Udine), in tre distinte operazioni condotte a cavallo del confine con l’Austria, hanno sequestrato 709 stecche di sigarette e arrestato due cittadini polacchi e uno di nazionalità ceca che viaggiavano a bordo di autovetture sulle quali erano stati ricavati doppi fondi per contenere la merce di contrabbando. Le sigarette, dirette al mercato nazionale centro-meridionale, erano nascoste nelle imbottiture dei sedili, nelle intercapedini degli sportelli e nel vano inferiore del portabagagli. I contrabbandieri rischiano dai 2 a 5 anni di reclusione. Dall’inizio dell’anno, le Fiamme gialle che fanno capo al Comando di Udine hanno sequestrato 5.881 stecche di sigarette, denunciato 14 persone e arrestato 21 contrabbandieri. Un successo che si reputa contribuisca a tenere lontano dal confine friulano i grossi quantitativi di merce di contrabbando e le organizzazioni internazionali più agguerrite.

Sul tema le multinazionali produttrici delle sigarette più note tacciono e contano che le operazioni di sequestro delle sigarette contraffatte condotte dalla Guardia di finanza passino sotto silenzio. Il loro timore è che il grande pubblico venga a sapere che ci sono in giro partite di sigarette taroccate nocive. In particolare le multinazionali, ma questo non lo riconosceranno mai, temono che salti in aria, per la paura dei consumatori, tutto il mercato del contrabbando, che è parte cospicua delle loro vendite. Non lo riconosceranno soprattutto dopo i solenni impegni assunti dalla Philip Morris con lo stato italiano per collaborare a mettere un argine vero alle vendite di sigarette su mercati alternativi rispetto a quello sottoposto a tassazione. Ma l’attività delle multinazionali è in realtà incontrollabile dal momento che esse non hanno alcun interesse di sapere in mano a chi finiscono gli enormi quantitativi di bionde che vendono direttamente dalle loro sedi estere. (Il Velino agenzia stampa quotidiana nazionale) Federico Tulli

Annunci

Informazioni su Federico Tulli

Federico Tulli è un giornalista professionista. Collabora con diversi periodici, tra cui “Left”, “MicroMega” e “Critica liberale”. Sul web è condirettore di “Cronache Laiche”, firma un blog su “MicroMega”, ha ideato e dirige il magazine di divulgazione culturale e scientifica “Babylon Post”. Per L'Asino d'oro edizioni ha pubblicato: “Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro” (2010), “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” (2014) e “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” (2015).

Discussione

Non c'è ancora nessun commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Figli rubati – In libreria dal 25 settembre 2015

Il 12 febbraio 2015 è iniziato a Roma un importante processo per i crimini di lesa umanità subiti da 42 italiani sequestrati e uccisi nell'ambito del Piano Condor. Questo accordo segreto tra i governi e le polizie di sette Paesi del Sud America è stato realizzato tra gli anni Settanta e Ottanta fuori da qualsiasi alveo costituzionale per reprimere l'opposizione, facendo scomparire una intera generazione di giovani impegnati nella difesa dei diritti umani. Tra le parti civili del processo ci sono quattro quarantenni: furono rubati appena nati alle loro madri internate nei centri di tortura del 'Condor', e affidati a famiglie contigue ai regimi per essere educati secondo valori «occidentali e cristiani». La loro storia, insieme a quella dei 42 giovani desaparecidos italiani, è ricostruita nel nuovo libro-inchiesta di Federico Tulli, “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” in uscita per L'Asino d'oro edizioni
L'indagine dell'autore parte da Milano. Qui vivono i parenti di una ragazza scomparsa nel 1977, e ritrovata in maniera rocambolesca nel 2014, i cui nonni dopo aver saputo della sua nascita in un lager di Buenos Aires si rivolsero senza successo anche a Jorge Mario Bergoglio allora capo dei gesuiti argentini. Secondo Estela Carlotto, presidente delle Abuelas di Plaza de Mayo, che dopo 36 anni di ricerche ha ritrovato il nipote Guido, almeno 70 “figli rubati” vivono in Italia senza conoscere la propria storia e non si riesce a trovarli. Perché, come ricostruisce Tulli, le ali del Condor sono ancora aperte.
Nella prefazione l'avvocato paraguayano Martin Almada, Premio Nobel alternativo per la Pace 2002, racconta come ha scoperto nel 1992 ad Asuncion gli Archivi del terrore. Queste carte, circa 700mila documenti ammassati in una anonima caserma di polizia, negli anni hanno consentito a decine di tribunali di ricostruire parte della storia del Piano Condor. Grazie agli Archivi, il giudice spagnolo Baltazar Garzon riuscì a incriminare il dittatore cileno Augusto Pinochet, uno dei registi del Piano, e più di recente il pm Giancarlo Capaldo ha potuto istruire il processo in corso a Roma nell'Aula bunker di Rebibbia. Ma la via verso la Verità e la Giustizia, invocate dai sopravvissuti e dai familiari dei desaparecidos, è ancora lunga e tortuosa. Il 30 settembre scorso, Almada, al termine dell'Udienza generale in Vaticano, ha chiesto di persona a papa Francesco che la Santa Sede apra i propri archivi declassificando i documenti segreti riferiti al Paraguay, all’Argentina, al Cile, alla Bolivia, al Brasile e all’Uruguay.
Il ruolo ambiguo della Chiesa cattolica in queste tragiche vicende è ulteriormente evidenziato nella postfazione di Simona Maggiorelli: un'inchiesta sulla storia dei 300mila bambini rubati ai “sovversivi” nella Spagna franchista, e nei 20 anni successivi alla morte del dittatore fascista avvenuta nel 1975, all'interno di cliniche gestite da congreghe religiose. È qui che affondano le radici ideologiche dei furti di neonati perpetrati in America Latina.

Aggiornamenti Twitter

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: