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Ricerca scientifica

La fisica della resurrezione

Il chimico Luigi Garlascelli analizza la relazione tecnica dell’Enea di Frascati secondo cui la Sindone non sarebbe un manufatto prodotto da un falsario nel Medioevo. Solo una fibra su centinaia di migliaia risponde alle caratteristiche desiderate. L’esperto del Cicap: «Non sembra un risultato tale da meritare tanto clamore»

Federico Tulli

Quando nel 2010 fu esposta al Duomo di Torino, la Sindone arrivò ad attirare in un giorno anche più di 50mila visitatori. A testimonianza che il business delle immagini sacre cattoliche non si arresta nemmeno quando l’evidenza scientifica e storica rivelano che di sacro c’è ben poco. Stiamo infatti parlando di un lenzuolo di lino che reca impressa un’impronta umana dalla tradizione religiosa attribuita a Gesù, ma che nel 1988 è stato datato a metà del XIV secolo dall’esame al radiocarbonio condotto nei tre migliori laboratori a livello mondiale, sotto il controllo del British Museum di Londra. Certo, non sarebbe fede se vacillasse di fronte a realtà incontrovertibili. Meno comprensibile, almeno a prima vista, è se a “vacillare” siano scienziati. È il caso di un’equipe dell’Enea di Frascati che ha pubblicato un rapporto tecnico dal titolo Colorazione simil-sindonica di tessuti di lino tramite radiazione nel lontano ultravioletto, in cui si escluderebbe la possibilità che la Sindone sia opera di un falsario medievale. Left ha chiesto lumi a Luigi Garlaschelli, docente di Chimica all’università di Pavia e responsabile delle sperimentazioni per il Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sul paranormale (Cicap), noto per aver riprodotto in laboratorio il telo che ai credenti evoca la Passione del Signore, confermando la tesi di un’operazione costruita a tavolino (vedi intervista su left 47/2009). «Un esame critico di questo rapporto deve considerare alcuni punti» spiega Garlaschelli. «Si tratta di un rapporto tecnico, non di un articolo scientifico in senso stretto; in più, afferma espressamente che “i contenuti tecnico-scientifici dei rapporti tecnici  rispecchiano l’opinione degli autori e non necessariamente quella dell’Enea”. Inoltre, gli autori si limitano a studiare le caratteristiche delle fibre di lino ingiallite che formano l’immagine sulla Sindone. Non si fa cenno, ad esempio, del fatto che fibre simili si trovino anche al di fuori dell’immagine». I tecnici hanno ottenuto una colorazione superficiale delle fibrille del lino molto simili alle “originali” con un laser che genera radiazioni ultraviolette. «Non si dice esplicitamente che la Sindone non può essere un falso (anche se l’ipotesi del falso è qualificata come “non ragionevole”) né tanto meno è stata riprodotta l’immagine» prosegue Garlaschelli. «D’altra parte, affermare che l’ipotesi di un falso è irragionevole, e anche che solo con un laser si ottiene una perfetta imitazione delle caratteristiche dell’immagine della sindone, implica evidentemente che radiazioni simili siano state emanate dal corpo di Cristo, fornendo una  spiegazione “miracolistica” come unica possibile, e iniziando a studiare – letteralmente -  la “fisica della resurrezione”». Garlaschelli sottolinea poi che i risultati della colorazione del lino con laser sono stati valutati principalmente ad occhio nudo, basandosi sulla colorazione dei fili dopo il trattamento, fino ad ottenere la “giusta” tonalità. Ma soprattutto, gli autori affermano di aver «analizzato al microscopio un migliaio di fibrille su un totale di circa mezzo milione di fibrille irraggiate». Tra queste, ne hanno trovata «una che si avvicina allo spessore di colorazione dell’immagine sindonica». Una sola fibra con le caratteristiche desiderate, su centinaia di migliaia, «non sembra certo un risultato tale da meritare tanto clamore» osserva l’esperto del Cicap, e conclude citando lo humour very british di Christopher Ramsey, dell’Università di Oxford, che eseguì la radiodatazione della Sindone nel 1988 collocandone la nascita tra il 1260 e il 1390: «Il fatto di avere ottenuto risultati simili con un laser ultravioletto, non significa che questo sia il solo modo nel quale un manufatto potrebbe essere stato fatto in origine».

left 1/2012

About Federico Tulli

Federico Tulli è un giornalista professionista. Autore di numerose inchieste sui mercati dei farmaci e del tabacco, sui finanziamenti pubblici alla ricerca scientifica, sulla tratta delle schiave del terzo millennio, sui "rapporti" e gli interessi che legano Stato e Chiesa cattolica solo per citarne alcune. Collaboratore del settimanale Avvenimenti e di Left che ne ha raccolto e rinnovato l’eredità, ha lavorato con diverse testate giornalistiche, tra cui l’agenzia stampa Il Velino, il mensile della cooperazione Ilaria e il quotidiano ecologista Terra. A ottobre 2010,per L'Asino d'oro edizioni, ha pubblicato il suo primo libro dal titolo "Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro".

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Nel libro l'autore ricostruisce la storia delle violenze sui bambini, che a partire dalla Grecia di Platone e Aristotele attraversano "indisturbate" 25 secoli. Indaga inoltre la matrice culturale di un crimine, quello compiuto da preti pedofili, che solo negli ultimi 70 anni ha provocato decine di migliaia di vittime in tutto il mondo. Il saggio si conclude con una serie di interviste a storici, scrittori, giornalisti, politici e psichiatri che approfondiscono da esperti i passaggi chiave dell'inchiesta giornalistica. La prefazione è dello storico Adriano Prosperi

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