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Vaticano

Pedofilia nel clero, è stato il giorno più lungo

In Olanda, Italia e Austria nuove denunce di violenze compiute da sacerdoti. Situazione tesa in Germania. La Santa sede all’Onu: «Chi ha sbagliato non ha scuse» di Federico Tulli

Austria, Olanda, Germania, Irlanda, Italia. Città del Vaticano. L’onda lunga delle denunce che stanno portando alla luce migliaia di violenze pedofile compiute negli ultimi 60 anni in Europa da preti e suore cattolici ha raggiunto ieri l’apice dall’inizio del 2010. Nell’arco della giornata, notizie di nuovi casi di abusi scoperti o denunciati nelle scuole gestite da uomini del Vaticano si sono alternate a frenetiche dichiarazioni delle gerarchie ecclesiastiche impegnate ad assicurare che ovunque sarà fatta chiarezza e saranno intraprese le misure necessarie per impedire altre violenze. In Germania, poi, si è arrivati sull’orlo del paradossale scontro diplomatico tra Santa sede e governo diretto dalla cristiano-democratica Angela Merckel. Non proprio i presupposti ideali per l’incontro che si svolge oggi in Vaticano tra il Papa e il presidente della Conferenza episcopale tedesca, Robert Zollitsch, per discutere degli scandali che hanno travolto nelle scorse settimane importanti istituti cattolici a Ratisbona, Essen, Monaco, Berlino e Magonza. Questa la fredda cronaca. I sacerdoti e religiosi che hanno commesso abusi sui minori «non hanno scuse» e la Chiesa si sta impegnando attivamente «per porre fine a questo serio problema». Così l’osservatore permanente presso le agenzie dell’Onu a Ginevra, monsignor Silvano Tomasi, è intervenuto all’incontro sui diritti dei bambini, nell’ambito della 13esima sessione del Consiglio dei diritti umani. Le parole di Tomasi venivano battute dalle agenzie proprio mentre dalla vicina Austria giungeva la notizia che tre preti cattolici del monastero di Kremsmuenster sono stati sospesi dalle funzioni sacerdotali per presunti abusi sessuali e maltrattamenti – avvenuti negli anni 80 – nei confronti di alcuni ragazzi della scuola gestita dal monastero. Uno dei tre religiosi, 75enne, ha ammesso le violenze. Più a nord, in Germania, la tensione tra la Chiesa locale e il governo Merckel è oramai altissima. Il progetto di legge governativo volto a tutelare maggiormente i minori nelle scuole sarà presentato al Parlamento tra pochi giorni. Ma ieri la questione è passata in secondo piano dopo che il vescovo di Ratisbona, Gerhard Mueller, ha attaccato la ministra della Giustizia tedesca, Sabine Leutheusser-Scharrenberger, accusandola di far parte di una sorta di massoneria che vuole depenalizzare la pedofilia e che quindi non avrebbe i titoli per criticare il Vaticano per l’atteggiamento “omertoso” tenuto di fronte allo scandalo degli abusi sessuali nella Chiesa cattolica tedesca. Passiamo in Olanda, dove le denunce di presunti casi nelle scuole cattoliche del Paese risalenti agli anni ‘50-’70, raccolte nell’inchiesta indipendente avviata dalla Chiesa locale, hanno toccato ieri quota 350. E poi in Italia, precisamente a Bolzano, dove un insegnante altoatesino, ha raccontato all’Ansa di un clima di intimidazione in un collegio, ricordando episodi vissuti quando aveva dai 12 ai 15 anni con il direttore del coro «che ripetutamente puniva i ragazzi con una frusta, colpendoli alle mani o al viso». Infine l’Irlanda. Nel ribadire l’intenzione di fornire la massima collaborazione alle autorità locali impegnate nelle indagini relative ai rapporti Ryan e Murphy (in cui sono stati rilevati migliaia di casi di violenza commessi nelle scuole cattoliche locali tra gli anni 50 e l’inizio di questo secolo) i vescovi irlandesi hanno emesso una nota in cui affermano di essere «consapevoli» che quanto finora dichiarato è solo «una parte di un processo a lungo termine di rinnovamento della Chiesa in Irlanda». Ancora nessuna notizia, invece, dell’attesa lettera pastorale di papa Ratzinger ai fedeli dell’isola britannica. Annunciata a dicembre scorso per la seconda metà di febbraio, potrebbe essere pubblicata entro la metà di marzo.

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Informazioni su Federico Tulli

Federico Tulli è un giornalista professionista. Collabora con numerosi periodici, tra cui “Left”, il settimanale uruguayano “Brecha” e “Latinoamerica” la rivista fondata e diretta da Gianni Minà. Sul web scrive per “MicroMega” e “Globalist”, la prima syndication italiana di giornalisti professionisti, ha ideato e dirige il magazine di divulgazione culturale e scientifica“Babylon Post”, è condirettore di “Cronache Laiche”. Cura da anni un blog, “Chiesa e pedofilia”, in cui sono raccolte notizie, inchieste e approfondimenti sui crimini pedofili nel clero cattolico. Con L’Asino d’oro edizioni ha pubblicato nel 2010 Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro, nel 2014 Chiesa e pedofilia, il caso italiano e nel 2015 Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos.

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Figli rubati – In libreria dal 25 settembre 2015

Il 12 febbraio 2015 è iniziato a Roma un importante processo per i crimini di lesa umanità subiti da 42 italiani sequestrati e uccisi nell'ambito del Piano Condor. Questo accordo segreto tra i governi e le polizie di sette Paesi del Sud America è stato realizzato tra gli anni Settanta e Ottanta fuori da qualsiasi alveo costituzionale per reprimere l'opposizione, facendo scomparire una intera generazione di giovani impegnati nella difesa dei diritti umani. Tra le parti civili del processo ci sono quattro quarantenni: furono rubati appena nati alle loro madri internate nei centri di tortura del 'Condor', e affidati a famiglie contigue ai regimi per essere educati secondo valori «occidentali e cristiani». La loro storia, insieme a quella dei 42 giovani desaparecidos italiani, è ricostruita nel nuovo libro-inchiesta di Federico Tulli, “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” in uscita per L'Asino d'oro edizioni
L'indagine dell'autore parte da Milano. Qui vivono i parenti di una ragazza scomparsa nel 1977, e ritrovata in maniera rocambolesca nel 2014, i cui nonni dopo aver saputo della sua nascita in un lager di Buenos Aires si rivolsero senza successo anche a Jorge Mario Bergoglio allora capo dei gesuiti argentini. Secondo Estela Carlotto, presidente delle Abuelas di Plaza de Mayo, che dopo 36 anni di ricerche ha ritrovato il nipote Guido, almeno 70 “figli rubati” vivono in Italia senza conoscere la propria storia e non si riesce a trovarli. Perché, come ricostruisce Tulli, le ali del Condor sono ancora aperte.
Nella prefazione l'avvocato paraguayano Martin Almada, Premio Nobel alternativo per la Pace 2002, racconta come ha scoperto nel 1992 ad Asuncion gli Archivi del terrore. Queste carte, circa 700mila documenti ammassati in una anonima caserma di polizia, negli anni hanno consentito a decine di tribunali di ricostruire parte della storia del Piano Condor. Grazie agli Archivi, il giudice spagnolo Baltazar Garzon riuscì a incriminare il dittatore cileno Augusto Pinochet, uno dei registi del Piano, e più di recente il pm Giancarlo Capaldo ha potuto istruire il processo in corso a Roma nell'Aula bunker di Rebibbia. Ma la via verso la Verità e la Giustizia, invocate dai sopravvissuti e dai familiari dei desaparecidos, è ancora lunga e tortuosa. Il 30 settembre scorso, Almada, al termine dell'Udienza generale in Vaticano, ha chiesto di persona a papa Francesco che la Santa Sede apra i propri archivi declassificando i documenti segreti riferiti al Paraguay, all’Argentina, al Cile, alla Bolivia, al Brasile e all’Uruguay.
Il ruolo ambiguo della Chiesa cattolica in queste tragiche vicende è ulteriormente evidenziato nella postfazione di Simona Maggiorelli: un'inchiesta sulla storia dei 300mila bambini rubati ai “sovversivi” nella Spagna franchista, e nei 20 anni successivi alla morte del dittatore fascista avvenuta nel 1975, all'interno di cliniche gestite da congreghe religiose. È qui che affondano le radici ideologiche dei furti di neonati perpetrati in America Latina.

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